Libano, ospedali mal attrezzati per l'ennesima ondata di coronavirus

L'aggravarsi della crisi economica in Libano accumula pressione sugli ospedali, mal attrezzati per affrontare l'ennesima ondata di coronavirus.
Già alle prese con la carenza di medicinali e l'esodo del personale all'estero, le strutture sanitarie del Paese devono ora fare i conti anche con ripetute interruzioni di corrente.
"Questa è la prima cosa che mette in pericolo l'ospedale - afferma Firass Abiad, dirigente dell'ospedale universitario 'Rafik Hariri' di Beirut - perché questi generatori, con l'enorme pressione esercitata su di loro, potrebbero smettere di funzionare.
Abbiamo anche un enorme onere nel continuare a trovare gasolio: il diesel è difficile da reperire in Libano in questo momento, ed è molto costoso".
Un paio di giorni fa, un centinaio di persone sono risultate positive al Covid all'arrivo all'aeroporto di Beirut, secondo i dati del ministero della Salute.
Anche i farmaci essenziali sono da tempo introvabili, mentre crescono i contagi: l'ultima ondata di Covid sta infliggendo il colpo di grazia ad un'economia già devastata.
Intanto, al Libano stanno arrivando aiuti da altri Paesi.
"La nave trasporta merci, anestetici, attrezzature mediche - dice Anne Grillo, ambasciatrice di Francia in Libano - respiratori e maschere per le istituzioni sanitarie del Paese e le forze di sicurezza".
Per chiudere, il ministro della Salute ha aperto un'inchiesta dopo la tragica morte di una bimba di dieci mesi, causa mancanza di un antipiretico in un ospedale di provincia.