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I migranti dell'Alan Kurdi guardano Tavolara in attesa dell'Europa

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I migranti dell'Alan Kurdi guardano Tavolara in attesa dell'Europa
Diritti d'autore  Joris Grahl / sea-eye.org / AFP
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Soffia ancora un forte vento di maestrale a Olbia dove sono stati ultimati i tamponi ai 125 migranti della Alan Kurdi fatta attraccare nel porto della città sarda venerdì.

I migranti sono risaliti a bordo, solo una volta che sarà reso noto l'esito del test, potrà partire il piano di smistamento secondo quanto previsto dalla prefettura di Sassari. Solo 25 persone dovrebbero rimanere in Sardegna, mentre gli altri saranno destinati ad altri Paesi europei. L'equipaggio della nave, invece, rimarrà 14 giorni in quarantena.

La nave della Ong Sea Eye, nei giorni scorsi, stava per fermarsi ad Arbatax per evitare la violenta ondata di maltempo che stava per abbattersi sul Meditarraneo ma l’Ogliastra non era nelle condizioni di affrontare l’emergenza e il Viminale ha disposto il cambio di rotta verso le coste galluresi per raggiungere il porto di Olbia.

La rabbia di Christian Solinas

“Una decisione presa dal Governo senza consultare la Regione Sarda – commenta il presidente della Regione, Christian Solinas -, alla quale si chiede un ulteriore sacrificio oltre a quelli determinati dai continui sbarchi sulle coste del Sulcis. La concessione dello sbarco nel porto di Olbia ai 125 immigrati a bordo della nave Ong, dopo il diniego del governo francese, non è da me condivisa. Non si comprende il vero motivo del cambio di destinazione e meno ancora quello dello stazionamento davanti alle coste sarde, anche alla luce del decreto del 7 aprile con cui si è di fatto disposta la chiusura dei porti italiani – spiega Solinas - Nella totale incertezza sulla percentuale di coloro che saranno reindirizzati verso altri paesi europei, e sui tempi con i quali si procederà, si impone dunque – dice il governatore – un nuovo onere sulla Sardegna e su uno scalo portuale non adeguato e attrezzato per fronteggiare una simile emergenza dagli incerti contorni, anche sanitari”.

Patto europeo da rivedere

Il patto messo a punto a Bruxelles viene criticato dalla stessa Ong tedesca che per bocca di un suo attivista Kai Echelmeyer non fa sconti : "Non è una soluzione, viola il principio di solidarietà e dà la possibilità ai paesi che lo vogliano di rifiutare il ricollocamento.

In Italia dovrebbero rimanere solo 25 dei migranti a bordo della Alan Kurdi, imbarcazione che nei giorni scorsi aveva effettuato tre interventi di soccorso al largo della Libia. Subito dopo la Alan kurdi, dicono dalla Ong, ha contattato i Centri di coordinamento del soccorso marittimo di "Italia, Malta, Germania e Francia, nonché il ministero degli Esteri tedesco", chiedendo un porto sicuro, "ma nessuno di loro ha risposto".