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Corno d'Africa, le rotte dei migranti

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Cercano di arrivare in Arabia Saudita, ma non è facile riuscirci. In crescita il numero di coloro che si dirigono verso la Penisola arabica

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Alcuni vengono dall'Africa, da paesi come la Somalia, l'Eritrea, l'Etiopia. Altri dallo Yemen, Tutti fuggono da guerre e povertà, e finiscono per ritrovarsi sulla strada per Gibuti, ex colonia francese e destinazione principale per migliaia di profughi.

Secondo l'agenzia Nena News nel 2019 più di 35mila yemeniti sono riusciti a entrare nel paese, mentre dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni parlano di 150mila arrivi dai paesi del Corno d'Africa.

È un viaggio che costringe ad attraversare zone desertiche, infestate da bande di trafficanti di uomini che rapiscono e torturano i migranti. E che a volte punta a concludersi nella ricca Arabia Saudita. Il sogno tuttavia dura poco: da tre anni il regno hashemita espelle ogni mese 9000 cittadini etiopici.

"Questa è la quinta volta che tento di entrare in Arabia Saudita. La prima volta ho fatto la strada dello Yemen, e dopo che ho attraversato lo stretto sono stato preso dai trafficanti. Mi hanno torturato e mi hanno costretto a dargli 4000 riyals, ma sono lo stesso riuscito ad arrivare in Arabia Saudita. Dopo sei mesi mi hanno rimandato indietro in Etiopia", dice Abdel Aziz Abdullah, etiope.

Condizioni non troppo diverse per coloro che arrivano a Gibuti, dove tra le poche strutture di accoglienza ci sono quelle gestite dalla Caritas, che tra le baraccopoli della capitale offre un minimo di protezione a donne e minori, i gruppi più vulnerabili.

Nonostante l'avvio, nel 2018, del Piano regionale finanziato con 45 milioni di euro dall'OIM, il numero dei migranti in cammino in questa parte del mondo continua a crescere.

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