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Covid-19: test e tracciamento eviteranno la seconda ondata?

Test covid-19 a Dallas in Texas - 11 Giugno 2020
Test covid-19 a Dallas in Texas - 11 Giugno 2020   -   Diritti d'autore  Tony Gutierrez/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Molti Paesi in Europa registrano ancora centinaia di nuovi casi COVID-19 ogni giorno; nuovi cluster emergono in Spagna, Portogallo, Francia, Italia e Germania. Alcuni esperti sono ottimisti: una seconda ondata si potrà evitare facendo test e tracciando i contatti tra le persone. È davvero così?

In questi giorni, per esempio, la Germania ha reintrodotto il confinamento nel distretto di Gütersloh dopo che il tasso di contaminazione è salito a 2,88 con lo scoppio del focolaio di Tonnies, industria di carne.

"Non sembra che stiamo assistendo a una grande seconda ondata, stiamo vedendo cluster locali. Penso che molti governi siano stati molto più bravi ora a dire che dobbiamo starci attenti", ha detto Bary Pradelski, professore associato di economia presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS).

La ricerca: se il 40 % di infenzioni viene scoperto, niente seconda ondata

Un team di ricercatori guidato da Tim Colbourn presso l'University College di Londra (UCL) ha delineato 31 potenziali scenari per un allentamento delle restrizioni nel Regno Unito.

Hanno scoperto che se il 40% delle infezioni viene identificato mediante test e almeno il 40% di tali contatti viene rintracciato e isolato, sarà possibile evitare una seconda ondata.

"Questo anche se i contatti giornalieri tra le persone aumentano dell'80% mentre si elimina il confinamento", ha affermato Colbourn, professore di epidemiologia sanitaria presso l'UCL.

In un sistema perfetto è possibile testare e isolare rapidamente le persone con coronavirus e tutti i loro contatti prima che un cluster sia fuori controllo.

Isolare il cluster prima che sia fuori controllo

"I laboratori stanno eseguendo test sufficienti affinché questo sistema funzioni: per ora, i focolai sono sotto controllo. Inoltre, i test vengono utilizzati per monitorare la prevalenza del virus", ha affermato Claire Mathieu, direttrice di ricerca presso il Centre national de la recherche scientifique francese (CNRS).

Mathieu utilizza algoritmi per studiare la traiettoria del virus e gli effetti del confinamento.

La Francia ha la capacità di eseguire 700.000 test a settimana e impiega 2.000 addetti alla ricerca dei contatti, secondo il ministero della salute. La Spagna ha effettuato 238.858 test durante la seconda settimana di giugno. La capacità della Germania è di 1.099.000 test a settimana, ha affermato il Robert Koch Institute.

Ma anche quando "il sistema di rintracciamento e screening è sopraffatto da un'epidemia, altre misure saranno possibili, come un blocco locale - spiega Mathieu.

La pietra angolare della risposta rimane per ogni Paese trovare, isolare, testare e curare ogni caso e rintracciare e mettere in quarantena ogni contatto, ha dichiarato un portavoce dell'ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità. È difficile fare previsioni in questa fase, "ma sappiamo - ha aggiunto - che molti Paesi stanno mobilitando notevoli risorse per garantire che le capacità di sperimentazione e tracciamento siano aumentate".

La Francia è uscita dal confinamento tramite la suddivisione in zone etichettando i dipartimenti in rosso, arancione o verde in base alla diffusione del virus e alla tenuta ospedaliera. Le regioni con una migliore situazione di salute pubblica sono state alleggerite più rapidamente di altre.

Questo piano di suddivisione in zone è stato creato sulla base della ricerca dell'economista Bary Pradelski e del matematico Miquel Oliu-Barton.

Pradelski, un professore del CNRS a Grenoble, è anche membro associato dell'Oxford Man-Institute dell'Università di Oxford. "Se vediamo l'insorgere di nuovi cluster di virus - ha detto - dovremmo agire molto rapidamente a livello locale e controllare il virus a livello locale, limitare i viaggi e utilizzare misure restrittive di sanità pubblica", ha affermato Pradelski.

È importante che le persone non lascino un'area con trasmissione attiva del virus infettando le persone in un'altra area geografica, ha aggiunto Pradelski.

Questo è il motivo per cui i ricercatori propongono un piano di zonizzazione europeo: collegare tra loro luoghi con meno casi di coronavirus per evitare restrizioni di quarantena di 14 giorni tra i Paesi dell'UE.

"Voglio dire che il virus non si preoccupa del passaporto che hai. Il virus è molto più controllato in Italia che nel Regno Unito. Pensiamo che la cooperazione internazionale sarebbe molto utile economicamente e contribuisca anche a una retorica meno nazionalista", ha detto Pradelski.

A Pechino non c'è stata una prima ondata e la 'seconda' ha terrorizzato

Pechino ha iniziato a confinarsi città dopo aver trovato un gruppo di oltre 100 casi collegati ai mercati, un evento che ha fatto paura, molte settimane dopo l'assenza di nuovi positivi nella capitale cinese.

A Pechino non c'è stata una vera prima ondata quando c'era a Wuhan e in Hubei, ha spiegato a France Inter Karine Lacombe, epidemiologa all'ospedale Saint-Antoine, quindi la loro reazione in questi giorni è stata più che legittimata da diversi timori. Inoltre, non vogliono ripetere lo stesso errore di Wuhan, dove hanno sottovalutato l'intensità dell'epidemia e si sono confinati troppo tardi."

Nel frattempo, i funzionari sudcoreani hanno avvertito di essere nel mezzo di una seconda ondata e che potrebbero dover ricomporre le misure di allontanamento sociale.

La Corea del Sud ha registrato tra 40 e 60 casi al giorno nell'ultima settimana, un numero molto più basso rispetto a molti Paesi europei, eppure i funzionari hanno lanciato campanelli d'allarme per la difficoltà di rintracciare e isolare i cluster emergenti.

Non esiste una reazione eccessiva a questo virus
Michael Mina
epidemiologo presso la School of Public Health di Harvar

"Non esiste una reazione eccessiva a questo virus", ha detto a Euronews durante una conferenza stampa virtuale Michael Mina, epidemiologo presso la School of Public Health di Harvard. "Ha il potenziale per arrecare danni straordinari alla nostra società e la cosa fondamentale è impedire ai casi di sfuggire al controllo nel miglior modo possibile".

Molti esperti sono preoccupati per la prossima stagione autunnale anche per una potenziale seconda ondata. "In Europa una seconda ondata potrebbe essere in autunno, quando le persone sono più all'interno e forse più stanche delle restrizioni", ha detto Colbourn alla UCL.

I governi fanno affidamento sui cittadini per continuare a prendere le distanze sociali e ridurre i loro contatti con gli altri, non è solo il sistema che deve funzionare: serve anche una popolazione istruita.

"Rispondere a questa pandemia è una maratona, non uno sprint, e la situazione continua ad evolversi", ha detto a Euronews un portavoce dell'Organizzazione mondiale della sanità.