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L'Alta Savoia tra spie e informatori: GRU, ma non solo

L'Alta Savoia tra spie e informatori: GRU, ma non solo
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"Sarà perché gli piace il freddo, si ambientano meglio".

Se chiedi "nel giro" perché così tanti russi si rifugino nelle zone alpine tra Francia e Svizzera, la battuta ricorrente è quella.

E forse c'è anche un po' di verità.

Molti anni fa, Vladimir Bukovsky - un ex dissidente sovietico che era riuscito a trafugare migliaia di pagine dagli archivi del KGB - mi disse che Putin, appena asceso al potere, aveva immediatamente riattivato le cellule dormienti dei servizi russi in Occidente. Pare che i fatti degli anni successivi gli abbiano dato ragione.

Spie, agenti, informatori, doppiogiochisti e manipolatori di varia natura - e dietro di loro tutti quelli che da loro vogliono sapere qualcosa - affollano paeselli innevati e silenziosi, dove in fondo non destano nemmeno troppi sospetti perché in zona ci sono prestigiose piste da sci, con i loro alberghi dalla facoltosa clientela internazionale. E a pochi passi c'è Ginevra, città internazionale per definizione.

E anche se la cellula del GRU scovata dalle parti del lago Lemano in questi giorni e rivelata da Le Monde colpisce per operatività e sembra che abbia fatto riferimento ad aeroporti più distanti, come Lione o Parigi, resta il fatto che è da molto che i russi bazzicano quelle parti (e Ginevra è un luogo cruciale, da raggiungere a volte con lunghi giri, simulando altre destinazioni).

Prendiamo Cluses, per esempio: cittadina discreta, poco più di 15.000 abitanti, con diversi 'hameau' abbastanza isolati e belle piste da sci a due passi (Samoens, Le grand Massif), ma non tanto prestigiosa da essere sempre al centro dell'attenzione. E soprattutto è a 45 minuti d'auto da Ginevra grazie all'autostrada che passa a poca distanza dal paese. E se vai in direzione opposta arrivi a Chamonix, attraversi il tunnel del Monte Bianco e sei in Italia. Puoi lasciare l'auto, prendere un treno e far perdere più o meno facilmente le tue tracce.

Ma da Cluses non ci si mette molto nemmeno per andare a Marsiglia, e da lì alla Costa Azzurra dove in stagione (e anche un po' fuori stagione) il russo è la lingua più parlata, appena dopo il francese: oligarchi, mafiosi e personaggi di contorno affollano la zona da anni. E che di contatti tra una categoria e l'altra, tra spie e oligarchi e in qualche caso anche mafiosi, ce ne siano è abbastanza ovvio. Anche perché chi informa gli uni spesso informa anche gli altri, chi rende servigi agli uni serve anche gli interessi degli altri, in un costante gioco di specchi in cui si finisce per non capire davvero chi stia con chi e perché.

E se i rifugiati russi vanno soprattutto nel Regno Unito, dove si sentono più protetti, in Francia è sempre stata in qualche modo tollerata la presenza di personaggi che - non essendo ufficialmente rifugiati - possono mantenere i contatti con la madrepatria russa e quindi rendersi - consapevolmente o meno - utili all'intelligence francese. Ma anche a quella britannica, per esempio.

E così proprio Cluses divenne meta di pellegrinaggio - agenti che sorvegliavano agenti, analisti, giornalisti - perché lì viveva un certo Evgeny Limarev: figlio di un alto ufficiale dell'SVR - i servizi segreti esterni russi* - e a sua volta membro di "Sistema", in seno allo stesso SVR, in cui era stato anche istruttore antiterrorismo.

Il suo contributo fu fondamentale per la concessione dell'asilo nel Regno Unito a un oligarca russo, poi balzò agli onori della cronaca poco dopo l'omicidio Litvinenko, quando si venne a sapere che era una delle fonti di Mario Scaramella e quindi della Commissione d'inchiesta sul dossier Mitrokhin. Testimone non sempre attendibile, che uscì allo scoperto rilasciando anche alcune interviste, dava comunque ai servizi che lo interrogavano un grande vantaggio: se le informazioni di Litvinenko arrivavano fino al 2000, lui garantiva copertura anche sui sei anni successivi.

Ricorderete che quando Litvinenko scoprì di essere stato contaminato dal Polonio aveva da poco incontrato Scaramella, che disse di averlo voluto vedere per avvertirlo, sulla base di informazioni raccolte proprio da Limarev. Quest'ultimo negò di avergli fornito informazioni ma dalle perquisizioni effettuate da Scotland Yard insieme ad agenti francesi nella sua abitazione furono trovati riscontri inequivocabili alla versione dell'italiano.

Furono settimane, insomma, in cui a Cluses si vide un po' di folla. Poi su Limarev ricadde l'oblio e la cittadina ritrovò la sua tranquillità. E il suo freddo.

Se ne allontanò l'attenzione mediatica, mentre a pochi chilometri da lì, più a valle, altri russi stabilivano la loro base operativa, stando a quanto emerge in queste ore sulla cellula del GRU.

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*L'SVR, il servizio estero russo, è stato fondato nel 1991 ed è l'erede del Primo Direttorato Centrale del KGB. È strutturato in sette direttorati. Poi ci sono il GRU, cioè il servizio segreto militare, fondato nel 1918, considerato l'élite dei servizi e solitamente avvolto dalla massima segretezza (almeno fino al coinvolgimento nel caso Skripal); e l'FSB, il più diffuso: erede diretto del KGB, è stato più volte riformato da Putin e ha nove direttorati. E tra le agenzie minori, il dodicesimo direttorato del Ministero della Difesa, che si occupa principalmente di sicurezza nucleare; l'FSO che si occupa della sicurezza delle personalità pubbliche; il GUSP, a protezione delle infrastrutture; l'FSKN (lotta al narcotraffico); l'FTS (dogane); l'FSKA che si occupa della produzione e commercio illegale di alcoolici; e il Rosfinmonitoring, l'intelligence finanziaria.