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Le prossime vittime del cambiamento climatico sono già nate: sono i nostri bambini

Le prossime vittime del cambiamento climatico sono già nate: sono i nostri bambini
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Reuters/Adnan Abidi
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Le generazioni che più saranno vittima del cambiamento climatico sono già nate: secondo un rapporto pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet, frutto della collaborazione di 120 esperti di 35 istituzioni come l’Oms, i mutamenti del pianeta stanno già danneggiando la salute dei bambini di oggi.

I nati in questi anni sono la generazione che più subirà gli effetti del cambiamento climatico, denuncia la rivista, a meno che non si riesca a raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale. In quel caso, allo scoccare del suo sesto compleanno, un bambino nato oggi nel Regno Unito, per esempio, assisterebbe alla fine dell'ultilizzo del carbone, con la crescita dell'energia solare ed eolica che si tradurrebbe in aria più pulita per tutto il paese. Mentre un bambino nato in Francia, come raccontato dallo studio, riceverebbe come "regalo" per il suo 21esimo compleanno città più sane e vivibili, dicendo addio alle auto a benzina e a diesel.

Altrimenti, se l'accordo di Parigi non dovesse essere rispettato, The Lancet spiega bene i rischi maggiori a cui sono esposte le generazioni appena nate: prima di tutto il pericolo di un'emergenza alimentare. Con l'aumento delle temperature, secondo lo studio, i raccolti si ridurranno, facendo lievitare i prezzi dei prodotti alimentari. Basti pensare che la resa media globale di mais e riso è diminuita negli ultimi 30 anni del 4%.

Poi l’aumento delle malattie infettive: il 2018, come si legge nel rapporto, è stato il secondo anno più favorevole, dal punto di vista climatico, alla diffusione di alcuni batteri che causano malattie, come il Vibrio bacteria. Come se ciò non bastasse, per tutta l'adolescenza i nati di oggi sarebbero minacciati dall’inquinamento atmosferico, destinato a peggiorare, così come dall’aumento del rischio di incendi.

"Quest'anno, gli effetti sempre più rapidi dei cambiamenti climatici sono più chiari che mai", spiega il professor Hugh Montgomery, copresidente del progetto e direttore dell'Institute for Human Health and Performance dell'University College di Londra. "Pensiamo alle temperature registrate in Europa occidentale, agli incendi in Siberia, Queensland e California che hanno scatenato asma, infezioni respiratorie e colpi di calore. Mentre i livelli del mare stanno aumentando ad un ritmo sempre più preoccupante" conclude lo studioso.

Di più, secondo il rapporto se non si cercherà di porre freno alle emissioni di CO2 i bambini di oggi dovranno affrontare un mondo più caldo di 4°C allo scoccare del loro 71esimo compleanno: solo un taglio del 7,4% su base annua delle emissioni di CO2 fossile dal 2019 al 2050 limiterà, secondo il rapporto, il riscaldamento globale bloccando l'aumento delle temperature all'ambizioso obiettivo di 1,5°C, rispetto ai livelli preindustriali, previsto dall'accordo di Parigi.

Nonostante la portata della sfida, lo studio offre qualche motivo di cauto ottimismo: la crescita delle energie rinnovabili ha rappresentato il 45% della crescita totale della produzione di energia elettrica nel 2018 (il 27% è dato da energia eolica e solare), mentre l'uso dell'elettricità come combustibile per il trasporto stradale è cresciuto di quasi il 21% a livello mondiale dal 2015 al 2016; mentre l'elettricità a basse emissioni di carbonio ha rappresentato, spiega infine il rapporto, un terzo della produzione totale di elettricità nel 2016

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