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Libano, dopo l'esplosione di Beirut si torna a emigrare

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Libano, dopo l'esplosione di Beirut si torna a emigrare
Diritti d'autore  Hussein Malla/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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La tragedia del 4 agosto che ha devastato Beirut spinge molti libanesi a prepararsi a lasciare il paese. Oltre agli ingenti danni materiali. l'esplosione dei depositi di ammoniaca al porto ha causato un clima psicologicamente molto difficile, in un paese in cui la corruzione e il clientelismo sono fenomeni ormai endemici.

Per tanti la prospettiva più sensata è quella dell'emigrazione. "Dopo 15 o 16 anni di studi per la laurea e la specializzazione ci siamo ritrovati senza risorse, e l'esplosione alla fine ci ha convinti a lasciare il paese", spiega Bernard Nasr, un medico della capitale. "Ogni esponente politico è responsabile degli ultimi trent'anni. Vogliamo per i nostri figli un paese pacifico, dove possano vivere in sicurezza", aggiunge la moglie, Doris Elia.

Secondo una ricerca, dal 4 agosto il numero di passeggeri in partenza dall'aeroporto della capitale è aumentato del 36 per cento. E sul web la ricerca di informazioni collegate al termine emigrazione raggiunge il picco. "Non posso investire qui, è molto rischioso investire in talento, in progetti e in tutto il resto. In più è difficile a livello psicologico. Ogni giorno ci svegliamo con un nuovo problema. Tutti i miei amici stanno facendo lo stesso, riempiendo moduli per l'emigrazione", dice Rana Mousallem, arredatrice.

In questo clima di scarse speranze risuona il messaggio lanciato dal presidente francese Macron alla classe politica libanese nella sua seconda visita dopo l'esplosione: per ottenere gli aiuti internazionali sono necessarie coraggiose riforme politiche. Nella tabella di marcia che Macron ha offerto come base al futuro governo, si prevede il riavvio di colloqui col Fondo monetario internazionale, il miglior controllo della Banca ce ntrale, e la ristrutturazione dei servizi di base.

Resta da vedere come i dirigenti libanesi accoglieranno l'invito del presidente della Francia, paese che ha controllato il Libano militarmente fino al 1946. "Il presidente Macron, esercitando una pressione internazionale coordinata e insistendo per ottenere risultati concreti, sta giocandosi il proprio capitale politico. Ha annunciato un nuovo viaggio in Libano per dicembre, e puo contare su una diplomazia che conosce molto bene il paese e i suoi abitanti", spiega Lamia Moubayed, politologa.

Un paese che conosce l'emigrazione. Si stima che i libanesi nel mondo siano più del triplo della popolazione rimasta nel paese. E qui, sopravvissuta all'esplosione, c'è la statua dedicata agli emigranti libanesi, un omaggio purtroppo solo simbolico a quanti si sono messi in viaggio.

Lea Fayad: "La fuga di cervelli sta svuotando il Libano del talento di cui ha bisogno per la ricostruzione. Se la tendenza continua, gli esperti avvertono che il futuro del paese sarà cupo".