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'I giorni della rabbia': questa sera alle 20.30 il reportage di Anelise Borges sui gilet gialli

'I giorni della rabbia': questa sera alle 20.30 il reportage di Anelise Borges sui gilet gialli
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Cosa non funziona in Francia? Chi sono i "gilet gialli"? Cosa chiedono e cosa sono riusciti ad ottenere fino ad ora?

Con la nostra inviata Anelise Borges faremo un viaggio al cuore della protesta. E nel cuore di un Paese, terra di rivoluzioni - che ancora una volta viene travolto dalla rabbia del popolo contro il potere.

Il movimento dei "Gilet gialli" è nato da un video di sfogo postato sui social network da un’anonima cittadina, Jacline Mouraud, di un paese dell’ovest della Francia. Uno sfogo che è diventato virale e non solo. Ha conquistato il cuore della popolazione. Un movimento nato e portato avanti dai cittadini. Uomini ma anche tantissime donne, pensionati e poi studenti, Ma anche piccoli imprenditori e precari. Stremati, dicono, dal caro vita, dalle tasse, da una disuguaglianza sociale ormai insopportabile.

I motivi della protesta: cosa chiedono i Gilet gialli

"Oggi l'élite sta uccidendo i francesi, dice uno dei Gilet. "Pensano che la gente sua idiota e noi diciamo STOP, è finita! Per 7 giorni a dicembre, abbiamo seguito il movimento nelle strade, nelle piazze, e nelle manifestazioni. Per cercare di comprendere le loro richieste, e quella rabbia che ha spinto le persone a non accettare più compromessi. Da qui è nata così la rivolta.

Patrick ha person tutto, anche l'asta della sua amata bandiera. E' tutto ciò che gli resta: "Vediamo le persone per strada, senza una casa, c'è miseria ovunque. Il costo della vita ... tutto è così costoso. I pensionati stanno lottando. È difficile per tutti.” Ma è colpa di Macron? E’ l’unico responsabile? Secondo molti dei gilet gialli Macron è un idiota, Ma non è solo colpa sua. E' colpa del sistema.

Un altro manifestante, Leon Kokou ci sfoga così: "Quando si vedono che i nostri politici hanno tanti privilegi, come quello di potersi permettere abiti che costano anche 45.000 mila euro, che equivale ai salari annuali di 3 persone ... pensiamo che abbiamo tutto il diritto per fare questa rivolta. Ci stanno portando via tutto. Siamo rimasti senza niente e loro vogliono fermarci. Ci fa stare male." Questo gruppo di amici è arrivato dalla periferia di Parigi per unirsi ai "gilet gialli." David Olivier fa notare che si tratta di denunciare le politiche del governo che rendono impossibile la vita delle persone: "Qui si parla del costo della vita ... siamo strangolati dalle tasse. E siamo stufi delle ingiustizie sociali; viene costantemente dato qualcosa ai più ricchi, e si toglie alle classi medie e basse. Non si può andare avanti così."

La protesta è partita contro l’aumento delle tasse sul carburante proposte dal governo per incoraggiare forme di energia più ecologiche. Ma la rivolta sociale si è allargata, includendo altre richieste. Alla fine è esploso tutto il risentimento di un'intera parte della popolazione che si sente esclusa da troppo tempo.

Le tappe della manifestazione

Sabato 1 dicembre, per la terza volta in tre settimane, migliaia di persone sono scese in strada in tutta la Francia per dire ... che il loro momento è arrivato. La protesta è diventa una lotta, quello che il governo voleva evitare. Invece a Parigi è stato il caos totale. Scene di guerriglia. Scontro aperto tra le autorità e i manifestanti. I gilet gialli accusano la polizia di caricarli. “È vergognoso. Vergognoso. Non stiamo facendo nulla e ci stanno sparando addosso. "

Ovunque odore di gas lacrimogeni, stranamente familiare nelle strade francesi nelle ultime settimane, mentre intere città esplodevano. Il governo sembrava incapace di riprendere il controllo. Come negoziare con un movimento che non ha leader? Con un movimento che non ha affiliazione politica o sindacale? Alla fine l’esecutivo ha capito: doveva parlare direttamente alla gente.

“Per più di tre settimane, decine di migliaia di francesi hanno manifestato la loro rabbia nelle piazze, ai caselli autostradali, vicino alle aree commerciali o nelle strade di molte città francesi. Uno deve essere sordo o cieco per non vederli o sentirli",dichiara il Premier francese Edouard Philippe. "Dopo aver ascoltato la richiesta espressa da quasi tutti i rappresentanti che ho incontrato durante le mie consultazioni, saranno sospese tutte queste misure fiscali per un periodo di sei mesi."

Una concessione per cercare placare gli animi. Ma che invece non è riuscita a spegnare la rabbia del movimento: "Non ci fermeremo perché non siamo d'accordo con quello che Édouard Philippe ha detto sul congelamento degli aumenti delle tasse sul carburante). Tra sei mesi sarà la stessa cosa. Saremo qui domani, a Natale, Capodanno, a gennaio, febbraio, marzo, aprile ... sempre."

