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Barcellona ha imparato da Hong Kong? Confronto tra le due proteste

Barcellona ha imparato da Hong Kong? Confronto tra le due proteste
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REUTERS/Albert Gea
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Poche ore dopo la sentenza che ha condannato i leader indipendentisti catalani a pene detentive tra i 13 e i 9 anni, una manifestazione di protesta ha raggiunto l'aeroporto di Barcellona. Di certo non si è trattato della prima protesta per la causa indipendentista, ma mai fino a lunedì scorso l'aeroporto di El Prat era stato preso di mira.

Alcuni hanno paragonato le immagini viste allo scalo internazionale catalano con quelle provenienti da Hong Kong. Qui, ad agosto, migliaia di persone hanno costretto la direzione a tagliare centinaia di voli in partenza e in arrivo dopo un'occupazione di alcuni giorni.

"Uscita" la sentenza nei confronti di Junqueras e soci, la piattaforma "Tsunami democratico" ("Tsunami democràtic") ha lanciato un appello per recarsi "immediatamente e con tutti i mezzi possibili" verso l'aeroporto di Barcellona.

La valanga di dimostranti che ha risposto al richiamo ha costretto la compagnia aerea Vueling ad annullare 120 voli.

Steve Tsang, direttore dell'Istituto cinese dell'Università SOAS, ha spiegato a Euronews che i manifestanti catalani hanno usato comprensibilmente lo stesso metodo già visto nella metropoli cantonese. "Se si spostano le proteste in un grande aeroporto internazionale - ovvero, essenzialmente ciò che hanno fatto i manifestanti a Hong Kong - si ottiene immediatamente attenzione internazionale perché si colpisce la gente che viaggia. Se l'obiettivo è quello di attirare l'attenzione internazionale, il metodo è veramente efficace".

Ma le due proteste possono essere davvero messe a confornto? Tsang ritiene che il parallelismo sia più a livello tecnico che politico. Alla base di entrambi i conflitti c'è infatti una richiesta di autonomia e indipendenza, ma quello che chiedono i manifestanti di Hong Kong non è la stessa cosa rispetto a quanto rivendicano i catalani. "Non vogliono l'autodeterminazione, hanno semplicemente chiesto al governo cinese di mantenere l'accordo in modo che Hong Kong possa continuare a godere di un alto grado di autonomia".

La Catologna, secondo Tsang, chiede autodeterminazione come via per arrivare all'indipendenza. Non solo: lo studioso aggiunge anche che Hong Kong ha a che fare con "un regime autoritario molto duro, senza tratti democratici"; in Catalogna, invece, a dispetto di tutti i problemi con il governo spagnolo, le autorità trattano "con un esecutivo democraticamente eletto".

Durante la giornata di scontri all'aeroporto sono stati 13 i feriti o contusi presi in carico dal Sistema de Emergencias Médicas (SEM); nessuna di loro in condizioni gravi.

Tsang ritiene che sia i manifestanti di Hong Kong che quelli catalani hanno sottolineato il carattere non violento delle proteste: in entrambi i casi "sono sfuggite di mano a causa della reazione della polizia".

Come sono state organizzate le proteste in Catalogna?

"Un giorno scopriremo chi c'è dietro questi movimenti di Tsunami democratico", ha affermato martedì il ministro dell'interno, Fernando Grande-Marlaska. Il suo dicastero sta già indagando.

"Tsunami Democràtic", che utilizza i social network per inviare le istruzioni ai suoi seguaci, è nato il 2 settembre scorso lanciando un account Twitter che invitava a "recuperare l'iniziativa" e utilizzare "disobbedienza civile" e la "non violenza" per rispondere alla sentenza del tribunale che sarebbe arrivata da lì ad un mese.

La segretezza che aleggia intorno al movimento emula quella già adoperata dal cosiddetto "Stato Maggiore Generale" il quale, sotto la direzione del precedente governo regionale catalano, riuscì ad organizzare il referendum sull'indipendenza del 1° ottobre 2017, dichiarato illegale da Madrid.

Non ha portavoce o leader - una caratteristica in comune con i Comitati di difesa della Repubblica (CDR) - anche se, a differenza di questi gruppi, non funziona come una somma di gruppi decentrati: esiste una matrice unica che elabora strategie e pianifica con cura i suoi messaggi.

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