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Altaforte fuori dal Salone del libro

Altaforte fuori dal Salone del libro
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La casa editrice di destra Altaforte, dopo giorni di polemiche, è fuori dal Salone del libro di Torino. La decisione arriva dopo la richiesta di Comune e Regione di rescindere il contratto. Gli enti locali hanno anche denunciato il capo dell'impresa editoriale, Francesco Polacchi, per apologia del fascismo.

Nel motivare la decisione Comune di Torino e Regione Piemonte ricordano che la situazione creatasi: "rende impossibile lo svolgimento della prevista lezione agli studenti di Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti", e "le forti criticità e preoccupazioni espresse dagli espositori in relazione alla presenza e al posizionamento dello stand di Altaforte". Birenbaum, 90 anni, aveva detto chiaro "O noi o loro", una posizione decisiva per la presa di posizione di Comune e Regione. Questo giovedì, dunque, vista la cacciata di Altaforte, Birenbaum terrà regolarmente la sua lectio magistralis, nell'anno del centenario della nascita di Primo Levi.

Il direttore del Salone del libro Nicola Lagioia, spiega: "Domani Halina Birenbaum farà una lectio inaugurale proprio per segnare da che parte stiamo. La sua assenza sarebbe stata uno sfregio per l'evento e per Torino".

"Di fronte alla decisione della città di Torino e della Regione Piemonte, che è un atto politico, noi come organizzatori non possiamo che adeguarci", ha commentato Silvio Viale, presidente dell'associazione 'Torino La città del libro', prendendo nota della richiesta di rescissione.

Francesco Polacchi, a capo di Altaforte, casa editrice vicina a Casapound, da parte sua annuncia le vie legali, sicuro di vincere la causa. "È una richiesta assurda, abbiamo pagato lo stand e siamo giustamente al Salone del Libro".

Le polemiche dei giorni scorsi

La Procura di Torino ha aperto un fascicolo per apologia di fascismo nei confronti di Francesco Polacchi, editore vicino a CasaPound, la cui presenza programmata a Torino per il prossimo Salone internazionale del libro ha innescato un'aspra polemica, che ha già portato alle dimissioni dello scrittore e docente Christian Raimo dal ruolo di consulente editoriale del Direttore della fiera, Nicola LaGioia, oltre che al boicottaggio annunciato da numerosi autori, come il fumettista Zerocalcare, il collettivo di scrittori e storiografi Wu Ming e il saggista Carlo Ginzburg.

L'esposto presentato nei confronti del 33enne, coordinatore regionale di Casapound in Lombardia, fa riferimento a un'intervista trasmessa dall trasmissione radiofonica "La zanzara" (Radio24): "Io sono fascista" è la frase incriminata pronunciata da Polacchi, che avrebbe inoltre aggiunto come l'antifascismo sarebbe "il vero male di questo Paese" e come "Mussolini è stato il miglior statista italiano".

Nato nel 1986, Polacchi ha un lungo e turbolento passato di militanza neofascista alle spalle: espulso giovanissimo dal Convitto nazionale e da una scuola privata di Roma, per via della sua condotta "turbolenta", nel 2007, ad appena 21 anni, è accusato di tentato omicidio per aver aggredito 4 ragazzi, a Porto Rotondo, insieme ad un gruppo che contava altri 14 neofascisti. Uno degli aggrediti, Stefano Moretti, viene ferito gravemento allo stomaco con una coltellata e riconosce in Polacchi il suo aggressore: il ragazzo viene espulso dalla città sarda con un foglio di via del Questore, ma in seguito l'accusa verrà derubricata a Lesioni dolose e nel 2017 - all'epoca del rinvio a giudizio - tutto sarà già caduto in prescrizione.

L'anno dopo, nell'ottobre del 2008, Polacchi - già dirigente di "Blocco studentesco", ala giovanile di Casapound - sarà fotografato alla testa del gruppo neo-fascista che, in Piazza Navona, a Roma, aggredirà un gruppo di manifestanti delle scuole superiori, che contestavano l'allora neonata Riforma Gelmini. Pochi giorni dopo, inoltre, il ragazzo sarà tra i protagonisti dell'irruzione negli studi della Rai, colpevoli di aver trasmesso la foto di cui sopra durante una puntata di "Chi l'ha visto".

Nel 2013, il dirigente neo-fascista lascia Roma per Milano, e subito dopo fonda il brand d'abbigliamento "Pivert", uno dei preferiti dall'estrema destra italiana: nel maggio 2018, durante una finale di Coppa Italia, anche il vicepremier Matteo Salvini, nello maggio 2018, sarà fotografato con addosso una delle sue felpe.

Ed è proprio un libro intervista con Matteo Salvinia portare gran visibilità ad Altaforte, la casa editrice di cui Polacchi ha annunciato la fondazione nel luglio 2018. Per questo, mentre al Salone di Torino molti autori hanno deciso di ritirarsi in segno di protesta per la sua presenza, tutta questa pubblicità non sembra dispiacere al neo-editore: "Il libro-intervista su Salvini è il numero 3 dei libri più venduti su Amazon”, ha detto nel corso di una conferenza stampa sulle elezioni europee convocata a Milano da CasaPound. “Sappiamo che Salvini verrà votato da un italiano su 3, quindi anche in ottica commerciale, non dico che lo compreranno uno su 3, ma sarà un best seller”.

"Penso che i miei precedenti penali non pregiudichino la mia credibilità e quella della casa editrice. Ho la mia storia e non rinnego nulla, sono fatto così", ha detto Polacchi a Euronews.

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