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Bosnia, si teme la "catastrofe umanitaria" nel campo migranti di Vucjak

Bosnia, si teme la "catastrofe umanitaria" nel campo migranti di Vucjak
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Usman Ali è arrivato a piedi in Bosnia, lasciando il Pakistan con il fratello sedicenne per quella che spera sia una vita migliore nell'Europa occidentale.

Ma ora è bloccato in un insediamento di tende a Vucjak - un'ex discarica a 8 chilometri dal confine croato - e non è in grado di continuare il suo viaggio verso la destinazione desiderata: l'Italia.

Come molti altri migranti, il pachistano è stato fermato alla frontiera dalla polizia croata ed è stato inviato direttamente alla vecchia discarica.

Ali spiega che le condizioni di vita a Vucjak, un campo istituito dalle autorità locali bosniache, sono "terribili".

"Siamo senza acqua, senza elettricità, senza riscaldamento", racconta a Euronews tramite Whatsapp.

Anche il cibo, spiega il migrante venticinquenne, la maggior parte dei giorni non basta: solo la Croce Rossa si occupa di rifornire il campo con gli alimenti per tutti i giorni. Medici senza frontiere, invece, ha creato una clinica medica per offrire assistenza agli abitanti del campo.

Reuters/Marko Djurica
L'attesa per ricevere il pasto nel campo di VucjakReuters/Marko Djurica

Ali, ormai da due mesi nel centro, è una delle centinaia di altri migranti provenienti dal Medio Oriente e dall'Asia ora bloccati nella morsa del freddo a Vucjak.

Da quando Croazia, Ungheria e Slovenia hanno chiuso le loro frontiere, il numero dei migranti arrivati in Bosnia si è alzato vertiginosamente.

Dal 2018, secondo i dati dell'Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), più di 40mila migranti sono stati registrati in Bosnia Erzegovina.

Ora ci sono 7mila migranti nel paese, che sono solo in transito.

"Direi che il 99% delle persone in Bosnia Erzegovina sono qui perché vogliono attraversare la Croazia, la Slovenia, l'Italia per rimanerci o continuare ancora il viaggio", ha detto Peter Van der Auweraert, coordinatore dei Balcani occidentali per l'Oim.

La minaccia dell'inverno

A preoccupare gli operatori umanitari è soprattutto l'inverno: secondo Van der Auweraert, l'Oim mette a disposizione 4.200 posti letto negli alloggi ufficiali, ma il problema è che i restanti 2.800 migranti dormono in condizioni difficili in insediamenti come Vucjak.

L'Oim e altre ong hanno segnalato alle autorità locali la mancanza di alloggi, ma non hanno ancora ricevuto una risposta adeguata.

Secondo l'operatore umanitario, il problema non fa che peggiorare con l'abbassamento della temperatura. Si teme che il rischio di morte aumenti se i migranti verranno lasciati lì al campo durante i mesi più freddi.

Le condizioni a Vucjak sono "al di sotto degli standard e certamente non adeguate per l'inverno" conclude l'operatore.

Reuters/Marko Djurica
Due bambini fotografati nel campoReuters/Marko Djurica

Nihal Osman, vice coordinatore di Medici senza frontiere sul campo per la Serbia e la Bosnia, ha spiegato a Euronews che la capacità ricettiva del campo va aumentata urgentemente, ma anche che la chiusura del campo stesso è necessaria perchè non un posto "adatto agli esseri umani" e "non resisterà all'inverno".

Come se l'aggravarsi delle condizioni di sopravvivenza nel campo di Vucjak non preoccupasse già le organizzazioni umanitarie, i funzionari della città bosniaca nord-occidentale di Bihac hanno minacciato di chiudere il centro per gli immigrati di Bira, situato in una vecchia fabbrica della città, già la prossima settimana.

Per Van der Auweraert, questa sarebbe una decisione "catastrofica".

"Se questa decisione fosse presa e applicata, aggiungerebbe alle persone che attualmente dormono fuori - diciamo che sono 2.000 - nel campo di Vucjak altre 1.300 persone che non hanno un posto dove andare. Il che sarebbe ovviamente catastrofico per i migranti e per la popolazione locale, perché i rifugiati non potranno resistere al freddo e c'è anche il rischio che provino ad entrare nelle case".

Perché i funzionari bosniaci hanno creato il campo di Vucjak?

L'insediamento di Vucjak è stato creato dal consiglio comunale di Bihac quando la popolazione locale si è mostrata insofferente verso la crescente presenza di immigrati.

"Capisco la frustrazione di una città come Bihac che ha ricevuto molti migranti pur avendo pochi spazi per accoglierli", ha dichiarato Van der Auweraert.

Tuttavia l'operatore umanitario ricorda pure come il campo non sia attrezzato per ospitare i migranti. A luglio le Nazioni Unite hanno condannato la decisione bosniaca di trasferire i migranti a Vucjak.

