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Brexit giugno 2016-aprile 2019: una storia complicata

Brexit giugno 2016-aprile 2019: una storia complicata
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Sembrano lontane le atmosfere festanti del giugno 2016, quando i sovranisti come Nigel Farage festeggiavano la vittoria al referendum per la Brexit: ben 17 milioni di persone - il 51,9% dei voti - si esprimono a favore della uscita dal club europeo.

La storia prende via via però un'altra piega e soprattutto un'altra atmosfera.

Il 29 marzo 2017, Theresa May attiva l’articolo 50 del Trattato di Lisbona: l’iter di uscita dall’Ue scatta così ufficialmente e il divorzio è previsto per il 29 marzo del 2019. Theresa May che raccoglie l'eredità di David Cameron, e convoca elezioni legislative anticipate per l’8 giugno del 2017, perde però la maggioranza assoluta. Sulla Brexit la nuova premier, prima scettica, una volta insediata pronuncia una frase netta: «Brexit means Brexit»: si va avanti.

Il ping pong politico era già iniziato tuttavia settimane prima quando il governo prima rifiuta poi accetta gli emendamenti alla brexit bill, ma resta sempre il nodo del no deal: cioè l'uscita senza accordo, e da lì fioccano i tentativi diplomatici per ritardare la data dell'uscita definitiva: prima il 12 aprile poi il 22 maggio. Intanto la guerra interna ai Tory e al governo tutto non lascia tregua alla May. I parlamentari propongono delle alternative alla Brexit sotto forma di "voti indicativi" un sorta di sequestro del governo.

Lo scorso 1 aprile, la Camera dei Comuni rigetta tre punti fondamentali durante un'altra tornata di voti: l'unione doganale - proposta dai laburisti -, un referendum ulteriore sulla brexit per la sua conferma e la revoca dell'articolo 50.

E poi gli ultimi colpi fra questue diplomatiche con Parigi e Berlino e le condizioni dell'Unione Europea (di partecipare alle europee in cambio di un'ulteriore estensione dei tempi), accompagnate dalla continua ricerca di compromesso della May all'interno del suo partito.

Alla vigilia dell'ultimo summit, la primo ministro Tory ha cercato di strappare un'altra estensione al 30 giugno, ma è riuscita ad ottenere una prorogra flessibile al 31 ottobre. Altri 6 mesi di tempo per riuscire a portare sul tavolo di Bruxelles una maggioranza parlamentare che dica si all'accordo di uscita, prima che a Downing Street si insedi qualcun altro.