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Tutte le voci e le notizie virali on line che alimentano le proteste in Iran

Un manifestante mascherato tiene in mano una foto del principe ereditario iraniano Reza Pahlavi durante una protesta a Teheran, in Iran, venerdì 9 gennaio. 9, 2026
Un manifestante mascherato tiene in mano una foto del principe ereditario iraniano Reza Pahlavi durante una protesta a Teheran, in Iran, venerdì 9 gennaio. 9, 2026 Diritti d'autore  AP/AP
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Di Malek Fouda & Euronews Farsi
Pubblicato il
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Voci e notizie non verificate si diffondono inevitabilmente in caso di proteste di piazza e di blocco delle comunicazioni, come sta accadendo in Iran. La demarcazione tra verità e manipolazione è sottile: abbiamo analizzato quanto circola per le strade del Paese in questi giorni

Le settimane di proteste di massa in Iran sono state in parte alimentate da voci e notizie che si sono diffuse sui social media e sui media tradizionali a cui gli iraniani riescono in parte ad accedere nonostante il blackout alle comunicazioni imposto dal regime da diversi giorni.

Alcune di queste non sembrano veritiere, altre lo sono solo parzialmente, altre ancora sembrano infondate. Diamo uno sguardo alle informazioni che più sono circolate tra la popolazione, che però Euronews non ha potuto verificare.

Trasferimento di lingotti d'oro dall'Iran in Russia

Il 7 gennaio, utenti sui social media hanno affermato che lingotti d'oro sono stati trasferiti dalla Repubblica islamica dell'Iran alla Russia, senza fornire alcun dettaglio, sostenendo che i funzionari iraniani si stavano preparando a fuggire dal Paese.

I lingotti avrebbero dovuto finanziare gli "sfarzosi" stili di vita a Mosca dei funzionari, nel caso in cui i manifestanti fossero riusciti a rovesciare il governo teocratico, al potere dal 1979.

Tom Tugendhat, legislatore britannico ed ex ministro della Sicurezza, ha fornito una spiegazione in Parlamento sugli "ayatollah si preparano a combattere e a fuggire" e ha chiesto alla ministra degli Esteri Yvette Cooper di spiegare le notizie sulla presenza di un aereo russo a Teheran.

Tugendhat ha affermato anche che sono stati pubblicati rapporti sul trasferimento di beni iraniani verso varie destinazioni.

Non ci sono tuttavia prove a sostegno del fatto che lingotti d'oro siano stati effettivamente trasferiti dall'Iran alla Russia, né è stato confermato da alcuna fonte indipendente.

Alcune di queste notizie si basano su eventi verificatisi in passato in Paesi con circostanze simili all'Iran, quando regimi autoritari sono crollati in seguito alle proteste.

Era successo alla fine del 2024 in Siria quando si è diffusa la notizia che Bashar al-Assad aveva trasferito grandi quantità di denaro e oro in Russia, dove ha trovato riparo con la famiglia.

Nel caso dello stesso Iran quando Mohammad Reza Pahlavi, l'ultimo scià dell'Iran, venne spodestato dalla rivoluzione il 26 dicembre 1978 portò fuori dal Paese milioni di dollari in contanti e oro.

Abbas Araghchi è fuggito in Libano con la sua famiglia

Quando nei giorni scorsi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, si è recato in Libano è stato riportato che avesse con sé la moglie e un figlio piccolo, contrariamente alla sua prassi abituale.

Questo particolare ha scatenato un'ondata di speculazioni sui preparativi dell'alto diplomatico iraniano per fuggire dal Paese. Naturalmente, dato l'attuale stato delle relazioni tra Teheran e Beirut e l'accoglienza ricevuta a Beirut, non è chiaro se l'emigrazione in Libano sarebbe un'opzione praticabile per Araghchi in caso di rovesciamento del regime.

Il ministro è poi tornato in Iran dopo la visita in Libano e sabato ha ricevuto il suo omologo omanita, Sayyid Badr Hamad Al Busaidi.

La Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei è pronta a fuggire in Russia

Un'altra notizia che ha ricevuto grande attenzione è stata quella riportata dal Times di Londra sulla possibile fuga di Khamenei.

Il prestigioso quotidiano britannico ha riportato in un articolo che la Guida Suprema della Repubblica Islamica sarebbe pronta a riparare in Russia nel caso in cui i disordini interni si intensificassero, per evitare la cattura.

L'articolo sosteneva che se l'Ayatollah avesse percepito una defezione all'interno dell'esercito, della Guardia Rivoluzionaria o di altre forze di sicurezza, avrebbe lasciato il Paese, accompagnato da una ristretta cerchia di collaboratori.

Un account anonimo sulla piattaforma di social media X ha pubblicato un post con un'immagine del leader iraniano, sostenendo che fosse stato ferito mentre fuggiva verso l'aeroporto.

Non c'è, almeno per il momento, segnale di questa defezione. Venerdì Khamenei ha dichiarato che "non si tirerà indietro" di fronte alle proteste, in un discorso pubblico.

La famiglia di Ghalibaf in cerca di un visto francese

Secondo un'altra indiscrezione il presidente dell'Assemblea consultiva islamica, Mohammad-Bagher Ghalibaf, starebbe cercando di ottenere visti francesi per sé e la famiglia, ha detto all'emittente francese Channel 1 Emmanuel Rastegar, giornalista e scrittore iraniano-francese.

Rastegar non ha fornito maggiori dettagli, citando solo come motivazione il fatto che la Francia abbia ospitato Ruhollah Khomeini - il fondatore della Repubblica islamica - prima della Rivoluzione del 1979.

Tuttavia, se in Iran il governo venisse effettivamente rovesciato, è improbabile che uno Stato membro dell'Ue ospiti esponenti del regime con cui ha avuto problemi negli ultimi due decenni.

D'altra parte il Canada potrebbe essere una destinazione privilegiata per le famiglie dei funzionari iraniani, dal momento che alcuni di loro o loro familiari hanno ottenuto la residenza in passato.

Il Centro media dell'Assemblea consultiva islamica ha definito queste notizie su Ghalibaf "false e menzognere" e ha denunciato i "nemici stranieri" per avere sfruttato le legittime richieste del popolo, per incitare il caos e i disordini.

I social in Iran avvantaggiano le proteste?

Sebbene la diffusione di voci più o meno fondate possa avere lo scopo di incoraggiare i manifestanti a scendere in piazza, alcuni ritengono che negli ultimi decenni i movimenti di protesta siano stati danneggiati dalla circolazione di voci e notizie false.

Ad esempio, durante le proteste del 2009, sebbene le forze repressive avessero ucciso molti manifestanti, le esagerazioni sulle uccisioni di civili riportate da molti media diedero la possibilità alle autorità di smentire e provare numeri più bassi di decessi.

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