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Tra Tempest e FCAS, i due assi della Difesa in Europa

Tra Tempest e FCAS, i due assi della Difesa in Europa
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I francesi, insieme a tedeschi e spagnoli, lavorano al FCAS; e gli italiani si associano al progetto britannico Tempest, insieme agli svedesi. Il modello del caccia di sesta generazione britannico è stato svelato qualche settimana fa, mentre è di queste ore la firma del memorandum d'intesa tra Italia e Regno Unito, per un progetto che coinvolge British Aerospace, Leonardo, AvioAero ed altri.

Francia, Germania, Italia e Regno Unito avevano realizzato insieme l'Eurofighter Typhoon, che avrà dunque due eredi rivali, se le cose andranno come sembra.

E se dovesse imporsi l'idea di una difesa europea, sarebbe possibile lavorare insieme? Lo abbiamo chiesto all'uomo che per AvioAero ha siglato l'accordo, Pierfederico Scarpa, Vice Presidente Strategy, Marketing and Sales:

Siamo in una fase molto preliminare. Se i due progetti continueranno ad andare avanti in parallelo, o se potranno magari i due progetti convergere o meno... Qualsiasi discorso facciamo adesso, rischia di essere molto prematuro, anche perché ci sono degli orientamenti anche politici dietro, che possono avere le loro evoluzioni e le loro dinamiche nel corso degli anni. Io vedo la parte prettamente industriale. E vedendo la parte prettamente industriale le dico che con le aziende che fanno parte di un asse, come lo ha definito lei, e dell'altro, noi abbiamo collaborazioni pluriennali. Con alcune più nel settore commerciale e civile, con altre anche e maggiormente nel settore militare. Quindi da un punto di vista industriale siamo abbastanza agnostici da questo punto di vista. Poi, questo è un mondo dove su alcuni programmi si lavora insieme e su altri si è in competizione. Ma fa parte delle caratteristiche peculiari del settore aeronautico, aerospace.

Si tratta di aerei che potrebbero essere operativi non prima di quindici anni, ed è quindi questa una fase embrionale dei due progetti, in cui si può ancora decidere di fonderli. Ma è una decisione prettamente politica che dovrebbero prendere i governi europei, e in questo anche la Brexit non aiuta. È, comunque, una fase cruciale per capire se l'Europa può o vuole aspirare a una difesa comune, anche a livello industriale, e se il Regno Unito debba considerarsi un partner perso o no. Quanto all'Italia, ha sempre tendenzialmente scelto vie alternative all'asse franco-tedesco: per un riposizionamento sulla difesa potrebbe servire un compromesso di portata più ampia.

Ecco la versione integrale dell'intervista: