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La guerra dell'alcol tra Estonia e Lettonia rischia di danneggiare... la Finlandia

La guerra dell'alcol tra Estonia e Lettonia rischia di danneggiare... la Finlandia
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Un negozio di alcolici a Ainazi, Lettonia, il 4 luglio 2019 - REUTERS/Ints Kalnins
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Tra Estonia e la vicina Lettonia, i due Paesi che più di tutti spendono per bere in Europa, è in corso una guerra dell'alcol: una battaglia a colpi di accise per accaparrarsi il commercio transfrontaliero di alcolici.

Lo scorso 1 luglio, in Estonia è entrata in vigore una riduzione del 25% sulle accise che gravano su birra, sidro e superalcolici al fine di scoraggiare gli estoni che si recavano in Lettonia per farne scorta (lì infatti i prezzi sono più bassi). Alla decisione del parlamento di Tallin, che metteva a rischio i fiorenti commerci di confine, Riga ha risposto la settimana successiva tagliando a sua volta le tasse sui superalcolici del 15% - anche se temporaneamente.

Poco più in là, l'ultima tessera di questo domino commerciale è la Finlandia: la riduzione dei prezzi in Estonia potrebbe aumentare i problemi legati al consumo di alcolici tra i finlandesi, che a loro volta si recano tradizionalmente nello Stato vicino a far compere.

Quanto costa comprare alcolici in Estonia e in Lettonia

Secondo calcoli dell'Estonian Institute of Economic Research, nel 2018 il salario medio di un estone era sufficiente per comprare 365 litri di birra o 56 litri di superalcolici. Con la stessa cifra, un lettone ha potuto invece comprare 770 litri di birra o 89 litri di superalcolici. A febbraio dell'anno scorso, una bottiglia di Absolut vodka da mezzo litro (40%) costava 10.99€ in Estonia, mentre si trovava a 7.99€ in Lettonia.

Il giro di affari del commercio transfrontaliero

Reuters calcola che il commercio transfrontaliero valga 45 milioni per la sola Lettonia, dove sono sorti lungo in confine grandi negozi specializzati nella vendita d'alcolici. La riduzione delle accise potrebbe portare a un buco nelle casse statali di 70 milioni di euro, ma una mancata risposta alla mossa estone di abbassare le imposte su vodka e affini avrebbe comportato per Riga una perdita ancor maggiore, intorno ai 92 milioni di euro. I prezzi degli alcolici rimarranno così più bassi in Lettonia rispetto all'Estonia almeno fino a marzo 2020.

Il problema dell'alcol in Estonia (in via di miglioramento)

Il consumo di alcol nei tre Paesi baltici - Estonia, Lettonia e Lituania - è tradizionalmente elevato e sopra la media degli Stati Ue. Il taglio delle accise sugli alcolici è una mossa alquanto sorprendente, in questo senso, e va in direzione contraria rispetto alla tendenza degli altri stati Ue.

L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda proprio proprio l'aumento delle accise come uno degli strumenti per combattere l'abuso di alcol e i problemi sanitari ad esso connessi. Per un'azione più efficace, solitamente vi si associano provvedimenti limitativi sulle campagne pubblicitarie e un rigido monopolio statale (si veda il caso di Finlandia e Svezia). Nel 2018, la Lituania - il Paese in cui si beve di più al mondo - ha introdotto una politica molto restrittiva sugli alcolici, vietando dal 2018 qualsiasi forma di pubblicità e aumentando sia le imposte sia l'età legale per bere.

Anche l'Estonia si è distinta negli anni passati per gli sforzi nel combattere il problema dell'alcolismo, e proprio l'anno scorso è stata elogiata a livello internazionale da Ue e Oms. Dieci anni fa aveva uno dei livelli di consumo di alcolici più alti al mondo, dovuto soprattutto alla disponibilità di materia prima a basso costo. Una politica di progressivo aumento delle accise, dal 2005 in avanti, associata ad altre misure sociali e per ridurre la pubblicità sugli alcolici hanno ridotto di un terzo il consumo pro-capite di alcol (dal 2008) e le morti per patologie connesse all'alcolismo hanno fatto segnare un -40%. I fattori chiave, secondo l'OMS, sono stati l'impegno personale del Ministro della Salute, la priorità data al tema durante il semestre di presidenza del Consiglio Ue (2017), le campagne mediatiche e di welfare condotte dall'esecutivo.

Il punto di svolta: il "drastico" raddoppio delle accise nel 2017

Il progressivo aumento dei prezzi dell'alcol (gli introiti in milioni di euro per le casse estoni sono passati dai 124 milioni di euro nel 2005 ai 232 del 2018) ha avuto però come effetto collaterale l'incremento del commercio transfrontaliero con la Lettonia.

Nel 2017, il primo ministro Jüri Ratas (tuttora in carica) ha promosso un'impennata delle accise sugli alcolici in due fasi. Il risultato: +87% di imposte sulle bottiglie di liquori da un anno all'altro.

Gli introiti per le casse dello Stato sono stati però minori del previsto (-55 milioni di euro) anche a causa dell'aumento delle gite per fare scorta d'alcolici in Lettonia. Il volume di affari del commercio legale di alcolici in Estonia è così diminuito del 33%: dal 2017 al 2018, la percentuale di estoni che ha dichiarato di aver comprato alcol in Lettonia - dove si va anche per fare rifornimento o comprare altri beni come materiali da costruzione - è parallelamente cresciuta dal 21% (2017) al 25% (2018).

Nel dibattito pubblico, intanto, si è fatta strada l'idea di cambiare rotta e abbassare le accise così da recuperare quei soldi finiti nelle casse dei supermarket di confine lettoni. Due dei tre principali partiti, tra cui quello conservatore EKRE, hanno inserito la questione tra i propri cavalli di battaglia nella campagna elettorale del marzo scorso.

Un terzo dell'alcol presente in Estonia viene dall'estero: non solo dalla Lettonia, ma anche dalla Polonia.

Secondo Beekmann, direttore esecutivo dell'Ong Nordic Alcohol and Drug Policy Network, il quasi raddoppio delle accise dal 2017 al 2018 è stato "troppo drastico e troppo repentino. Naturalmente le imposte sugli alcolici vanno aumentate, ma quando lo si fa troppo in fretta può essere un boomerang. L'Estonia ora deve trovare un livello di tassazione ottimale anche se non è più possibile tornare ai livelli pre-2017. La situazione è complicata, non vedo una soluzione semplice".

Quella volta che anche la Finlandia abbassò le accise (e non andò benissimo)

Nel 2004 anche la Finlandia - che dal 1969 vantava una delle legislazioni più rigide in materia di alcolici - si mise in testa di arginare il commercio transfrontaliero abbassando le imposte sull'alcol di un terzo.

Non fu un anno banale: l'Estonia entrò nell'Unione europea proprio nel 2004, e nel gennaio di quell'anno vennero abolite le quote di importazioni esentasse sulle bevande alcoliche per tutti i viaggiatori provenienti da paesi Ue. Gran parte della popolazione finlandese vive nel sud del Paese, a meno di due ore di guida dall'Estonia. Dal 1 maggio, i finlandesi iniziarono a poter portare con sé quantità praticamente illimitate di alcol per uso personale mentre prima il limite in esenzione fiscale era di un solo litro di supercalcolici oppure due litri di vino a testa.

I risultati del taglio delle accise furono drammatici: come si legge in questo studio, quell'anno, il consumo di alcolici aumentò del 10% e tra il 2004 e il 2006 le morti per malattie al fegato crebbero del 46% rispetto al periodo 2001-2003. La fascia di età più colpita fu quella delle persone più anziane.

La controffensiva lettone è solo temporanea: nel 2020 il Piano Nazionale Strategico contro l'alcol

Il primo ministro lettone Krisjanis Karins ha dichiarato che l'Estonia avrebbe violato una precedente intesa che prescriveva di non apportare modifiche alle accise senza consultazione bilaterale. Cosa che il ministro degli Interni estone, Mart Helme, ha negato.

La controffensiva sulle accise della Lettonia ha sorpreso il governo di Tallin.

Il taglio delle imposte è tuttavia una misura temporanea per tamponare gli effetti negativi sul budget della decisione estone: a marzo 2020 è attesa una revisione al ribasso della politiche fiscali sugli alcolici nel quadro del piano nazionale strategico 2020-2022 che assomiglia un po' a quello lituano: bando totale sulla pubblicità, restrizioni sugli sconti nei supermercati e sulla vendita nelle stazioni di servizio, miglioramento dell'accesso al trattamento per le dipendenze dall'alcol e sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

La soluzione si può trovare là dove è nato il problema: a Bruxelles

L'Unione europea ha da sempre l'obiettivo di rimuovere gli ostacoli al commercio: il fatto che "abbia costretto gli Stati membri ad abolire le quote di importazione di alcolici e tabacco per i viaggiatori è un esempio lampante di conflitto di interessi" rispetto alle proccupazioni per la salute pubblica, scrivono i ricercatori Pia Mäkelä e Esa Österberg. "In Finlandia, l'abolizione delle quote di importazione, mediata in gran parte dalla riduzione delle tasse, ha avuto gravi conseguenze per la salute pubblica".

Secondo Lauri Beekmann del Nordal, la chiave per risolvere il problema ce l'hanno in mano le istituzioni europee. "I limiti di quanto alcol puoi portare da uno stato all'altro sono ridicolmente alti, al momento", dice a Euronews. "Non ci si può attendere che siano gli stessi per Stati come Lettonia, Estonia e Finlandia dove i livelli di reddito sono molto diversi tra loro. Si dovrebbero rivedere le linee guida di modo che ogni Paese possa introdurre i suoi propri limiti. Invece di guerre commerciali, dovremmo avere una maggiore capacità di comprendere e una maggiore integrazione a livello europeo".

Al momento, ciascuno di noi può portare da un Paese all'altro della Ue 10 litri di superalcolici, 90 litri di vino e 110 litri di birra. I limiti che gli Stati membri possono imporre non devono andare al di sotto di queste cifre.

Sia in Estonia che in Lettonia i ministeri litigano tra loro

Euronews ha contattato sia il ministero della Salute lettone che quello per le politiche sociali estone. Entrambi sono in forte disaccordo con le decisioni dei rispettivi Ministri delle finanze. In Estonia, il responsabile del dicastero delle politiche sociali, Tanel Kiik, sottolinea che "l'obiettivo della riduzione delle accise sugli alcolici è quello di invertire il trend del commercio transfrontaliero, ma la salute e la qualità della vita del popolo estone sono più importanti. Le riduzioni delle accise sugli alcolici creano un rischio importante per la salute pubblica e possono avere conseguenze indesiderate".

Un portavoce del Ministro delle finanze estone risponde addossando la colpa alla direttiva del 2008 dell'Unione europea che regola le quantità di alcolici trasportabili oltre confine. "Non concede agli Stati membri alcuna discrezionalità o flessibilità" e "consente a qualsiasi persona di trasportare tutto questo alcol oltre frontiera tante volte al giorno, alla settimana o al mese, quante volte lo si desideri". Da Tallin sperano che il progetto di riforma presentato alla Commissione Ue nel 2017 venga "analizzato" così da poter "aggiornare" la legislazione vigente.

Anche dall'altro lato del confine, in Lettonia, al Ministero della Salute criticano la decisione di tagliare le accise. "Vorremmo richiamare l'attenzione sul fatto che la riduzione dell'accisa sulle bevande alcoliche forti non è stata approvata in alcun documento di pianificazione politica. La riduzione dell'accisa rende l'alcol più accessibile alla popolazione: non è stata sostenuta, anzi, è stata fortemente osteggiata dal Ministero della Salute della Repubblica di Lettonia. Riteniamo che questa decisione sia stata presa in fretta e senza considerare tutte le conseguenze negative a lungo termine".

Una più stretta cooperazione tra Stati baltici sul tema potrebbe essere discussa esempio in autunno durante l'Assemblea baltica dei ministeri e dei parlamenti nazionali.