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La nuova rotta calda del Mediterraneo: sempre più libanesi in fuga in barca verso Cipro

Settembre 2020, Tripoli, Libano: Khaldoun Mohammad, 54 anni, libanese, mostra una foto del figlio, Mohammad Mohammad, scomparso in mare mentre cercava di arrivare a Cipro
Settembre 2020, Tripoli, Libano: Khaldoun Mohammad, 54 anni, libanese, mostra una foto del figlio, Mohammad Mohammad, scomparso in mare mentre cercava di arrivare a Cipro   -   Diritti d'autore  IBRAHIM CHALHOUB/AFP or licensors
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Una delle rotte migratorie del Mediterraneo più battute e meno conosciute è quella, via mare, tra Libano e Cipro. Anche qui, come accade in altre parti d'Europa, vengono denunciati respingimenti contrari al diritto europeo e internazionale.

Human Rights Watch accusa la Guardia Costiera cipriota di aver ricacciato in Libano centinaia di migranti senza permettere loro di fare domanda d'asilo.

L'accesso alla domanda d'asilo è un diritto fondamentale che dovrebbe essere sempre rispettato in Europa.

Unicef, Unhcr e Save the Children si sono dette preoccupate dall'aumento delle traversate che stanno trasformando quel tratto di mare nell'ennesimo cimitero del Mediterraneo. Tra luglio e metà settembre 2020 si sono contati 21 tentativi di raggiungere l'isola; nell'intero 2019 erano stati 17.

Su quelle barche però non ci sono più solamente palestinesi o siriani che scappano dalla guerra. Ci sono ora anche intere famiglie di libanesi in fuga dalla crisi economica, aggravata dall'esplosione al porto di Beirut e dalla pandemia di Covid-19.

Le Nazioni Unite stimano che il 55% della popolazione libanese sia ormai in situazione di povertà o estrema povertà.

Cipro dista circa appena 100 miglia (185km) dalla costa nord del Libano - meno rispetto al tratto di mare che divide Tripoli e Lampedusa (180 miglia).

Shabia Mantoo, portavoce di Unhcr, conferma a Euronews che "da marzo riceviamo rapporti sulla tendenza della polizia cipriota ad intercettare le imbarcazioni prima che entrino nelle acque territoriali".

"Abbiamo sottolineato che i pushback, i respingimenti, sono contari al diritto internazionale, e chi vuole fare richiesta d'asilo dovrebbe poterlo fare. Tra le persone respinte potrebbero esserci individui che hanno bisogno di protezione internazionale", aggiunge Mantoo.

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Suad Mohammad, 27 anni, moglie del migrante siriano Shady Ramadan, mostra al fotografo AFP la foto del marito, scomparso in mare mentre cercava di arrivare a CiproIBRAHIM CHALHOUB/AFP or licensors

Collaborazione Cipro-Libano per rimpatriare i migranti

Ad inizio ottobre, le autorità cipriote e libanesi hanno riaffermato l'impegno a collaborare per far rientrare in Libano le imbarcazioni che cercano di raggiungere le coste cipriote. I libanesi cercheranno di intercettare più imbarcazioni, e i due paesi chiederanno un maggior supporto all'agenzia europea Frontex.

Il maggiore generale Abbas Ibrahim, un alto funzionario del Ministero degli Interni libanese, e il ministro degli interni cipriota, Nicos Nouris, hanno ribadito che tutti i migranti che tentano di raggiungere Cipro in barca saranno rimpatriati.

Le autorità cipriote ripetono che l'isola non ce la fa a gestire altre richieste di asilo. Human Rights Watch ha denunciato casi di violenze e tattiche coercitive da parte della Guardia Costiera cipriota per costringere i barconi a fare marcia indietro.

Al momento di scrivere, il ministero degli interni di Cipro non ha risposto alla richiesta di commento da parte di Euronews, ma in altri momenti il governo cipriota ha ribadito che i suoi funzionari hanno agito legalmente e in linea con le direttive europee. "Tutti i migranti sono stati rimpatriati in Libano in condizioni di sicurezza e sotto scorta della polizia cipriota", scrive l'agenzia AP.

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Una motovedetta della polizia marittima di Cipro soccorre dei migranti al largo della costa sud-orientale dell'isola mediterranea, vicino a ProtarasPetros Karadjias/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Cipro è il paese europeo che in proporzione ospita più richiedenti asilo

Nel 2019, la Repubblica di Cipro è stata per il terzo anno consecutivo il paese UE con il più alto numero di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione e ha più volte fatto appello al principio della solidarietà europea per la redistribuzione dei migranti.

Sull'isola sono presenti 32mila tra rifugiati e migranti in attesa di una decisione da parte delle autorità. Si tratta di un numero relativamente alto in rapporto alla popolazione della Repubblica, ovvero circa il 4% (su 875mila residenti). A titolo di paragone, questa percentuale è del 2.4% in Germania, il paese che ospita più rifugiati e richiedenti asilo in Europa.

