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Bielorussia: decimo giorno di proteste, compleanno in cella per Tikhanovsky

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AP Photo   -   Diritti d'autore  Sergei Grits/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Ennesima manifestazione di protesta in Bielorussia, nella circostanza davanti al carcere di Minsk, dove è detenuto l'ex candidato alla presidenza bielorussa, Sergei Tikhanovsky.

L'occasione è lecita per dare manforte agli operai di tutto il Paese, molti dei quali in sciopero e giunti ormai al decimo giorno di palese dissenso contro Alexander Lukashenko.

In un video, la moglie di Tikhanovsky, candidata in seguito al suo arresto, ribadisce che il consorte trascorre il compleanno in prigione accusato di "un crimine che non ha commesso".

"Tutta questa lampante ingiustizia e illegalità - dice Svetlana Tikhanovskaya - ci mostra come funziona questo sistema in decomposizione, in cui una sola persona controlla tutto.

"Mio marito e altri prigionieri politici sono in prigione; ma lui non si piegherà, farà di tutto per vivere nel proprio Paese tutta la vita: buon compleanno, Sergei!".

Il Presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, afferma che il Paese potrebbe avere nuove elezioni presidenziali solo dopo aver approvato una versione modificata della Costituzione.

Ai più, l'ultima esternazione presidenziale in ordine di tempo pare un poco velato tentativo di guadagnare tempo, nel bel mezzo di una crescente crisi politica e di una dilagante costestazione popolare.

Via agli scioperi

In Bielorussia scattano gli scioperi di massa: un gran numero di lavoratori, che si sta riunendo in comitati, ha protestato all'arrivo in elicottero da parte del Presidente, in visita presso una fabbrica di trattori.

"Nuove elezioni sono fuori questione', ha tuonato Lukashenko, apostrofato con una serie di 'boo' dalla folla, tutt'altro che calorosa.

Nel frattempo, in un video, la sfidante alla presidenza bielorussa, Svetlana Tikhanovskaya, rifugiatasi in Lituania, si dice pronta a guidare il Paese.

In un tweet, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha convocato per mercoledì in videoconferenza un vertice comunitario dei leader, al fine di discutere la situazione in Bielorussia.

Contestazioni presidenziali

Un fiume di persone contro Lukashenko, un migliaio scarso per il contestato presidente, molti costretti dietro minaccia di perdere il lavoro. Manifestazione e contromanifestazione. Trascorre cosi, la domenica a Minsk, la capitale della Bielorussia.

Putin, l'amico-rivale, ha detto sì

È anche una sfida di bandiere: i sostenitori di Alexander Lukashenko - in piazza Indipendenza - sventolano l'attuale bandiera rossoverde della Bielorussia.
E anche la bandiera della Russia di Vladimir Putin, sebbene i rapporti tra il Cremlino e Lukashenko non siano idilliaci visti i tentativi di avvicinamento a Bruxelles, degli scorsi anni, da parte di Minsk.

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La bandiera rossoverde della Bielorussia, in uso dal 1995.Sergei Grits/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Il raduno filogovernativo arriva dopo giorni di grandi manifestazioni dell'opposizione, che chiedono le dimissioni dello "Zar di Minsk", accerchiato dalle proteste dopo le elezioni - considerate "farsa" - della scorsa settimana. Alla manifestazione pro-Lukashenko c'erano molti dipendenti pubblici costretti a partecipare dietro la minaccia di perdere il lavoro.

Lo stesso Lukashenko ha fatto capolino dal suo palazzo presidenziale, non lontano da Piazza Indipendenza, per salutare e ringraziare i suoi sostenitori.

Le elezioni sono valide. Non si può falsificare l'80 percento dei voti. Se perdete il vostro primo presidente, sarà l'inizio della fine.
Lukashenko dal palco
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Lukashenko fa il segno di vittoria.Dmitri Lovetsky/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Putin, intanto, ha accettato la richiesta d'aiuto per assicurare sicurezza e ordine pubblico, in caso di necessità.

L'assistenza potrebbe anche essere militare, in virtù di un accordo di mutuo sostegno tra le due ex repubbliche sovietiche firmato negli anni '90.

A Minsk domina, tuttavia, il bianco e rosso della prima bandiera della Bielorussia indipendente, simbolo del movimento di protesta, già utilizzata in due momento di libertà del paese, nel 1918 e nel 1944.

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La vecchia bandiera biancorossa della Bielorussia, esibita durante il minuto di silenzio durante i funerali di Alexander Taraikovsky, morto durante gli scontri con la polizia.Dmitri Lovetsky/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Mobilitazione a Minsk, Brest e in altre città

Una larga parte della popolazione di Minsk è ormai scesa in piazza, ma accade anche in altre città del paese, come Brest.

E, ovunque, la parola d'ordine è "Lukashenko vattene".

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Bandiere russe e la scritta: "Togliamo il paese dall'abisso, salviamo la Bielorussia".Sergei Grits/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Minsk non è come Maidan

Come scrive Martina Napolitano nel suo interessante articolo su eastjournal.net, "la folla in protesta in tutta la Bielorussia non è una versione locale del Maidan ucraino: manca l’aspetto “geopolitico” che caratterizzava le manifestazioni di Kiev, durante le quali si invocava – in ucraino, ma anche in russo, è bene ricordarlo – in primo luogo un decis(iv)o cambio di rotta e prospettiva, dall’est all’ovest.

La folla bielorussa non è orientata verso est o verso ovest, è semplicemente concentrata sui propri problemi interni e sulla necessità di cambiamento: non è un caso che una delle canzoni più volte risuonate nelle piazze questi giorni sia la storica hit del gruppo Kino “Peremen!” (1987), in cui il cantante-mito Viktor Tsoi invocava cambiamenti per quella che era un’Urss ormai agli sgoccioli. I cambiamenti che invocano le proteste in Bielorussia sono quelli che dal collasso dell’esperimento sovietico non ci sono mai stati".

➡️ Non è l'Ucraina, la Bielorussia è un'altra cosa

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Donne, uomini, giovani e anziani: sventolano la bandiera biancorossa della Bielorussia.Dmitri Lovetsky/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved