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Torino, il salone delle polemiche. Polacchi: "Non rinnego nulla"

Torino, il salone delle polemiche. Polacchi: "Non rinnego nulla"
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Apre i battenti la 32esima edizione del salone del libro di Torino. La Spagna è il paese invitato d'onore, con un'occhiata anche agli scrittori della Torino noir che cercheranno di ritagliarsi un spazio sempre maggiore. Una kermesse che inizia fra feroci polemiche. Gli enti e le associazioni che organizzano il Salone hanno rescisso il contratto con Altaforte, la casa editrice vicina a CasaPound, come richiesto dal Comune dalla Regione Piemonte in seguito alle polemiche che andavano avanti da giorni. Comune e Regione avevano motivato la domanda spiegando che la presenza di Altaforte al Salone stava causando un grave danno di immagine all’evento e alla città e aveva anche reso impossibile una lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, che aveva annullato per protesta la sua presenza. Fuori Altaforte la Birenbaum ha accettato di inaugurare la manifestazione.

Fascisti al Salone del Libro di Torino: alla Fiera di Francoforte nel 2017 si venne alle mani

Tema del contendere erano soprattutto le dichiarazioni del direttore della casa editrice Francesco Polacchi che noi abbiamo raggiunto telefonicamente con Lillo Montalto Monella.

Cosa farete sabato dopo questa decisione?

"Siamo andati a Torino a recuperare il materiale che ci era stato addirittura sequestrato dalla polizia municipale. Cosa assurda. Abbiamo anche detto e ribadito che adiremo alle vie legali contro il Salone perché riteniamo illegale la rescissione del contratto. Sabato mattina andremo a Torino, ma non al Salone del libro. In un'altra location confermata per noi internamente, ma che pubblicheremo la mattina di sabato alle 9. Appuntamento alle ore 12 per chi vorrà esserci e ascoltare quello che abbiamo da dire".

Molti pensano che sia solo una questione pubblicitaria. Non vi conosceva nessuno e ora siete sullla bocca di tutti.

"Non abbiamo fatto noi la pubblicità. Noi abbiamo fatto una proposta editoriale. Una proposta avversata anche da persone molto famose del mondo intellettuale. Ma ci sono anche giornali che hanno preso una posizione a favore nostro. Una campagna del genere non sarei stato in grado di gestirla perché sono andato incontro a denunce e querele. Questa situazione ci ha creato molte complicazioni, anche se rientra nell'alveo della famosa frase: se ne parli male purché se ne parli".

Lei si rimangerebbe le frasi dette sul fascismo o no? Da un lato abbiamo un reato perseguibile penalmente, dall'altro una costituzione fondata sull'antifascismo. Non è una questione di opinioni, ma una questione penale.

"Siccome sono indagato non rilascio informazioni in un senso o nell'altro. Chiarirò la mia posizione e farò di tutto per spiegarmi. L'unica cosa che dico è che i reati di opinione sono anacronistici"

Non pensa che la sua storia personale fatta di pestaggi e accoltellamenti, i suoi precedenti penali, pregiudichino la credibilità della vostra offerta culturale?

"Non credo, sono storie vecchie. Abbiamo una serie di pubblicazioni che puntano al mondo sovranista, affrontano tematiche attuali come l'immigrazione, abbiamo parlato di franco CFA e della morte della Repubblica italiana, affrontiamo tematiche come il neofemminismo. Non pregiudica. Ho la mia storia, non rinnego nulla, faccio le mie proposte editoriali, ci sarà chi le accetterà e chi no".