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Il presidente Usa, tutti i segreti del potere dell'amministrazione più potente del mondo

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Dario Fabbri ha risposto alle nostre domande sul Deep State americano
Dario Fabbri ha risposto alle nostre domande sul Deep State americano   -   Diritti d'autore  Euronews
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Obiettivo Casa Bianca. La corsa a due è arrivata alle sue ultime falcate. Trump&Biden. Ormai sarebbe di troppo chiamarli con i rispettivi nomi di battesimo, (The) Donald e Joe.

Hanno lavorato sodo in una campagna elettorale storica. Perché? Oltre al Covid, c'è una crisi economica non irrilevante. Ma soprattutto, la corsa presidenziale 2020 segna il ritorno della politica, o meglio, della passione per la politica. La prova è che si prevede un afflusso alle urne senza precedenti negli Usa, di fatto già in corso perché le operazioni di voto sono già cominciate. Ne abbiamo parlato con Dario Fabbri, esperto di Usa e Medioriente della rivista italiana di geopolitica Limes.

Il duello tra Repubblicani e Democratici non era stato così combattuto da oltre una quarantina di anni. Un'epoca segnata dalla tecnocrazia, dove il dibattito tra le opposte fazioni era solo un dettaglio per animare le scelte di economisti orientati alla crescita perenne. Ma quella non c'è più, Wall Street è muta, e parlano gli organi dello Stato.

L'equilibrio dei poteri (checks and balances) tra istituzioni pubbliche potentissime "imperiali", all'interno, e l'equilibrio di potenza, all'esterno, tra Paesi che non hanno perso il gusto dell'egemonia.

Fabbri analizza le sfide che attendono il nuovo frontman dell'amministrazione più potente del mondo. Colui che guida flotte e dispone di pulsanti apocalittici. E scopriamo che non è un Imperatore, ma tutt'al più un abate civile, primus inter pares, in un groviglio di agenzie pubbliche potentissime.

Oltre al ben noto equilibrio dei poteri, il Capo dell'esecutivo e dello Stato Usa se le deve vedere con il Pentagono, la Cia, la Nsa, che sono oltretutto le potentissime mammelle finanziarie della "rivoluzione digitale".

Infatti i geek californiani che maneggiano miliardi di dollari indossando maglietta e scarpe da tennis (t-shirt e sneaker per i più giovani) in realtà ricevono fondamentali appoggi dal settore pubblico, spiega Dario Fabbri.

Quindi gli Usa sono retti dalla struttura Newtoniana creata dai Padri Fondatori con la Costituzione del 1787. Volevano una sorta di Doge illuminista, espressione di un'élite, una classe dirigente e non dominante. Almeno così si vedevano, e gli attuali leader si percepiscono tutt'oggi.

Eppure, dietro a questa magica architettura c'è una "tragedia", quella della politica estera statunitense. In cosa consiste? Gli Usa sono un impero riluttante. Anche quando non vorrebbero, come con Trump e Obama, sono costretti a muovere le loro legioni in giro per il mondo.

Un presidente al di là della retorica è costretto a tenere d'occhio la Cina, la Russia, la Turchia, il Medioriente e, ultima arrivata, la Germania. Eh sì, l'aquila domestica, secondo le agenzie di sicurezza Usa, torna a incutere un certo rispetto non solo sul piano economico.

Lo abbiamo visto in questi ultimi anni, qualsiasi Stato, anche il più mansueto, si può incanaglire all'improvviso e i grandi strateghi del cosiddetto "Stato profondo" (altro non è che l'insieme dell'amministrazione dello Stato) sono lì per prevedere se e quando questo potrebbe accadere. Basta una crisi economica, una pandemia e una grande migrazione di popoli.

Dario Fabbri ci svela gli arcani.