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Referendum, dissidenti 5 Stelle: "Ecco le ragioni del nostro No"

Dettaglio dell'emiciclo, Montecitorio
Dettaglio dell'emiciclo, Montecitorio   -   Diritti d'autore  Andrew Medichini/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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"La mia esperienza di cittadina prestata alla politica si concluderà con la legislatura in corso; ma combatterò fino all’ultimo perché nel mio paese non si realizzi quella forma di oligarchia che già si annida nel sottobosco dei partiti".

Così, alla vigilia del referendum che tra qualche giorno porterà gli italiani a esprimersi in merito alla riduzione dei parlamentari, parla Rina De Lorenzo, deputata tra le più convinte e battagliere in quel gruppo, nemmeno troppo sparuto, che all'interno del Movimento 5 Stelle ha deciso di sfidare la corrente su uno dei temi più sentiti tra eletti ed elettori.

Parole, le sue, che in un attimo spazzano via l'accusa - gettonatissima in questi giorni - di attaccamento alla poltrona. "In questo paese, ormai, il dibattito politico è affidato sempre più spesso alla violenza verbale e al tifo da stadio veicolato dai meme sui social network" ha spiegato De Lorenzo in un recente evento trasmesso in streaming sulle ragioni del no. "Ma in discussione adesso c'è la volontà dei nostri padri costituenti. E ridurre il tutto a una questione di costi e risparmi significa banalizzare e semplificare concetti che sono molto più ampi e nobili, e che attengono al valore della libertà e della democrazia".

Pattuglia dissidente

Come accadde per l'intero Movimento all'epoca del referendum che nel 2016 segnò la fine del governo Renzi, quella dei 'dissidenti' pentastellati si presenta soprattutto come una pattuglia "costituzionalista".

"I numeri attuali - ha dichiarato De Lorenzo - non sono certo nati dalla fantasia dei legislatori di allora, ma riguardavano esigenze reali di funzionalità che oggi, se vogliamo, sono ancora maggiori, perché noi viviamo una sorta di bulimia dovuta alle infinite leggi e provvedimenti fatti di decine di migliaia di articoli, commi, ed emendamenti".

I giornali riferiscono di una ventina di parlamentari confluiti su questa linea: ma c'è chi, come Danilo Toninelli, s'è subito riallineato alla maggioranza del Movimento, parlando di una "becera speculazione".

Eppure, la frattura sul tema esiste: a dar battaglia, in questi giorni, con De Lorenzo, sono soprattutto il pescarese Andrea Colletti, il cagliaritano Andrea Vallascas, la nuorese Maria Lapia ed Elisa Siragusa, unica pentastellata eletta nella circoscrizione estero.

Tutti provenienti da territori che si ritroverebbero fortemente penalizzati dall'approvazione di una riforma che, secondo Colletti, per non poche regioni italiane aprirebbe un vero e proprio vulnus di rappresentanza.

"Di fatto - ha dichiarato il deputato - si finirebbe per sovra-rappresentare alcuni territori a danno di altri. Mi riferisco in particolar modo alle regioni a statuto speciale come il Trentino Alto Adige, di cui fanno parte province autonome di Trento e Bolzano, le quali, per via di un accordo siglato tra la Lega e il Sudtiroler Volkspartei, oggi devono essere rappresentate da un numero fisso di senatori".

Se il "sì" dovesse passare, dunque, "ci si ritroverebbe di fronte al paradosso per cui un cittadino di Trento e Bolzano varranno il doppio rispetto a un abruzzese, un sardo, un marchigiano o un calabrese, nonostante queste regioni abbiano un numero di abitanti decisamente maggiore" precisa Colletti. "E di fatto, in senato, laddove si fanno davvero nascere e cadere i governi, le minoranze di lingua tedesca che già adesso possono spesso fungere da ago della bilancia si ritroverebbero ad avere un potere contrattuale ancora maggiore".

Lista di proscrizione

Se ne parla parecchio, ultimamente, di questa pattuglia dissidente all'interno del Movimento. Al Corriere del Mezzogiorno De Lorenzo ha raccontato senza mezzi termini di essere finita "tra i proscritti" dopo il suo sostegno al no.

Trovo davvero sospetta questa improvvisa campagna per il NO degli esponenti della Lega. Lo dico da sostenitrice del NO,...

Publiée par Elisa Siragusa sur Jeudi 17 septembre 2020

Laureata in giurisprudenza, classe 1965, insegnante con una lunga militanza nei sindacati di base della scuola, la deputata parla di "una vera e propria caccia alle streghe" partita sui social nei confronti di quanti si sono opposti al taglio dei parlamentari.

C'è poi quell'accusa, che nei discorsi del gruppo tende a ritornare spesso, secondo la quale l'approvazione della modifica costituzionale segnerebbe l'inizio di una strisciante oligarchia nel Belpaese.

"Bisognerebbe chiedersi - ha detto Colletta in una conferenza web lo scorso martedì - come mai il taglio dei parlamentari fosse nel programma del Partito democratico quanto in quello della Lega. L'idea di Renzi era restringere la rappresentanza popolare alle segreterie di partito".

"E in fondo, anche ora, cosa implicherebbe un taglio del 30 per cento?" si chiede il deputato. "Significherebbe avere meno parlamentari, ognuno dei quali dovrà rappresentare una popolazione e dunque una fetta di territorio maggiore, allontanando ciascuno dal proprio territorio di riferimento".

"Unitamente a questo - continua - il fenomeno delle liste bloccate, la mancanza delle preferenze, implica che, oltre a tagliare la rappresentatività, ossia la rappresentanza popolare che discende dal rapporto tra elettore ed eletto, si finirebbe per dare un potere troppo forte alle segreterie di partito. In questo modo, poche persone nelle segreterie potranno nominare tutti i parlamentari, che non saranno neanche più rappresentativi di uno specifico territorio".

"Si parla insomma - chiosa De Lorenzo - di creare una sorta di oligarchia. L'obiettivo in fondo è questo. Ed è a questo che ci opponiamo con il nostro rifiuto".