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Fascisti al Salone del Libro di Torino: alla Fiera di Francoforte nel 2017 si venne alle mani

Fascisti al Salone del Libro di Torino: alla Fiera di Francoforte nel 2017 si venne alle mani
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Gli scontri alla Fiera del Libro di Francoforte il 14 ottobre 2017 in occasione della visita di Bjoern Hoecke, non nella foto, leader regionale di AfD. Foto: Frank Rumpenhorst / dpa / AFP
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Con l'annuncio che anche il Museo di Auschwitz non parteciperà al Salone del Libro di Torino in caso di contemporanea presenza della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound, il dibattito culturale e politico ha definitivamente valicato le Alpi ed è diventato internazionale. Allo stesso modo, nel 2017 fece discutere la presenza alla famosa Fiera del Libro di Francoforte di Björn Hocke, leader regionale del partito sovranista anti-migranti AfD. In quell'occasione dalle parole si passò ai fatti, e tra i padiglioni della kermesse culturale volarono pugni e spintoni.

Il precedente: gli scontri del 2017 alla Buchmesse di Francoforte

La 69a fiera del libro di Francoforte - considerata una delle più prestigiose del mondo - si tenne in un clima politico più caldo del solito, tre settimane dopo le elezioni federali in Germania che certificarono l'ingresso in parlamento di Alternative für Deutschland (AfD).

Nell'ottobre 2017, circa 400 militanti di gruppi di destra e di sinistra vennero alle mani ripetutamente nel giorno in cui era previsto l'intervento di Björn Höcke, oggi portavoce del gruppo parlamentare del partito di ultradestra ed esponente dell'ala più nazionalista del gruppo. Come a Torino, anche in Germania al centro della contesa c'era la presenza di una casa editrice legata all'estrema destra: Antaios, fondata dall'attivista Götz Kubitschek, voce dei movimenti identitari tedeschi.

Per protestare contro la loro presenza, la fondazione Amadeu Antonio - da oltre vent'anni impegnata a combattere il razzismo e l'antisemitismo - organizzò una veglia, mentre alcuni rappresentanti della federazione di editori tedeschi inscenarono una marcia silenziosa davanti allo stand di Kubitschek con i cartelli "Libertà e diversità". Sul banchetto di Antaios non c'era un'intervista a Salvini, come nel caso di Altaforte a Torino, ma il bestseller dal titolo "Finis Germania", una raccolta di saggi definiti "antisemiti e revisionisti" da Spiegel, in cui l'Olocausto veniva definito "l'ultimo mito di un mondo completamente razionalizzato".

Il politico dell'AfD Björn Höcke fu invitato a dialogare con Kubitschek per presentare il libro "Vivere con la Sinistra". Al grido di "fuori i nazisti", gli attivisti di sinistra iniziarono a protestare con veemenza. Diversi i contusi nei tafferugli che seguirono, tanto che gli organizzatori furono costretti a sospendere l'evento dopo 40 minuti. L'editore di Antaios si lamentò della limitazione della "libertà di espressione" e denunciò la distruzione e il furto di alcuni volumi, riferise Welt.

Ulteriori scontri si ebbero durante un reading degli autori del movimento identitario Martin Sellner e Mario Müller, anch'esso interrotto a causa delle proteste. Il giorno prima, un ascoltatore aveva tirato un pugno all'editore, attivista anarchico e di sinistra Achim Bergmann, all'epoca 74enne (è scomparso l'anno scorso).

Jürgen Boos, direttore della Frankfurter Buchmesse, condannò ogni forma di violenza ma anche di censura. "La Fiera del Libro di Francoforte prospera sulla diversità di opinioni ed è un luogo di libero dialogo, il nostro atteggiamento non cambia". Venne criticato da sinistra per la decisione di offrire un palcoscenico ad idee intolleranti e razziste, mentre a destra lo definirono "ipocrita" per non aver tutelato adeguatamente la libertà di espressione degli invitati.

Antaios non si presentò l'anno successivo, dedicato al 70esimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani, ma tra i presenti ci fu un "mini-gruppo" di politici dell'AfD, tra cui Björn Höcke, oltre agli editori Manuscriptum e Junge Freiheit. (Quasi) tutti isolati in un'ala specifica della fiera, il padiglione 4.1., "sigillato" dalla polizia per motivi di sicurezza.

Il direttore della Fiera del Libro di Francoforte: "Consentire l'espressione di opinioni anche su temi controversi"

Jürgen Boos ha affidato a Euronews questa dichiarazione: "Dalla sua riapertura dopo la seconda Guerra mondiale, nel 1949, la Fiera del libro di Francoforte (16-20 ottobre 2019) è sinonimo di libertà di espressione e di pubblicazione, di connessioni e dialogo internazionale. Per noi, come per tutte le altre fiere internazionali del libro, vale lo stesso principio: consentire l'espressione di opinioni e aprire dibattiti - anche e soprattutto su temi controversi. Avere a che fare con autori e opinioni polarizzanti, e poterlo fare in maniera argomentata, è una delle conquiste della società democratica. Condanniamo fermamente qualsiasi forma di xenofobia e ci impegniamo a favore della diversità e del rispetto dei diritti fondamentali nella nostra società".

Breve riassunto delle polemiche su Altaforte al Salone del Libro di Torino

Se non avete seguito le diatribe sul Salone Internazionale del Libro di Torino, ecco un breve riepilogo. Il collettivo Wu Ming, lo storico Carlo Ginzburg, il fumettista Zerocalcare, la presidente nazionale dell'Anpi Carla Nespolo, gli storici dell'arte Salvatore Settis e Tomaso Montanari sono tra gli autori che hanno annunciato l'intenzione di non partecipare alla buchmesse italiana, in programma dal 9 al 13 maggio.

Tutto è nato da un post dello scrittore e giornalista Christian Raimo – collaboratore del direttore del festival Nicola Lagioia – il quale aveva pubblicato un lungo messaggio su Facebook per criticare la decisione di ospitare Altaforte.

Raimo aveva poi cancellato il post, annunciato le sue dimissioni e la sua decisione di partecipare comunque all'evento. Francesco Polacchi, che di Altaforte è l'editore, ha detto esplicitamente: "Io sono fascista. L'antifascismo è il vero male di questo Paese".

Quello che doveva essere il Salone della rinascita, il 32esimo, dopo le difficoltà economiche che ne hanno messo in dubbio l'organizzazione, rischia dunque di trasformarsi nell'edizione delle polemiche, per di più promossa dal ministero per i Beni Culturali della Repubblica italiana.

"Non ci sono elementi per negare l'accesso al Salone del Libro alla casa editrice Altaforte, per quanto reputi la sua attività e la sua presenza non gradite", sostiene il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, secondo cui "il libro, per definizione, è un elemento di apertura e nulla è peggio di utilizzare argomenti amministrativi per impedire una presenza, per quanto discutibile". La sindaca Chiara Appendino definisce la cultura unico "argine a ogni possibile degenerazione".

Anche le conferme, però, sono numerose. "Contro qualsiasi oscurantismo, le parole, le idee e la presenza sono le armi più efficaci per la cultura e la democrazia", dice la casa editrice Einaudi, comunque presente così come minimum fax. "Al Salone del libro di Torino io ci andrò. La faremo non 'nonostante' la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio 'a motivo' della loro presenza", dichiara la scrittrice Michela Murgia.