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La vicenda dei pellegrini hassidici bloccati a frontiera a Kiev

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Sembra esserci una svolta per i pellegrini ebrei bloccati al confine ucraino-bielorusso. Centinaia di loro stanno lasciando la zona, almeno secondo quanto riferito da fonti locali.Duemila ebrei ultra ortodossi, in gran parte israeliani, e tra cui molti bambini, sono bloccati da giorni alla frontiera fra Bielorussia e Ucraina dopo che le autorità di Kiev avevano negato loro l'ingresso a causa delle restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus.

Haim Hasiim è un membro della comunità ebraica di Uman. "Come potete vedere qui vengono rispettate tutte le restrizioni richieste dalla legge, fa notare un membro della comunità ebraica di Uman. Speriamo che il confine venga aperto e che i nostri fratelli che ci possano raggiungere e possano venire qui.”

Arrivati soprattutto da Israele, ma anche da Francia, Regno Unito e Usa, questi religiosi vorrebbero raggiungere la città ucraina dove si trova la tomba del rabbino Nachman di Breslov, fondatore del chassidismo. "Con le celebrazioni del Capodanno a Uman possiamo davvero cambiare il mondo in modo positivo. E forse anche trovare una soluzione al problema della pandemia. Nachman sta aiutando tutti", fa notare Mcheshin Cheshin un rabbino di Gerusalemme. Il pellegrinaggio si svolge tutti gli anni per la festa di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico, che inizia al tramonto di venerdì.

Ogni anno questi pellegrini, che appartengono a una grangia dell'ebraismo più radicale, si recano sulla tomba di Uman, dove è sepolto il venerato rabbino. Intanto le autorità di Kiev hanno accusato la Bielorussia di Alexander Lukashenko del deliberato tentativo di aumentare le tensioni, facendo credere che il confine dell'Ucraina è aperto a tutti gli stranieri, senza rispetto delle norme anti coronavirus.