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Israele verso annessione della Cisgiordania senza il placet tedesco

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Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas è a Gerusalemme per discutere i piani d'Israele di annettere parti della Cisgiordania occupata. La Germania - che si accinge a guidare il consorzio europeo - non appoggia la mossa israeliana. L'annessione rientra nel piano per il Medio Oriente dell'amministrazione Trump e ha suscitato critiche da parte di alcuni dei più stretti alleati di Israele e non piace nè al Vaticano e neanche a molti paesi europei. "In quanto amici di Israele, siamo molto preoccupati per l'annessione, che non si concilia con il diritto internazionale - ha precisato il responsabile della diplomazia tedesca durante l'incontro col suo omologo israeliano Gabi Ashkenazi - Noi continuano a sostenere la Soluzione dei 2 stati. Occorre una spinta creativa per far rivivere le trattative".

La Palestina respinge ma anche la Corte superema d'Israele

I palestinesi hanno respinto il piano, dicendo che favorisce ingiustamente Israele e hanno dichiarato che non si sentono più vincolati agli accordi firmati. Si teme un per un ritorno alla violenza se il piano verrà attuato. Maas vedrà anche il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della difesa Benny Gantz. Previsto anche un colloquio su internet con il premier palestinese Mohammed Sthayyeh e quindi proseguirà per Amman.

4000 edifici contesi

La controversa questione dell'annessione della Cisgiordania ha molti detrattori anche fra i giudici della Corte suprema di Tel Aviv: solo un giudice su 8 ha alzato la mano per sostenere la legge approvata dal governo di Benjamin Netanyahu che tre anni fa avrebbe voluto regolarizzare le case costruite dai coloni su terra privata palestinese di Cisgiordania. I giudici hanno accettato la petizione presentata dagli attivisti israeliani che sostengono i diritti dei palestinesi e hanno definito la legge «incostituzionale»: «Viola l’eguaglianza dei palestinesi e dà un’evidente priorità agli interessi dei coloni. Non protegge a sufficienza gli arabi come residenti di un’area sotto occupazione militare».