Tra il 2017 e il 2019 le richieste di asilo a Cipro sono triplicate, passando da quasi 4.500 a circa 13mila. In maggioranza siriani, ma anche georgiani, indiani e bengalesi.

Nazionalità a cui si aggiungono ora i libanesi. "Un segnale di quanto sia severa la crisi che sta affrontando il Libano", scrive in un comunicato Bill Frelick, direttore del dipartimento migrazioni di Human Rights Watch.

Il destino di chi riesce a mettere piede in Libano

L'agenzia Reuters racconta la storia di Mohammad Ghandour, 37 anni, migrante libanese che ha trascorso 28 ore alla deriva in mare con moglie, figli ed altri parenti.

Hanno toccato terra vicino alla località balneare di Larnaca e sono stati trattenuti in un campo profughi per diversi giorni. Non ha potuto presentare richiesta formale di asilo prima di essere rispedito in Libano. "Non pensavo che ci avrebbero rimandato indietro", ha detto Ghandour. "Avrebbero dovuto lasciarci morire in acqua". Sarebbe stato meglio che tornare qui".

Sebbene il Libano non sia in guerra e le difficoltà economiche non siano riconosciute tra i validi motivi per fare richiesta di asilo, secondo Frelick le molteplici crisi che il Libano sta affrontando potrebbero porre molti dei suoi abitanti di fronte a gravi minacce.

Alcuni di essi potrebbero avere le carte in regola per ottenere lo status di rifugiato per paura di persecuzioni individuali.

Bloccato nella no man's land: la storia grottesca di Omid

A settembre, l'agenzia AFP ha raccontato la storia di un cantante iraniano, Omid Tootian, costretto a vive nel limbo tra le due Cipro - nella zona cuscinetto di Nicosia, l'ultima capitale del mondo ancora separata da un muro.

"Non posso andare né da una parte né dall'altra. Sono bloccato a metà strada".

Tootian è prigioniero della terra di nessuno che separa la parte settentrionale e meridionale di Cipro, un'isola divisa dal 1974.

Arrivato nell'autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solamente dalla Turchia, si è mosso verso sud, cercando di chiedere asilo nella Repubblica di Cipro, parte dell'Unione europea.

Ma una volta raggiunta la linea verde, la zona cuscinetto lunga 180 chilometri che taglia l'isola ed è pattugliata dalle forze di pace delle Nazioni Unite, gli è stato negato l'ingresso. Tootian si è rifiutato di tornare nella parte nord, temendo per la sua incolumità, e così casa sua è diventata quella porzione di terra di poche centinaia di metri che fa da cuscinetto tra i due territori.

"Non so perché non abbiano approvato la mia domanda, ma credo sia per via del coronavirus", ha detto intervistato al centro comunitario della Casa della Cooperazione pro-unificazione.

É autore di canzoni molto critiche nei confronti del regime iraniano e teme di essere rispedito a Teheran se dovesse rimettere piede in territorio turco.

"La Turchia non è più un Paese sicuro per me perché il regime turco è vicino all'Iran", ha aggiunto.

A luglio, tre iraniani sono stati condannati a morte dalla repubblica islamica. Due di loro erano inizialmente fuggiti in Turchia e, secondo una Ong iraniana, le autorità turche avevano collaborato con quelle iraniane per effettuare il rimpatrio.

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Il cantante iraniano Omid Tootian, 46 anni, nella sua tenda nella zona cuscinetto controllata dall'ONU nella capitale cipriota Nicosia, il 23 settembre 2020, dove è bloccato.MARIO GOLDMAN/AFP or licensors

Le normative europee e internazionali vietano a Cipro di espellere un richiedente asilo finché la sua domanda non è stata esaminata, e finché non è stata presa una decisione finale a cui il migrante può appellarsi.

Il portavoce della polizia cipriota Christos Andreou ha detto ad AFP che "non è responsabilità della polizia" decidere chi può entrare nella Repubblica di Cipro. "Seguiamo le istruzioni del Ministero degli Interni", diramate "a causa della pandemia".

Secondo il ministero, "tutte le persone che vogliono attraversare la frontiera devono presentare un test Covid-19 negativo, effettuato nelle ultime 72 ore".

Tootian sostiene di averlo fatto, invano.

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All'interno del campo profughi di Kokkinotrimithia, nei pressi di Nicosia, Cipro, martedì 3 marzo 2020Petros Karadjias/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

KISA, una Ong locale che offre sostegno ai migranti, accusa il governo cipriota di "aver usato la pandemia per limitare i diritti umani fondamentali".

Una portavoce dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati a Cipro, Emilia Strovolidou, ha ribadito che "ci sono altri mezzi per proteggere allo stesso tempo sia i richiedenti asilo che la salute pubblica, come test all'arrivo e misure di quarantena".