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Bosnia, quale futuro per gli ex foreign fighters?

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"Non perdona suo figlio per quello che ha fatto?"

"Non posso. Non merita il perdono".

Quando Sefik seppe che suo figlio Ibro aveva viaggiato in Siria per combattere tra i ranghi dello Stato Islamico, ebbe sensazioni mai provate prima: "Continuavo a sperare che una granata lo facesse saltare in pezzi".

Ibro aveva 19 anni quando lasciò la Bosnia Erzegovina. La fotocopia di una foto dal figlio di quando era bambino è la sola sua immagine che il padre abbia conservato. Per lui, dice, è sparito per sempre.

"Se avessi un figlio sarebbe qui con me. Quando hanno emesso la sentenza, un giornalista mi ha chiesto se avevo saputo della condanna a 4 anni di carcere. Gli ho risposto che se dipendeva da me gli avrei dato la pena di morte".

Sono migliaia, secondo alcune stime, gli uomini e le donne partiti dai paesi europei per combattere con i fondamentalisti islamici. Ora che lo Stato islamico appare sconfitto sul piano militare, i governi di molti stati hanno cominciato a rimpatriarli. Sarajevo si era impegnata a farlo entro la fine dell'anno scorso.

Anelise Borges: "Sette degli uomini rientrati in Bosnia sono comparsi in questo tribunale per venire giudicati. La Bosnia è stata tra i primi paesi europei a prevedere pene fino a 10 anni di carcere per i cittadini che abbiano combattuto all'estero o abbiano reclutato altri combattenti".

Fahrudin Radoncic, ministro dell'interno della Bosnia Erzegovina: "È un nostro obbligo legale quello di rimpatriare i nostri cittadini. Siamo consapevoli dei rischi per la sicurezza ma siamo pronti a correrlo".

Una posizione, questa, non condivisa dalle autorità della Republika Srpska, l'entità a maggioranza serba che fa parte della federazione bosniaca. Dragan Lukac. ministro dell'Interno della Republika Srpska: "Penso che ci sia molta pressione sulla Bosnia e sul Kosovo dai paesi della coalizione e in particolare dagli Stati Uniti che hanno tenuto molti terroristi dell'ISIS nei loro campi. Quindi, avendo deciso di chiuderli, gli Usa stanno spingendo altri paesi ad accogliere i loro cittadini ".

Washington, annunciando il ritiro delle proprie forze dal nord-est della Siria aveva fatto appello ai governi europei perché si riprendessero i loro concittadini, sollevando da subito le perplessità di paesi come Francia e Germania, dubbiosi sulla configurabilità giuridica di eventuali reati compiuti in Siria o in Iraq.

Quello della giustizia appare come un passaggio decisivo, nella gestione degli ex foreign fighters, rispetto ai quali assume importanza anche la definizione di un percorso di riabilitazione. Per questo le autorità bosniache puntano a coinvolgere le famiglie di origine, molte delle quali si sono già dette disponibili. Restano tuttavia le eccezioni, di tanti che non sono ancora pronti a perdonare.

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