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La strage di piazza Fontana 50 anni fa: il primo atto della strategia della tensione

La strage di piazza Fontana 50 anni fa: il primo atto della strategia della tensione
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Alle 16.30 circa di venerdì 12 dicembre 1969, una potente bomba esplose nel salone centrale della Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano, a piazza Fontana. L’esplosione uccise diciassette persone facendole a pezzi e ne ferì una novantina. L’attentato inaugura la strategia della tensione che produsse migliaia di attentati in Italia, se ne calcolano da allora e fino al 1980, ben 12.690 tutti a sfondo politico, che causarono 362 morti e quasi 4500 feriti (morti e feriti per mafia esclusi).

L'inizio del terrore

Qualche minuto prima dell’esplosione di piazza Fontana un ordigno venne rinvenuto nella sede della Banca Commerciale di piazza della Scala a Milano. Tra le ore 16.55 e le 17.30, altre esplosioni si verificarono a Roma: una all'interno della Banca Nazionale del Lavoro di via San Basilio, un'altra sull'Altare della Patria di piazza Venezia. L’Italia era sotto attacco.

Il balletto dei depistaggi

Dopo aver inizialmente imboccato la "pista anarchica" le indagini si concentrarono su alcuni esponenti del gruppo padovano dell'organizzazione di estrema destra Ordine Nuovo e coinvolsero esponenti di punta dei servizi segreti. Nessun' altra democrazia occidentale ha conosciuto nella seconda metà del Novecento, fenomeni di tale portata e gravità o anche solo assimilabili a quelli italiani: l’assassinio (quello che in alta percentuale si esercitava sparando sul mucchio anche senza selezionare le possibili vittime) divenne strumento sistematico di azione politica, inoltre la violenza (che la classe dirigente esecrava ) condannata a parole, nei fatti veniva tollerata (in certi settori del potere) e in alcuni casi incoraggiata.

Il fallimento della giustizia italiana

L’ultima beffa risale al 2005 quando la Corte di Cassazione attribuì definitivamente la strage al gruppo eversivo neofascista di Ordine Nuovo, ma dichiarando non punibili i responsabili, Franco Freda e Giovanni Ventura, in quanto già definitivamente assolti anni prima, nei precedenti giudizi. A riprova che la strage di piazza Fontana fosse il preludio di un golpe di estrema destra planano le parole dell’allora segretario politico della Democrazia Cristiana Arnaldo Forlani, dette circa due anni dopo la strage inaugurale di Milano ( Forlani le pronunciò a La Spezia il 5 novembre del 1971): "E’ stato operato il tentativo forse più pericoloso che la destra reazionaria abbia tentato e portato avanti dalla Liberazione ad oggi (...) questo tentativo disgregante è stato portato avanti con una trama che aveva radici organizzative e finanziarie consistenti e che ha trovato la solidarietà probabilmente non soltanto nell’ordine interno ma anche internazionale, questo tentativo non è finito, questo tentativo è ancora in corso".

La stagione delle bombe

Fra il luglio 1970 e il maggio 1973 vi furono numerosi attentati dinamitardi, in tre casi si arrivò alla strage: il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro (RC), il 31 maggio 1972 a Peteano di Sagrado (GO) e il 17 maggio 1973 alla questura di Milano. Il 28 maggio 1974 le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil insieme al Comitato permanente antifascista di Brescia avevano indetto uno sciopero generale, in seguito agli episodi di violenza messi in atto da gruppi neofascisti, numerosi attentati erano infatti stati compiuti, nei mesi precedenti, in Lombardia, Emilia e Toscana. Poco dopo le ore 10:00, mentre in Piazza della Loggia stava parlando il sindacalista della Cisl Franco Castrezzati, scoppiò una bomba che era stata collocata in un cestino per i rifiuti, sul lato est, sotto i portici. Ci furono 8 morti e 103 i feriti.

L'Italicus

Il 4 agosto del 1974, nel cuore della notte il treno Italicus, che era partito da Roma e avrebbe dovuto raggiungere Monaco di Baviera, mentre usciva da una delle gallerie della Direttissima, sul tratto ferroviaria tra Firenze e Bologna, venne investito dall'esplosione di una bomba che era stata collocata nel secondo scompartimento della quinta carrozza. I morti furono 12, i feriti 44. L'apoteosi delle stragi che vennero ricondotte ad ambienti eversivi della destra neofascista resta la bomba alla stazione centrale di Bologna nell’agosto del 1980 (85 morti e 200 feriti).

Destabilizzare per imporre poteri forti

Intanto per la sua gravità e la violenta irruzione sulla scena della cronaca criminale italiana che ne faceva trapelare la rilevanza politica, la strage di piazza Fontana divenne l'incipit di un progetto eversivo meditato che si articolò attraverso gli altri attentati di quello stesso anno e a seguire. L'obiettivo - come emerge bene dalle sentenze che ne seguirono - era seminare il disordine e il terrore per evocare sbocchi di tipo autoritario e anticomunisti. Sono stati inoltre accertati, come è scritto nella relazione della Commissione Stragi «accordi collusivi con apparati istituzionali».

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