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Cinema: "Citizen K" al Toronto Film Festival

Cinema: "Citizen K" al Toronto Film Festival
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Materiale di repertorio e immagini inedite, venti ore di interviste e un montaggio da spy movie: l'ultimo film del documentarista premio Oscar Alex Gibney dal titolo "Citizen K" , presentato al Toronto Film Festival, racconta cos'è successo in Russia all'indomani del crollo sovietico e del passaggio alla democrazia dell'uomo forte, Vladimir Putin.

Il film mette al centro della sua indagine Mikhail Khodorkovsky, imprenditore in esilio, considerato nel 2003 l’uomo più ricco di Russia, arrestato per frode ed evasione fiscale. Con la detenzione, durata dieci anni, è iniziata la trasformazione di Khodorkovsky da oligarca a dissidente politico, fondatore di Open Russia , organizzazione a favore della democrazia e dei diritti umani in Russia.

Nel suo film, Gibney torna alle origini del capitalismo feroce, senza regole, che ha caratterizzato l’immediato scenario della federazione russa dopo il collasso sovietico sino all'ascesa di Putin: un Paese alla mercé di un ristretto gruppo di miliardari, con il nuovo presidente che ha rimesso in discussione i privilegi concessi all’enclave di burocrati, politici e imprenditori cresciuti all'ombra di Eltsin, tra cui anche Khodorkovsky .

Il regista Alex Gibney lo descrive così: "È estremamente distante quando lo incontri per la prima volta, sia perché credo che sia un po' timido sia perché penso che abbia una enorme riserva, che è difficile da penetrare. Quindi, non sapevo bene cosa pensare di lui. Sapevo che era un tipo tosto, lo si capisce subito. Ma col tempo si sente che c'è una sorta di lato tenero in lui, che è una contraddizione".

Con la parabola ascendente di Putin, molti sono fuggiti dalla Russia prima di un epilogo difficile: non è stato il caso di Khodorkovsky. L'oligarca dissidente ha scontato dieci anni di detenzione in una prigione siberiana, al confine con il deserto mongolo. Scarcerato grazie ad un’amnistia nel 2013, ha lasciato la Russia per riparare in Germania. Ora vive a Londra, da dove continua a combattere il potere ormai ventennale di Putin.

"La prigione - dice Mikhail Khodorkovsky - mi ha completamente guarito da ogni tipo di ambizioni lavorative. A volte devo fare affari perché devo avere i mezzi per portare avanti i miei progetti. Ma ora, davvero, trovo che sia un lavoro molto noioso e poco stimolante".

Attraverso la storia di uno dei cittadini più ricchi della Russia, il film di Gibney propone la ricostruzione del sistema di potere nel Paese. Un documentario che prova a rispondere a due domande: quale ruolo hanno avuto gli oligarchi russi nella transizione e perché sono diventati il bersaglio numero di Putin.