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La diplomazia tedesca tenta di spegnere le scintille di guerra fra Atene e Ankara

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La diplomazia tedesca tenta di spegnere le scintille di guerra fra Atene e Ankara
Diritti d'autore  Euronews   -   Exercices militaires en Méditerranée orientales
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Solo i più attenti osservatori delle criticità mediterranee avrebbero immaginato un repentino scenario di tensione alle stelle fra Grecia e Turchia. E le prospettive preoccupano: una guerra nel Mar Egeo sancirebbe la fine della Nato con la Turchia che finirebbe fra le braccia di Mosca con l'inevitabile smobilitazione delle basi militare statunitensi in Anatolia. Com'è noto il 75% dei proventi russi, derivanti dal commercio marittimo, passano dall’Egeo quindi gli interessi di Mosca nella regione più che capitali sono vitali.

Il febbrile lavoro della diplomazia tedesca

Il responsabile della diplomazia tedesca Heiko Maas, il cui paese è presidente di turno dell'Ue, è in piena mediazione fra Atene e Ankara. Nella conferenza stampa a conclusione della sua visita ad Atene Maas è stato molto chiaro: "La situazione attuale nel Mediterraneo orientale è tale che qualunque scintilla è in grado di provocare una catastrofe che non interessa a nessuno, si creerebbe un confronto militare tra partner della NATO che sono vicini di casa. Vogliamo fare ogni sforzo per disinnescare questa minaccia".

La Grecia confortata dall'Europa

Anche le battute del responsabile della diplomazia ellenica sono state concise. Per Nikos Dendias "La Grecia difenderà la sua sovranità e i suoi diritti sovrani in nome della legge. La Grecia difenderà i suoi confini nazionali ed europei, la sovranità e i diritti sovrani dell'Europa".

Una quiete apparente

Dopo alcuni giorni di quiete, seguiti all’annuncio di Erdogan di sospendere le trivellazioni nel Mediterraneo (su precisa richiesta della Germania), la situazione è precipitata con l’accordo sulla giurisdizione marittima tra Grecia ed Egitto, siglato in risposta all’intesa dello scorso novembre tra Ankara e Tripoli. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha affermato che qualsiasi dialogo non deve includere pre-condizioni greche.

"Se la Grecia fa dichiarazioni in difesa dei suoi diritti, o condurrà esercitazioni nel Mediterraneo orientale, o se farà passi falsi - ha detto Mevlut Chavusoglou in un analogo incontro col ministro degli esteri tedesco - la Turchia è pronta a fare tutto ciò che si deve fare senza esitazione.

Pertanto martedì, la Grecia ha effettuato esercitazioni navali nel Mediterraneo orientale. Il Ministero della Difesa di Cipro ha dichiarato che Francia, Italia e Grecia si uniranno a loro in un'esercitazione militare aerea e marittima di tre giorni. Turchia e Grecia erano giunte sull'orlo di una guerra guerreggiata intorno alla metà degli anni '70 per ragioni in parte analoghe a quelle odierne e sempre sui diritti della loro proiezione sul Mar Egeo.

Le tappe del dissidio

Il 27 novembre 2019, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il capo del governo libico di unità nazionale (GNA) Fayez al-Sarraj avevano concluso un accordo di delimitazione marittima a Istanbul, che consente ad Ankara di far valere diritti su vaste aree nel Mediterraneo orientale, nonché un accordo di "cooperazione militare e di sicurezza". Quest'ultimo consentirebbe ad Ankara di rafforzare il proprio sostegno armato al GNA contro le forze di Khalifa Haftar, l'uomo forte della Libia orientale.

Ma è stato soprattutto l'accordo di delimitazione marittima a suscita clamore. L'8 gennaio 2020, Cipro, Egitto, Francia e Grecia hanno sottolineato che questo accordo "che mina i diritti sovrani di Stati terzi, non è conforme alla legge del mare e non può comportare conseguenze legali". Sono così state condannate le trivellazioni effettuate dalla Turchia al largo di Cipro.

Le trivellazioni turche

La Turchia, il cui esercito occupa il terzo settentrionale dell'isola, negli ultimi mesi ha inviato tre navi di perforazione al largo di Cipro, nonostante il monito di Unione Europea e USA. A dicembre Ankara ha schierato un primo drone armato nella parte settentrionale di Cipro. Il 10 giugno si è opposta al controllo da parte di una missione navale dell'UE di una nave mercantile sospettata di violare l'embargo delle Nazioni Unite sulle consegne di armi alla Libia. Il giorno seguente, navi da guerra e aerei da combattimento turchi hanno effettuato manovre su larga scala nel Mediterraneo orientale. Il 17 giugno Parigi denuncia il comportamento "estremamente aggressivo" della Turchia nei confronti di una fregata francese impegnata in una missione Nato nel Mediterraneo durante un tentativo di controllo di una nave mercantile sospettata di trasportare armi in Libia.

Le navi turche che assicuravano protezione al mercantile hanno poi "illuminato" tre volte la fregata Courbet coi loro radar, come registrato dalla marina francese. La Turchia ha respinto le accuse "infondate" di Parigi. Il 1 ° luglio, la Francia si è temporaneamente ritirata dall'operazione di sicurezza marittima della NATO.

Il colpo di scena del 6 agosto

Il 6 agosto Egitto e Grecia firmano l' accordo che delimita i loro confini marittimi. L'accordo autorizza i due paesi "ad andare avanti traendo ciascuno il massimo beneficio dalle risorse disponibili nella zona economica esclusiva (ZEE), in particolare le riserve di petrolio e gas", come indicato dal ministro degli affari egiziano. Un accordo che per la Turchia è nullo tanto che il 7 agosto, Erdogan annuncia la ripresa della ricerca turca sugli idrocarburi, una settimana dopo la loro sospensione per iniziare i negoziati con Atene. Il 10 agosto Ankara invia una nave per la ricerca sismica in un'area rivendicata dalla Grecia, suscitando rabbia ad Atene e preoccupazione nell'UE.

La Francia manda le sue forze

Il 13 agosto Parigi sostiene di aver dispiegato "temporaneamente" due caccia Rafale e due navi della Marina nel Mediterraneo orientale. Il 19 agosto , una fonte militare greca indica che una fregata turca e una nave greca si sono scontrate la settimana precedente nel Mediterraneo orientale, confermando quanto riportato dalla stampa. Il quotidiano greco Kathimerini aveva pubblica la foto di una fregata turca danneggiata. Il presidente Erdogan definisce "pirateria" le attività dei paesi contrari alla Turchia nel Mediterraneo. Il 21 ha annunciato che Ankara avrebbe accelerato la sua ricerca di idrocarburi con il dispiegamento alla fine dell'anno della nave di perforazione Kanuni.