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Covid-19, frontiere chiuse: i musulmani in Europa non sanno dove seppellire i loro defunti

Covid-19, frontiere chiuse: i musulmani in Europa non sanno dove seppellire i loro defunti
Diritti d'autore  Hassan Bouda, in bianco al centro, e l'imam Hamid Belkasmi, in verde, pregano dopo aver calato la bara di Mbarka Bouda in una tomba del cimitero di Zuidlaren, nel nord dei Paesi Bassi, mercoledì 6 maggio 2020. (Foto AP/Peter Dejong)
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Non sono solamente i vivi a non potersi più spostare liberamente a causa della pandemia di Covid-19. Le comunità musulmane di tutta Europa si trovano di fronte all'impossibilità di trasportare i propri cari defunti nei Paesi d'origine a causa della chiusura delle frontiere.

Un problema soprattutto per i migranti di prima generazione, arrivati in Europa negli anni '60 e '70 in cerca di lavoro, e che preferiscono essere sepolti nel luogo in cui sono nati. Il Marocco, ad esempio, ha sigillato i propri confini sia per i vivi che per i morti, e così Mbarka Bouda è stata interrata dai propri cari in un nuovo cimitero musulmano nella cittadina di Zuidlaren, nel nord dei Paesi Bassi.

"Molti musulmani trovano difficile accettare di essere sepolti in Olanda", ha detto l'Imam Hamid Belkasmi all'agenzia AP. Dopo il rito funebre, è arrivato un altro gruppo di persone in lutto, e poi un altro ancora. Distanziamento sociale rispettato e utilizzo di pale con manico in legno invece che di metallo per attenersi alle linee guida del governo.

L'Associazione degli Imam dei Paesi Bassi ha emesso un parere secondo cui è accettabile che i musulmani siano sepolti nel Paese.

Il rito islamico richiede che i morti siano sepolti nella tomba in cui riposeranno per sempre. Tuttavia, sia nei Paesi Bassi - dove l'associazione degli Imam non ha posto veti o restrizioni - che in Francia le concessioni durano di norma 15 anni e devono essere rinnovate, pena rimozione del corpo.

Un dettaglio non irrilevante che crea complicazioni finanziarie, culturali e religiose ad alcuni fedeli di religione islamica.

Peter Dejong/The Associated Press. All rights reserved

Il problema è anche economico per le aziende che lavorano nel settore. L'azienda Schiphol Mortuarium, specializzata nel rimpatrio di corpi dai Paesi Bassi, ne sta risentendo. La camera mortuaria di solito facilita il rimpatrio di circa 2mila salme ogni anno, di cui 500-600 verso il Marocco, indica il direttore Hans Heikoop.

Ora i corpi sono tenuti in celle frigorifere in attesa dei voli. Vi possono rimanere per settimane o per mesi, se imbalsamati. Se la maggior parte dei voli passeggeri è bloccata a terra, alcune bare possono ancora essere trasportate sugli aerei cargo verso paesi come la Turchia - ma non in Marocco.

Alcune famiglie sono persino tornate a prendersi il cadavere dall'obitorio, temendo un'attesa troppo lunga nei locali dell'aeroporto alla periferia di Amsterdam.

"Non è conforme alla tradizione musulmana. Quando si seppellisce qualcuno, lo si fa per sempre", dice Mohammed Moussaoui, presidente del Consiglio francese per la fede musulmana.

In Francia - dove vive la più grande popolazione musulmana d'Europa, circa 5 milioni di persone - il numero di morti si è moltiplicato a fronte di un numero limitato di spazi dedicati alla sepoltura islamica nei cimiteri francesi. La maggior parte dei defunti viene infatti trasportata, in tempi normali, nei Paesi di origine: soprattutto Marocco e Algeria.

L'associazione degli Imam olandesi afferma che la sepoltura dovrebbe essere effettuata in un luogo in cui il defunto possa riposare per sempre, ma in caso di impossibilità, è bene trovare un luogo che possa accogliere il cadavere il più a lungo possibile. Molti cimiteri olandesi hanno piccole sezioni dedicate, ma sono solamente due i cimiteri musulmani in Olanda che offrono la garanzia del riposo eterno.

Anche per questo la famiglia di Bouda ha dovuto guidare per 230 chilometri, da Leiden a Zuidlaren, per seppellirla nel cimitero che ha aperto i battenti proprio a maggio. Il parcheggio dà su un caffè che vende marijuana.

Bouda, trasferitasi nei Paesi Bassi all'inizio degli anni Settanta, ha fatto diversi lavori e ha cresciuto tre figli. È spirata ad inizio del mese santo di Ramadan per un'anemia, all'età di 83 anni. Il nuovo cimitero rispetta le prescrizioni islamiche, con la deposizione del corpo rivolto verso la Mecca.

E in Italia?

Come denuncia Badia Bouzekri, vice presidente dell’Unione comunità islamiche italiane (UCOII) a Osservatoriodiritti, diverse amministrazioni locali non concedono aree riservate alla sepoltura per i fedeli musulmani.

Questo nonostante i cimiteri in Italia siano comunali, non religiosi, e la legge preveda che ci possano esserci reparti speciali per le persone di culti diversi da quello cattolico.

Gli spazi assegnati alle comunità islamiche italiane sono 48 in tutto il Paese per una comunità musulmana stimata in oltre 2 milioni e 600mila persone.

L'imam Mustapha Baztami, delegato nazionale UCOII per il dialogo interreligioso e segretario della comunità islamica di Teramo, dice a Euronews che si tratta di "un'emergenza nell'emergenza".

Nonostante il ministero dell'Interno si sia impegnato a trovare soluzioni, scrivendo ai prefetti, esortando i comuni ad accettare nei cimiteri defunti di altre province, e nonostante siano stati in questi mesi aperti diversi spazi cimiteriali soprattutto nel nord Italia, "le aree non bastano".

"In Abruzzo ne abbiamo tre. Qui a Teramo lo spazio era pieno e già prima della pandemia e abbiamo dovuto chiedere alla comunità di Ancona la disponibilità di poter portare lì i nostri defunti", dice Batzami.

Con l'emergenza Covid, è ancora più difficile per i municipi modificare il regolamento cimiteriale per dotare i cimiteri mancanti di aree apposite per gli altri culti. E così in molti si trovano a dover viaggiare per decine di chilometri per dare degna sepoltura ai propri cari.

È il caso di Abdellah Lafsahi, un uomo di origine marocchina morto di arresto cardiaco nel mese di aprile a L'Aquila, dove nel cimitero monumentale non c'è uno spazio riservato a chi professa una religione diversa da quella cristiana.

La famiglia ha trovato spazio a Gioia dei Marsi, a 70km di distanza, dove nel 2018 il sindaco aveva messo a disposizione una piccola area del paese per realizzare il nuovo cimitero indipendente da quello cristiano.

"Non si tratta di mancanza di volontà o di sensibilità, semplicemente allo stato attuale le condizioni dei nostri cimiteri non consentono di individuare spazi riservati", la replica dell'assessore Taranta raccolta dal quotidiano Il Centro.

Il fratello Ahmed, 42 anni, dipendente di una ditta metalmeccanica a Bolzano, ritiene che i "ma" e i "però" della politica equivalgano sempre una negazione.

"Non chiediamo un lusso, non vogliamo essere diversi e non essere sepolti in mezzo agli altri. Chiediamo semplicemente un'area piccola e specifica perché i musulmani devono essere sepolti verso La Mecca", le sue parole a Euronews.

Ahmed dice che non avrebbero comunque sepolto Abdellah all'estero. "Siamo cittadini italiani, preferiamo averlo qui per vederlo più spesso, anche se il 90% della comunità preferisce riportare in Marocco i propri morti. Con il Covid, però, tante persone sono impossibilitate a riportare i parenti nel proprio Paese e hanno bisogno sempre più di un'area specifica [nei cimiteri comunali]".

"Il comune ha dato spazio solamente nel bel mezzo del cimitero cristiano, di fatto negando un diritto fondamentale, quello di morire con la propria fede e quello della sepoltura", denuncia Gamal Bouchaib, ex consigliere comunale de L'Aquila e responsabile sociale e immigrazione di Sinistra italiana.

"Quattro mesi fa le associazioni di categoria hanno fatto richiesta di avere un fazzoletto di terra per dare dignità alle altre fedi almeno qui, nel capoluogo di regione. Gli spazi ci sono, li danno al pascolo. Dicono di aspettare il piano regolatore, ma qui non si fa da quasi 15 anni".

Nel capoluogo abruzzese sono 1.200 circa i musulmani.

"L'emergenza purtroppo inasprisce i conflitti", conclude Bouchaib. "Qui è stato così prima per il terremoto, ma ora è un milione di volte peggio con il Covid. Il Sindaco è un padre di famiglia, di tutta la comunità, dovrebbe occuparsi di tutti i suoi cittadini, è vergognoso non avere accesso a questo diritto elementare".