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Solo la Corte suprema turca dirà se il presidente Erdoğan può decidere il destino di Santa Sofia

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Solo la Corte suprema turca dirà se il presidente Erdoğan può decidere il destino di Santa Sofia
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Una pronuncia di quelle che pesano quella della Corte suprema turca su santa Sofia che da simbolo di unione tra cristiani e musulmani potrebbe diventare icona di una distanza destinata a perpetuarsi.

Questo se la suprema istanza giuridica turca decidesse perché quello che è un museo aperto al mondo torni a essere moschea. La discussione in camera di consiglio giovedì mattina è durate 17 minuti, la seduta è stata tolta. Per avere la pronuncia però bisogna attendere ancora due settimane.

La discussione in Corte suprema si è tenuta all'ombra dell'anatema del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I che ha ricordato come la trasformazione di "Santa Sofia, che per la sua sacralità è un centro vitale in cui Oriente e Occidente si incontrano, dividerebbe questi due mondi, ancor più in un momento in cui l'umanità, afflitta e sofferente per la pandemia mortale del nuovo coronavirus, ha bisogno di unità e di un orientamento comune".

Per Bartolomeo, invece "il museo Santa Sofia può funzionare come luogo e simbolo di incontro, dialogo e coesistenza pacifica dei popoli e delle culture, comprensione reciproca e solidarietà tra la Cristianità e l'Islam".

Il dibattito è globale

Lina Mendoni, ministra greca della Cultura, palesa il pensiero del governo greco, contrario per ragioni storico-politiche alla proposta di Ankara. La Grecia infatti denuncia una potenziale violazione della convenzione dell'Unesco, che l'ha riconosciuta come Patrimonio dell'umanità.

"Che cosa cerca il governo turco oggi se non ritrovare e alimentare una sorta di fanatismo religioso? E tutto questo andrebbe a detrimento del valore del monumento".

Oggi la marcia indietro di Erdogan sa di marketing politico spicciolo per Soner Cagaptay, specialista della Turchia del Washington Institute:

"Penso che lui senta la pressione di un supporto popolare in diminuzione e quindi cavalchi temi che immagina rianimeranno il suo elettorato di destra, si tratta di argomenti di stampo populista tra questi rientra Hagia Sophia. Quindi non parliamo di uno spazio di preghiera, di costruire una moschea o di costruirne una dove non c'è piuttosto di usare ciò che io chiamo nazionalismo musulmano enfatizzando l'identità islamica turca per mobilitare la sua base di destra e conservatrice"."

Basilica cristiana per quasi un millennio, Santa Sofia venne trasformata in luogo di culto islamico dal sultano Mehmet II dopo la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453. La nuova riconversione in moschea è sostenuta dal presidente Recep Tayyip Erdogan, che già lo scorso anno aveva promesso di intervenire in questo senso alla vigilia delle elezioni amministrative del 31 marzo.

Un mossa a sorpresa oscurata dalla pandemia

Lo scorso 29 maggio, 567esimo anniversario della conquista ottomana di Costantinopoli - avvenuta nel 1453, Il presidente Erdogan, collegato in video, in una basilica completamente vuota per le disposizioni sul coronavirus, alla sola presenza del ministro del Turismo, e per la prima volta dopo decenni anche di un imam, ha fatto sentire sotto la volta di Santa Sofia la preghiera islamica. In particolare, l'imam ha letto la sura di Fatih, cioè "il conquistatore", che si lega a Maometto II, il condottiero che prese la città dopo un lungo assedio ponendo fine all'Impero bizantino e divenne Sultano.

Immediate le reazioni, se il Vaticano non ha preso una posizione ufficiale, molti media vicini alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica hanno lanciato l'allarme. Tante le critiche arrivate soprattutto da Atene, il cui governo ha definito come "inaccettabile l'utilizzo di un sito destinato ad altri culti".