ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Covid: chi ha donato, quanto e perché

Italy Virus Outbreak
Italy Virus Outbreak   -   Diritti d'autore  Alessandra Tarantino/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
Dimensioni di testo Aa Aa

Che la crisi pandemica abbia rappresentato anche un'occasione per mettere in mostra creatività e generosità è fuor di dubbio: quanto poi i singoli atti siano stati dettati da pulsioni emotive, da un comune sentire o anche da calcoli e investimenti promozionali è difficile da dire, e nemmeno può avere molta importanza.

Certo non si sono sprecati polemiche e sospetti: dal presunto egoismo della Germania (che in realtà ha curato nei suoi ospedali decine di pazienti italiani) agli aiuti russi accolti con scetticismo da una parte e con forse eccessivo clamore dall'altra (sostanzialmente silenziando quelli - privati e anche pubblici - che provenivano dagli Stati Uniti), a quelli della Cina, un po' gratis e molto no...

C'è molta politica anche nella solidarietà, e dove c'è politica c'è propaganda. Ma c'è una tendenza consolidata, che va dai pompieri agli Alpini alla Protezione Civile alle molte ONG e associazioni. E' abbastanza inutile elencare le innumerevoli occasioni in cui la Protezione Civile italiana ha coordinato gli interventi in seguito a terremoti nel mondo, indipendentemente dai governi. Così come è nota la solidarietà internazionale dei pompieri e persino ovvia quella delle associazioni sanitarie o educative.

Tra Stati a volte stupisce un po' di più, soprattutto quando si sa che chi dona non versa nelle migliori condizioni: quando si discuteva di russi e americani, cinesi ed europei, colpiva l'arrivo dei medici cubani ma anche l'aiuto dell'Albania, per esempio.

Poi sì, a un certo punto si lanciavano anche accuse di assenza o insensibilità nei confronti dell'UE e anche della NATO, colpevole di aver accolto la richiesta lussemburghese di un ospedale da campo prelevandolo da una base in Puglia. Fu anche presentata un'interrogazione all'Europarlamento, su questo.

Il Sottosegretario dalla Difesa, Tofalo, ha poi smentito che si trattasse di un ospedale da campo. Solo attrezzatura logistica, diceva. D'altra parte il Lussemburgo ne aveva fatto richiesta, l'Italia fino a quel momento no.

L'Italia ha lanciato il proprio appello pochi giorni dopo, ma soprattutto per mascherine e dispositivi sanitari, ottenendo rapidamente risposta tra gli altri dalla Slovacchia, nell'ambito di un dispositivo NATO/UE.

Ma anche dalla Repubblica ceca, e dalla Turchia, solo per citare alcuni degli interventi.

La solidarietà privata

Poi c'è la solidarietà privata, un capitolo ancora più complesso: s'era parlato di alberghi messi a disposizione per accogliere i pazienti in quarantena, ma è rapidamente entrato in funzione un dispositivo per requisirne: pagando, ovviamente. Agli albergatori sono state promesse somme che andavano dai 25 ai 50 € a persona, e considerando la situazione la si può forse definire una manna dal cielo, se quei fondi sono stati effettivamente erogati.

Idem per le riconversioni industriali: case automobilistiche che si mettono a produrre respiratori (da Peugeot a Ferrari), stilisti e maisons di haute couture che si mettono a disposizione per mascherine e camici...

Data la situazione del mercato, si può dire che non avrebbero potuto produrre altro e che forse non si tratta proprio di generosità: ma va anche detto che una riconversione costa, e anche molto. E' praticamente impossibile che le aziende che hanno fornito il materiale necessario nell'emergenza riconvertendosi da altre produzioni abbiano potuto trarne profitto, anche quando hanno poi venduto a prezzi di mercato.

Tra gli stilisti un posto di rilievo in questa fase se l'è conquistato Giorgio Armani, con i suoi ripetuti appelli, l'ultimo dei quali piuttosto forte: lasciare Parigi e riportare le sfilate a Milano.

Anche i Savoia, anche i Borbone

Dai re della moda alle teste coronate: anche Emanuele Filiberto di Savoia ha recentemente lanciato il suo appello a imprenditori e artisti, per ricominciare tutti insieme nel prossimo autunno proprio da MIlano.

Casa Savoia ha naturalmente anche provveduto alla sua raccolta fondi e distribuzione di aiuti, opera consueta del suo ordine dinastico.

Teste coronate che non sono più tali, ovviamente, ma che lo erano in una storia nemmeno tanto remota. Basti pensare che nemmeno due secoli fa i sardo-piemontesi si guardavano ancora in cagnesco (si fa per dire) con il Regno delle Due Sicilie, allora dominato dai Borbone.

