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"Viviamo di contrattini e lavoretti": il condominio di precari proclama lo sciopero dell'affitto

"Viviamo di contrattini e lavoretti": il condominio di precari proclama lo sciopero dell'affitto
Diritti d'autore  Foto: cortesia di Michael Petrolini
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Pandemia? "Se non guadagniamo, non paghiamo".

A Bologna, un'intera palazzina ha deciso di non pagare più il dovuto alla società che gestisce lo stabile, proclamando lo sciopero dell'affitto. Quattordici dei 15 appartamenti del palazzo in via Serlio, nel quartiere Bolognina, hanno aderito alla campagna internazionale Rent Strike, nata negli Stati Uniti e diffusasi ormai in molti Paesi.

Quasi tutto il condominio, di proprietà di un'unica società con sede a Roma, è abitato da studenti e lavoratori precari. Un gruppo WhatsApp, una riunione di condominio ("all'esterno, mantenendo le distanze di sicurezza") e il dado è stato tratto.

"Se il mio appartamento fosse di proprietà di un privato, non mi permetterei mai di scioperare. Ma qui i soldi vengono intascati cash da un'intermediaria che passa a ritirare gli affitti ogni mese e non si sa dove vanno a finire", dice a Euronews uno degli inquilini che preferisce rimanere anonimo.

Foto: cortesia di Michael Petrolini

Gli scioperanti sono guidati da Maria Elena, avvocato che vive nel palazzo. "La società ha un patrimonio di 15 milioni di euro e incassa ogni mese circa 15mila euro d'affitto. Abbiamo inviato una PEC per indicare l'oggettiva e comprovata impossibilità di assolvere al pagamento dell'affitto, chiedendone la sospensione. Si tratta di un'emergenza economica planetaria e ciascuno deve fare la sua parte: per loro è questione di rendita, per noi di sopravvivenza".

Il più "anziano" dei locatari ha 41 anni, fa il giardiniere e al momento non lavora. Nell'unico appartamento che ha deciso di continuare a pagare vivono due insegnanti, dipendenti statali, che continuano a ricevere lo stipendio. C'è poi il disoccupato che non può più uscire a fare i colloqui, ma anche l'operatrice di call center a 700€ al mese - che il prossimo mese prenderà l'80% di cassa integrazione - e una collega il cui contratto scade ad aprile e a cui non verrà proposto il rinnovo.

"La nostra vita è da sempre scandita dall'incertezza: oggi lavoro, domani non si sa", si legge sul post del gruppo Facebook Rent Strike Bolognina. "Da inizio febbraio, però, questa incertezza è diventata la nostra unica stabilità, perché a causa dell'emergenza sanitaria non abbiamo più un reddito per pagare l'affitto, né per pagare le bollette".

storie di inquilini in sciopero dell'affitto, day 1

Publiée par RentStrike Bolognina sur Dimanche 5 avril 2020

"La nostra morosità è incolpevole", indica Maria Elena. "La nostra generazione di lavoratori precari vive di contrattini e lavoretti. Ti consentono di arrivare a fine mese, ma non certo di far fronte da soli ad una situazione d'emergenza".

La proprietà dell'appartamento è stata contattata da Euronews, ma al momento di scrivere non ha fornito riscontro.

In tutta Italia, su Facebook, WhatsApp e Telegram fioriscono i gruppi come "Emergenza Affitti e Bollette Covid-19".

Il blocco degli affitti è stato proposto dal sindacato Asia-Usb. Altri sindacati degli inquilini chiedono più contributi ai fondi per il sussidio all'affitto, erogati più velocemente e con meno procedure burocratiche. Il decreto cura-Italia ha sospeso l'esecuzione degli sfratti fino al 30 giugno, ma solo per le procedure che erano state già avviate.

Gli approfondimenti di Valigia Blu e Vice spiegano bene come gli inquilini in difficoltà possano già chiedere la riduzione temporanea del canone d'affitto, con una procedura online semplificata, che andrà poi registrata una volta aperti gli uffici.

I fondi pubblici di sostegno all'affitto sono diminuiti progressivamente negli anni. Addirittura metà delle risorse stanziate nel Fondo Morosità Incolpevole (a cui l'inquilino in difficoltà può attingere in caso di notifica di sfratto, richiedendo l'intervento dello Stato) non è stata spesa per motivi burocratici.

Circa il 18% della popolazione italiana vive in affitto, e "all’interno di questo segmento, 850mila famiglie sono in povertà e costituiscono la metà di tutte quelle in tale condizione", scrive Valigia Blu. Ma anche la metà dei proprietari di case appartiene a fasce di reddito medio-basse.

Cosa succede di solito? Non pagare l'affitto rende l'inquilino moroso. Il proprietario può chiedere la convalida dello sfratto e, contestualmente, l'emissione di un decreto ingiuntivo per il pagamento degli arretrati.

Qualora il debito non venisse estinto, - spiega ad Euronews l'avvocato Attilio Indriolo - il proprietario potrà chiedere il pignoramento dei beni dell'inquilino. Nelle ipotesi di locazioni ad uso abitativo, è prassi per i giudici concedere un termine di grazia di tre mesi (al massimo), se richiesto dal conduttore. Scaduti questi tre mesi, il giudice si pronuncia con ordinanza sulla convalida dello sfratto, indicando la data entro la quale l'immobile dovrà essere liberato. Se l'inquilino si rifiuta di lasciare casa, il proprietario può eseguire l'ordinanza del giudice mediante ufficiale giudiziario il quale si presenta alla porta una prima, seconda e terza volta (se le precedenti non vanno a buon fine). Tra un tentativo e l'altro, passa un mese. Al terzo tentativo, è obbligato a cambiare la serratura con un fabbro e sgomberare l'alloggio. Nel frattempo però sono passati almeno sei mesi di traversie giudiziarie, e in questi sei mesi il proprietario di casa non ha visto un euro.

Per come stanno le cose ora, il problema - da ambo le parti - rischia solamente di essere rimandato.

I tribunali hanno rinviato tutte le udienze e così, più è lungo il rinvio, maggiore sarà il debito accumulato e le difficoltà economiche. Sia dei proprietari che degli inquilini. "L'unica via d'uscita in questa guerra tra poveri è un accordo tra le parti. Il locatore si dovrà mettere una mano sul cuore, quando possibile".