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Vaccino made in Italy, test al via. Possibile sperimentazione anche in Sud America

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Istituto Spallanzani di Roma
Istituto Spallanzani di Roma   -   Diritti d'autore  ANDREAS SOLARO/AFP or licensors
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Passa in secondo piano ma è la vera, buona notizia. Nel giorno dell'avvio dei test per il vaccino italiano contro il coronavirus, messo a punto dall'azienda ReiThera, lo staff medico dell'Istituto Spallanzani di Roma preannuncia la possibilità che il farmaco venga testato in una seconda fase altrove, in Sud America, perché in Italia - ed è la buona notizia - il virus sembra meno aggressivo, verosimilmente per una carica virale ridotta.

In ogni caso, il processo per la validazione del farmaco è iniziato: sono 90 i volontari - selezionati tra 5mila candidati, tutti in perfetta salute - a cui sarà inoculata la prima dose di vaccino. La prima inter pares tra i volontari è una donna di 50 anni.
Se non ci saranno intoppi, il vaccino potrebbe essere commercializzato in primavera. L'azienda ha una capacità produttiva di milioni di dosi e ha annunciato che darà la priorità all'Italia per la distribuzione.

L'approccio alla corsa al vaccino è autarchico: per arrivare prima, ma soprattutto per non restare sprovvisti. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani, dice: "Avere un vaccino italiano, fatto in Italia, significa che non saremo schiavi o servi di altri Paesi che diranno 'prima noi'.

L'azienda ReiThera ha iniziato a lavorare sul vaccino a gennaio con fondi propri. Per la fase di messa a punto ha speso intorno ai 5 milioni, ma per portare avanti le sperimentazioni ha ricevuto sostegno dalla Regione Lazio (5 milioni) e dai ministeri della Salute e dell'Università (3 milioni).
"Il vaccino italiano sarà pubblico e a disposizione di tutti coloro che ne avranno bisogno" ha detto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, salutando l'inizio delle sperimentazioni.