Van der Auweraert non comprende perché il consiglio comunale abbia deciso di portatare a termine il piano di trasferimento dei migranti nonostante i primi avvertimenti, visto che l'arrivo di nuove persone, a detta dell'operatore, causerebbe un "disastro umanitario".

I rischi al campo non sono pochi: ci sono quelli di tipo sanitario, e poi il pericolo di incendi legati al sito, che manca di acqua corrente e di elettricità. Come se non bastasse, i boschi vicini sono disseminati di mine risalenti alle guerre jugoslave degli anni '90.

Osman ha confermato infine che alcune malattie, come la scabbia, sono in aumento, legate alle cattive condizioni di vita del campo.

Quali sono le soluzioni?

Gli operatori umanitari dell'Oim e di altre ong hanno chiesto alle autorità locali di fermare i piani di chiusura del campo di Bira e di fornire ulteriori alloggi per i migranti che dormono a Vucjak e in altri luoghi.

Van der Auweraert non mette in dubbio che la ricerca di soluzioni a questa crisi incombente è alla portata delle autorità locali, il vero interrogativo è se sono davvero determinate ad agire.

"Le risorse economiche sono lì, l'Unione Europea si è impegnata a sostenere altri centri per i migranti, le risorse umane ci sono, l'Oim e altre organizzazioni sono pronte a fornire sostegno già da domani", ha affermato.

Dal 2018 l'Unione europea ha stanziato 34 milioni di euro per aiutare la Bosnia a gestire la crisi migratoria.

"È un vero peccato che siamo arrivati a questo punto: ci sono stati gli avvertimenti, le risorse c'erano, assieme a diverse pressioni politiche, ma tutto si è risolto nell'inazione" ha concluso Van der Auweraert.

Reuters/Marko Djurica
Il campo di VucjakReuters/Marko Djurica

Che cosa impedisce ai funzionari bosniaci di trovare una soluzione alla crisi?

Il coordinatore umanitario ha affermato che il primo ostacolo da affrontare per impedire che si arrivasse a questo è stato la struttura, decentrata, del governo bosniaco.

"Abbiamo dovuto farci strada attraverso il governo federale, il governo statale, le autorità comunali e quelle municipali".

Qualsiasi decisione sull'assegnazione di alloggi supplementari è presa a livello statale, mentre la decisione di chiudere il campo di Bira viene presa dal consiglio comunale di Bihac.

Van der Auweraert ha aggiunto che, poiché l'attuale situazione politica in Bosnia è in mutamento, le cose sono ancora più complicate del normale.

Anche le elezioni locali, secondo il coordinatore dell'Oim, rendono le cose più difficili.

"A livello comunale, ci sono pochissimi politici disposti a prendere posizione e dichiarare che sono pronti ad offrire alloggio per i migranti nella loro località".

In definitiva, sembra che "non ci sia nessuno che possa prendere una decisione" sulla questione dei migranti, ha concluso Van der Auweraert, ammettendo che la situazione deve toccare il fondo prima di potere ottenere anche un minimo miglioramento: "Nessuno vuole che i migranti muoiano in inverno e se non troviamo una soluzione in fretta lo faranno. Le condizioni metereologiche che stanno precipitando faranno capire alla gente che dobbiamo prendere delle decisioni".

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Il fuoco acceso nel campo da un migrante per resistere al freddoReuters/Marko Djurica

Qual è stata la risposta del governo?

Il Ministero degli Interni della Bosnia, interpellato da Euronews, ha spiegato che intende aprire nuovi campi per i migranti, uno in Bosnia occidentale e l'altro vicino a Sarajevo, specificando che ora è in attesa dell'approvazione, da parte delle autorità locali, dei posti specifici dove ospitare i migranti. Che proprio queste autorità siano spesso l'ostacolo più grande all'apertura di nuovi centri non è un segreto: nel 2018 Euronewsha intervistato Suhret Fazlic, il sindaco di Bihac, che aveva dichiarato che i nuovi migranti che arrivano a Bihac "devono essere fermati", aggiungendo che la città dovrebbe anche ottenere un risarcimento per i danni che le sono stati causati dall'immigrazione.

Il sindaco ha sostenuto che il problema dei migranti è un "problema europeo" e che "paesi come Croazia, Italia, Austria, Germania (....) dovrebbero accogliere queste persone" perché alla fine tutti hanno interesse a raggiungere quei posti.

Così, mentre le autorità non riescono ancora a trovare un rifugio adeguato per gli oltre 2.000 migranti che dormono all'addiaccio nel campo di Vucjik, cosa intende fare Ali quest'inverno? Cercare di attraversare di nuovo il confine, naturalmente.

"Mi metto in gioco di nuovo", ha detto. La parola "gioco" è diventata per alcuni migranti il termine con cui si indica il tentativo di attraversare il confine, che per molti migranti è diventato un "gioco" crudele, ha spiegato Ali.

"Inshallah, questa volta posso farcela", ha concluso prima augurare la buona notte.

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