La cucina dei rifugiati. A Lione il Refugee Food Festival

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Cuochi arrivati in Europa cercando rifugio protagonisti delle giornate dedicate alla cucina del mondo. A Lione l'edizione 2020 del festival partito nel 2016 da Parigi

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Mor Faye ha lasciato il Senegal un anno fa, per trovare lavoro e offrire un futuro migliore ai suoi figli. È uno dei 240 rifugiati che finora hanno partecipato al Refugee Food Festival. E in questo ambito tiene un corso di cucina in un ristorante di Lione. "Stiamo preparando il riso col pesce, il tièbou dienne, come lo chiamiamo in Africa. E stiamo anche preparando del succo di baobab", spiega.

Una volta pronte, le portate saranno servite nel ristorante che ospita il corso. Un modo per regalare visibilità alle capacità culinarie dei rifugiati, ma anche di sensibilizzare i clienti alle loro

problematiche e ai loro percorsi.

Appoggiato dall’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR), il festival è nato a Parigi nel 2016. Da allora ha coinvolto più di 270 ristoranti in 19 città di tutto il mondo, come New York, Londra e, in Italia, Bologna. A causa del Covid, quest’anno si tiene soltanto in Francia (fino al 26 ottobre).

Fanny Borrot, Refugee Food Festival: Una gran parte dei rifugiati che hanno partecipato al nostro festival, oggi sono imprenditori e hanno creato un loro servizio di catering. Il festival ha dato loro la spinta necessaria per dirsi: Quello che cuciniamo piace. E così trovare quella fiducia in se stessi, che ha permesso loro di rompere gli indugi e aprire una loro attività".

E Mor lo conferma: "Credo che la partecipazione a questo festival mi aiuterà in diverse maniere. Stasera i clienti sono tutti soddisfatti. Credo quindi che mi aprirà davvero delle porte qui in Francia". Mor dà il suo numero di telefono a tutti i presenti interessati a gustare i suoi piatti e ad imparare a consocere la cucina africana. E la reazione della sala, lo lascia già ben sperare.

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