Ed era tra l'altro a Napoli che l'Europa guardava, all'epoca, come eccellenza sanitaria. In particolare a quel Domenico Cotugno considerato uno dei fondatori della medicina moderna. Ovviamente fu anche medico di corte, e non è un caso se oggi i Borbone raccolgono fondi proprio per l'ospedale napoletano dedicato a quel luminare.

Su questo e sulla situazione generale abbiamo scambiato due chiacchiere con la Principessa Camilla di Borbone.

Ma quanto hanno dato?

Se è difficile sapere quanto sia stato donato dagli Stati (spesso promettono, non sempre mantengono: in una intervista di qualche mese fa il responsabile di una ONG stimò in circa il 30% le somme effettivamente versate), lo è a maggior ragione per i privati. Si può seguire una singola donazione, ma difficilmente si possono avere cifre complessive credibili, per stabilire il livello di generosità di un Paese.

Ci ha provato Milena Gabanelli con il suo Dataroom, che verso fine aprile stimava in circa mezzo miliardo le donazioni private. Ma è sicuramente una stima al ribasso, perché non può includere le tantissime forme di piccola generosità privata, che vanno dal cibo sospeso ai versamenti individuali per le moltissime raccolte fondi.

Per gli ospedali, in particolare. Ovviamente sono state le più partecipate.

Ma non si tratta solo di ospedali: Italia Non Profit ha mappato oltre 900 iniziative, gran parte delle quali ancora attive, e stima più di 720 milioni di euro. Anche qui, stime per difetto.

E non contano i benefici indiretti, come la sospensione delle rate dei mutui decisa da alcuni istituti bancari o le anticipazioni messe a disposizione dei fornitori da parte di una grande catena di supermercati o altri interventi dalla portata difficilmente quantificabile se non con i parametri soggettivi di chi ne beneficia.

Nella lista degli organizzatori di raccolte fondi ci sono proprio tutti: associazioni, partiti, aziende. E poi ci sono le donazioni dirette da alcune grandi famiglie (Bracco, Rovati, Agnelli, Recordati, Polegato, Dalla Valle, Versace, Zegna, Caprotti... Si va dai 200.000 € al San Raffaele o al nuovo Ospedale in Fiera fino al milione di euro donato alle regione Veneto o ai 5 milioni per le famiglie del personale sanitario che ha perso la vita e ai 10 milioni per le persone bisognose che non possono curarsi).

Un calcio al Covid

Seguite a ruota da VIP e calciatori: tutti sanno della donazione di 100.000 € da Chiara Ferragni e Fedez, che hanno contemporaneamnete avviato un crowdfunding per il San Raffaele. Superati da Leonardo Bonucci, che insieme alla moglie Martina Maccari ha donato 120.000 € all'azienda ospedaliera universitaria di Torino. Un altro calciatore: Lorenzo Insigne, 100.000€ al Cotugno di Napoli. E altrettanti ne ha donati Ibrahimovic all'Humanitas.

Presidenti di società sportive? Commisso (Fiorentina), che con moglie e figlia ha donato un totale di 250.000 €, mentre per Berlusconi (Monza) risultano 10 milioni per il nuovo ospedale alla Fiera di Milano. Pallotta (Roma) ha donato 50.000€ allo Spallanzani, più altri 50.000€ dalla società sportiva che ha anche avviato una raccolta fondi. L'Inter ha annunciato la donazione di 300.000 mascherine e altro materiale alla Protezione Civile, il Milan ha avviato una raccolta fondi e giocatori e dirigenti hanno devoluto una parte del proprio stipendio, eccetera. Di altri non abbiamo le cifre (anhe se si parla di almeno due milioni, in totale): ma tutti, da Totti a Ronaldo fino a Inzaghi, Pazzini, Petagna si sono mossi. Oltre alle decine di migliaia di donatori anonimi, il cui contributo fondamentale difficilmente potrà essere incluso in una stima generale.

La generosità italiana: sale, ma si sposta

Sono tantissimi: in base a un sondaggio effettuato dall'Istituto Italiano Donazione, tra il 20 e il 24 marzo quasi 12 milioni di Italiani (stimati in base al campione rappresentativo, naturalmente: sarebbero il 24% della popolazione) dichiaravano di aver fatto una donazione in ambito sanitario, e un altro 35% diceva che l'avrebbe fatto di lì a poco. Per un Paese la cui economia inizia a palesare evidenti difficoltà non è niente male, è un incremento del 30% rispetto al numero delle donazioni in ambito sanitario e di ricerca scientifica nel 2019. L'altra faccia della medaglia, però, è rappresentata dal forte calo delle donazioni in tutti gli altri campi. Il 40% delle associazioni intervistate denuncia un calo superiore al 50%, in una decina di casi si arriva anche all'azzeramento. La più colpita è la cooperazione internazionale.