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Elezioni europee 2019: gli animalisti sperano di triplicare i seggi in parlamento

Una protesta di animalisti a Barcellona
Una protesta di animalisti a Barcellona -
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REUTERS/Albert Gea
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I diritti degli animali potrebbero tornare al centro del dibattito europeo in vista delle prossime elezioni per il Parlamento continentale.

I gruppi animalisti stanno pianificando una campagna senza precedenti, galvanizzati dai risultati dei sondaggi secondo cui la loro presenza nel prossimo emiciclo potrebbe risultare addirittura triplicata.

Al momento, possono contare solamente sulla parlamentare Anja Hazekamp, olandese, eletta con il Partito degli Animali, e sulla sua controparte tedesca, Stefan Eck, eletto tra le fila del Partito Protezione Animali - movimento da cui si è separato nel 2014.

In Spagna, gli attivisti sostengono che per la prima volta in Europa ci saranno 11 partiti animalisti pronti a partecipare alle prossime Europee. Sperano di ottenere almeno 7 seggi tra Strasburgo e Bruxelles e poter così sostenere con maggior efficacia la causa. Silvia Barquero, presidente del gruppo animalista spagnolo PACMA, ritiene che nessuno metta in dubbio che i problemi sollevati siano eminentemente politici.

"La sensibilità della società è cresciuta e vogliamo portarla fino in seno alle istituzioni europee, ovvero dove sono discusse e deliberate la maggior parte delle leggi sulla protezione degli animali", ha detto a Euronews. "Il movimento vuole salvaguardare sia le persone che gli animali".

I partiti di Paesi Bassi, Belgio, ermania, Finlandia, Italia e altri Stati hanno lanciato un manifesto collettivo per le Europee chiamato: "Animal Politics EU: May we have your votes, please?” (Politiche animali europee: possiamo avere il vostro voto?)

"In sempre più Paesi, agli animali viene data voce in politica. Riflette un tipo di opposizione al tipo di trattamento a cui sono costretti", ha affermato Hazekamp.

Status morale e giuridico per gli animali

Nel loro manifesto, i partiti sottolineano, tra le varie proposte, la necessità di conferire agli animali uno status morale e giuridico, porre fine al trasporto di animali vivi all'interno e all'esterno dell'Unione europea, eliminare la sperimentazione animale, vietare la caccia e l'importazione di animali selvatici.

Chiedono anche l'eliminazione delle pratiche zootecniche dannose e la chiusura di tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Europa. Vi si trova anche un grido d'allarme rivolto all'industria della pesca.

"Tuttavia, la Commissione Europea non agisce in modo coerente quando si tratta di salvaguardare gli stock ittici", le parole di Hazekamp in un'intervista a European Interest dello scorso febbraio. "Da un lato, riconosce che i pesci sono esseri senzienti, in grado di provare dolore. Dall'altro, non intraprende alcuna azione reale per migliorarne la condizione. Non solo: fa anche una distinzione tra pesci d'allevamento e pesci che si trovano allo stato brado. A mio parere, è inaccettabile che la Ue ignori il benessere dei pesci solo per garantire la redditività dell'industria".