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Sirte, si combatte. ONU: "Stop mercenari in Libia"

Sirte, si combatte. ONU: "Stop mercenari in Libia"
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Le immagini diffuse su Twitter dal governo di Tobruk mostrano una Sirte in cui regna la calma, eppure nella città costiera si continua a combattere, in un quadro di incertezza in cui si susseguono notizie contraddittorie.

Dopo che ieri le forze del generale Haftar avevano annunciato la conquista della città, fino ad allora controllata dal governo di al-Serraj, sono piovute le smentite. Il capo del gruppo di contatto russo per la Libia ha parlato di una controffensiva delle forze di Tripoli, che hanno fatto decine di prigionieri e ucciso una cinquantina di miliziani, ma ha anche aggiunto che la situazione può rapidamente cambiare.

L'esercito fedele a Haftar afferma di aver preso il controllo di al-Waskha, a un centinaio di chilometri da Sirte, e di stare compiendo manovre in direzione di Misurata, la principale delle città libiche che sostengono il governo di Tripoli.

Da ieri sono arrivati in Libia gli uomini armati dalla Turchia e schierati a sostegno di al-Serraj. Nonostante il presidente Erdogan abbia parlato di missione "per mantenere la calma" e non per fare la guerra, ci si domanda che ruolo potranno avere sul terreno nei giorni a venire.

Chi si dice preoccupato per il rischio che presenze straniere accrescano le difficoltà di una soluzione politica è l'inviato dell'ONU per la Libia Gassan Salamè: "Ci sono abbastanza armi in Libia che non ne servono altre, ci sono abbastanza mercenari, dunque basta mandare mercenari. Stop a ogni tipo di interefenza straniera".

Un concetto analogo lo ha riferito a Bruxelles il ministro italiano degli Esteri Di Maio: "C'è una guerra per procura. Bisogna cessare tutte le interferenze, ci sono paesi che interferiscono con quella guerra civile facendola diventare una proxy war. Il nostro lavoro da domani come Unione europea sarà coeso. L'Unione europea parlerà e deve parlare con una sola voce".

Nonostante l'auspicio di Di Maio, la sensazione tuttavia è che sul dossier libico manchi una visione europea da proporre alle parti in conflitto, e che in relazione a quanto sta accadendo in quel paese le posizioni politiche vengano decise più dalle capitali dei paesi membri che da Bruxelles.

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