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Armi: la Svizzera si allinea all'Unione europea

Armi: la Svizzera si allinea all'Unione europea
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REUTERS/Denis Balibouse/File Photo
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Gli svizzeri dicono sì all'Europa approvando con oltre il 63 percento il referendum per la restrizione delle armi semiautomatiche, in nome della guerra al terrorismo. La legge, già in vigore dal 2017, era stata rimessa in discussione dal partito populista di destra Udc, che contestava questa misura introdotta per consentire al Paese di rimanere nell'area Schengen. Se l'esito fosse stato diverso la Svizzera avrebbe dovuto rinunciare a molti accordi bilaterali, che avrebbero avuto un impatto sul turismo e sull’economia del Paese.

"Le nuove misure legate alla detenzione delle armi non sono molto restrittive - dice uno svizzero - Al contrario il rischio di non poter più beneficiare degli accordi di Schengen sarebbe stato reale. Non è stato un ricatto, è stato solo un adeguamento a degli accordi ai quali la Svizzera partecipa".

Ieri il segreto bancario, oggi il tiro... e domani?

Nel canton Ticino tuttavia i sostenitori della vecchia legge hanno prevalso. "Ieri il segreto bancario, oggi il tiro e domani?" recita questo manifesto pro-armi, criticando le regole imposte dall'Unione europea a un Paese che non ne è membro.

"Penso che dire che questa legge serva solo ad allineare la Svizzera all'Unione europea è una grossa ipocrisia e potrebbe creare un mercato parallelo delle armi - dice un sostenitore della vecchia legge - Secondo me può creare una situazione più pericolosa dell'attuale, dove tutte le pistole sono dichiarate".

La Svizzera non ha mai avuto una "Columbine", per questo i sostenitori delle armi dicono che la nuova legge è solo un danno alla tradizione elvetica del tiro.

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