ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Vucic: "Aspettiamo che l'Ue decida una volta per tutte se vuole integrare la Serbia oppure no"

euronews_icons_loading
Vucic: "Aspettiamo che l'Ue decida una volta per tutte se vuole integrare la Serbia oppure no"
Diritti d'autore  euronews
Dimensioni di testo Aa Aa

La porta dell'Unione europea rimane chiusa per la Serbia, senza prospettive chiare su quando potrebbe aprirsi. Belgrado tiene in vita le sue aspirazioni all'adesione, ma al tempo stesso rafforza i legami con la Russia. In patria il presidente Aleksandar Vucic deve fare i conti con le proteste contro la corruzione e per la libertà dei media. Il presidente Vucic è con noi a Davos per discutere di questi argomenti.

Il contenuto della politica "è più importante" della libertà di stampa

Le proteste proseguono da più di un anno, e adesso che lei è qui questo appare come una macchia sulla sua reputazione nel momento in cui lei incontra i leader mondiali. Allora che messaggio ha per i leader qui a Davos?

"Non ho grossi problemi con le proteste. Sono un modo democratico di esprimere posizioni politiche, atteggiamenti politici. Abbiamo permesso ai nostri avversari politici di organizzare proteste per più di un anno. Ma secondo gli ultimi sondaggi i nostri consensi sono in crescita, i loro molto ridotti. Perché i vostri spettatori siano informati, ecco le cifre: 53 per cento per noi e 8,5 per cento per loro".

Quest'anno ci sono le elezioni politiche...

"Avremo le elezioni politiche entro la fine di aprile quest'anno, e va bene. Succede in tutto il mondo ed è un bene che succeda, perché in questo modo hai la possibilità di confrontare la tua politica con la politica degli altri".

Ma lei non potrà confrontarsi con la politica degli altri perché l'opposizione sembra voler boicottare il voto. Questo non delegittimerebbe l'elezione?

"No, perché ci sarà comunque una forte affluenza. Molto maggiore di quanto molti potrebbero aspettarsi. Hanno il diritto di farlo. Che vogliano boicottare le elezioni o partecipare, possono farlo. Noi abbiamo fatto del nostro meglio per soddisfare tutte le loro richieste, e tutte le richieste dell'Unione europea riguardanti le condizioni necessarie alle elezioni. Ora sta a loro decidere".

Ma che cosa risponde agli osservatori indipendenti? Penso a Transparency International, Freedom House... Dicono che lei e il suo governo siete crollati nelle loro classifiche e parlano, come dicevamo prima, di mancanza di libertà dei media. E dicono che lei ha cercato di accumulare troppo potere, capitalizzando sulla sua posizione di presidente per mentenere la presa sul potere. Questo è antidemocratico.

"Certo che è antidemocratico. Non è quello che sto facendo. È per questo, a dire il vero, che abbiamo fatto molto per migliorare le precondizioni elettorali, in particolare per quanto riguarda i media, ma in realtà il 90 per cento dei serbi usa i social network, e su quelli non ci sono restrizioni. Ma se si definisce tutto attraverso i media, e quella diventa l'unica questione importante, si perde".

Ma la libertà di stampa è uno dei pilastri della democrazia...

"È uno dei pilastri della democrazia, ma non è il contenuto della politica, e il contenuto è più importante".

La Serbia resta "impegnata nel percorso verso l'Ue"

Lei incontrerà membri dell'amministrazione Trump in un momento di crescente instabilità nella regione dei Balcani. Che cosa dirà loro?

"Li ringrazierò perché hanno lavorato con noi all'apertura di un volo diretto fra Belgrado e Pristina. Grazie mille al consigliere per la sicurezza nazionale O'Brien e all'inviato Usa Richard Grenell. Questo è quello che facciamo insieme".

Questo è in fase di accordo. Quando cominceranno questi voli?

"Penso che succederà nei prossimi mesi".

Naturalmente questo è fondamentale per le vostre relazioni con il Kosovo, e per le vostre speranze di adesione all'Unione europea. Realisticamente, riesce a vedere una normalizzazione delle relazioni con il Kosovo, viste le tensioni fra i vostri due territori?

"La Serbia non è entusiasta, ma restiamo impegnati in un percorso verso l'Unione europea perché non vediamo nessuna vera alternativa a questo percorso. E questo è di grande importanza per i serbi e per lo Stato serbo. Ma, vede, siamo su questo percorso già da vent'anni. Penso che, a parte la Turchia, nessun altro paese abbia aspettato così tanti anni".

L'Ue deve "decidere in modo definitivo se voglia integrare la Serbia"

Perché vi stanno facendo aspettare così tanto?

"Qualcuno potrebbe dire che sono stati fatti molti errori. Ma tendo a essere d'accordo sul fatto che sia stato principalmente a causa delle relazioni fra Belgrado e Pristina. Però, anche oggi, ne ho parlato non solo con rappresentanti dell'Unione europea ma anche con Mike Pompeo. Ho chiesto: ok, anche se facessimo un accordo con Pristina, se trovassimo una soluzione di compromesso, sarebbe abbastanza per ottenere l'adesione all'Unione europea? E nessuno dei rappresentanti dell'Unione europea e nemmeno degli Stati Uniti, visto che stanno collaborando a stretto contatto gli uni con gli altri, ha potuto confermare che entreremmo nell'Unione europea, e questo significa che dobbiamo aspettare che l'Unione europea decida in modo definitivo se voglia integrare la Serbia oppure no".

Lei ha detto che i serbi stanno perdendo l'appetito per l'Unione europea. È vero anche per lei, visto che siete in questa situazione di stallo da diversi anni?

"Be', se chiede a me personalmente se salto dalla gioia per le relazioni con l'Unione europea e tutto quel che hanno dato recentemente al mio paese, posso dirle che non salto dalla gioia, ma sono profondamente grato all'Unione europea perché ci hanno aiutati molto in occasione delle terribili inondazioni del 2014. Sono molto grato perché continuano a sostenere le riforme. Hanno sostenuto le nostre riforme finanziarie ed economiche. E per presentare la Serbia sotto una luce un po' migliore, bisogna dire che la Serbia è leader nel tasso di crescita. L'anno scorso abbiamo avuto il 4,4 per cento, quest'anno il 4,1. Abbiamo un avanzo nel nostro bilancio per il quarto anno consecutivo. Siamo di gran lunga la maggiore economia dei Balcani occidentali e andiamo sempre meglio".

"Sono stufo di farmi dare lezioni sulle nostre relazioni con Russia e Cina"

Le vostre relazioni con la Russia sono migliorate. Ma arriverà un momento in cui dovrete decidere fra Mosca e l'Unione europea. Lei dice sempre che può gestirle entrambe, ma l'adesione all'Unione europea in realtà richiede un allineamento in termini di politica estera.

"Sa qual è il vostro problema? Il vostro problema, e il problema della maggior parte dei media occidentali, è che avete uno schema mentale. 'Lei ha un buon rapporto con Mosca', dite. Sì, ce l'ho, e intendo continuare ad averlo. E a dire il vero, sono stufo di farmi dare lezioni da tutti gli altri sulla nostra cooperazione con Cina e Russia, quando poi li vedo incontrare Xi Jinping e Putin anche più spesso di me. Fate il vostro lavoro, siete stati sovrani, la Serbia è uno stato sovrano. Noi facciamo il bene del nostro popolo e del nostro paese".