In questa rotonda nel nord del paese, ma anche in strade della Francia, i gilet gialli si sono divisi i turni dei sit-in. Picchetti 24 ore su 24. Questi uomini e donne dicono che sono loro il vero volto del Paese. Il volto dell'ingiustizia sociale, dell'umiliazione e della paura. “Sono disoccupato, e a 33 anni sono tornato a casa dai miei genitori. È difficile", ci racconta Johantan. "Ho due bambini. Sono divorziato. Devo pagare gli alimenti...Ho dovuto vendere la casa ... Sto cercando un alloggio, ma siccome ho perso il lavoro e il mio sussidio di disoccupazione è di 1200 euro al mese, è difficile trovare qualcosa. "Non so se riuscirò a trovare una casa o se, come molti, mi ritroverò per strada... È un problema per molti.”

Tutte queste persone non si conoscevano prima della nascita del Gilet gialli. Sono infermieri, camionisti, insegnanti, addetti alle pulizie ... vite diverse ma in comune hanno le difficoltà che incontrano nel quotidiano. Abbiamo passato del tempo con loro per capire che cosa li lega. "La nostra forza sta proprio nella nostra diversità. Ci sono pensionati ... ora anche gli studenti hanno iniziato ad unirsi a noi. Ci sono persone che si svegliano presto per andare al lavoro. Ci sono disoccupati. Ci sono persone disabili... Quindi Macron ha il popolo contro", ci spiega un altro manifestante.

La resa del Presidente Macron?

Il presidente francese è il bersaglio della frustrazione e della satira dei Gilet gialli. Chiedono che il governo abbassi le tasse, aumenti il salario minimo e migliori le loro condizioni di vita. Ma hanno anche richieste più ambiziose, comprese le dimissioni di Macron. Per alcuni, il movimento ha davvero il potenziale di sostituire chi è al potere: "Noi rappresentiamo le persone e diventeremo un partito, ne sono sicuro", dice David. "Dobbiamo ascoltare la gente. Siamo stanchi dei tecnocrati che non sanno cosa provano le persone. Le persone che si svegliano presto, lavorano sodo ... o sono disabili e non ricevono aiuti. Ne abbiamo abbastanza. Ora ciò di cui abbiamo bisogno sono dei rappresentanti che fanno parte della nostra società."

Il gruppo ci ha invitato a partecipare a una delle loro "azioni". La loro tattica consiste nell’organizzare cortei o sit-in per rendere visibile la loro causa - e prendere in giro le autorità. Camminiamo per 10 minuti. Sul lato di una strada. Ci stiamo dirigendo verso quel pedaggio. Capiamo che quello che stanno per fare non è proprio legale. Potrebbe esserci un intervento della polizia. In ogni caso gli ultimi blocchi sono stati molto tesi qui in Francia che questo tipo di operazioni può essere completamente diversa e cambiare velocemente, quindi vedremo come finirà.

Questo movimento ha preso il nome dai gilet gialli che tutti quelli che guidano devono indossare in caso di emergenza. Un simbolismo indiscutibile. Loro si sentono inascoltati e invisibili. Ma ora sono sotto i riflettori. Pare che questi Gilet gialli abbiano il supporto di oltre il 70% dei francesi. Ma quali sono le reali difficoltà di chi ha aderito? David dice "Mangiare ... per esempio. Avere aiuti... a volte per 1 euro in più, perdiamo il sussidio ... Devo essere sincero, non mi piace chiedere l'elemosina, quindi resto così e faccio finta che vada tutto bene. Ma le cose non vanno bene."

La vita è diventata troppo difficile per la maggioranza della gente. Mentre una minoranza continua ad arricchirsi. Sono i potenti. Per alcuni è tempo di rivoluzione. "Ho fatto il ‘68", prosegue David. "E sembra sia il momento di rifare quelle lotte. Forse sarà anche peggio. Perché se Macron non si arrende, non ci arrenderemo neanche noi." I Gilet gialli hanno perso la fiducia nel governo. David ci porta ad conoscere la sua famiglia. Motivo per cui si è unito a questa protesta. Sua zia, Stella, è una pensionata di 52 anni. Vive nel nord del Paese. Anche lei si è unita al movimento, e ci racconta il perché: "Questo è quello che compro quando vado al supermercato. Guardate: è a metà prezzo. Controllate la data - l'ho messo subito nel congelatore in modo che duri. Non vado nel reparto dove si trova la carne normale. Vado dove ci sono sconti del 50 o del 60%. Risparmio su tutto, su luce, gas e riscaldimento.

Quale futuro per il movimento?

Tutto il movimento è davvero compatto. C’è totale sintonia tra i Gilet gialli da nord a sud. Vogliono le dimissioni di Macron. Anche se qualcuno sostiene che le cose sono iniziate ad andare male da Mitterrand. Le proteste stanno gravando sull'economia della Francia. Provocando una forte crisi nel settore del turismo.

E la protesta prosegue arrivando al quarto sabato di manifestazioni. In una Parigi super blindata. La metropoli si prepara all'ennesimo giorno di tensione nonostante l’invito del governo ai manifestanti a non scendere in piazza. Sarà una giornata di devastazioni e guerriglia urbana. I Gilet gialli accusano la polizia di provocare i disordini, usando gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla pacifica. La polizia si difende e dice di fare semplicemente il proprio lavoro, cercando di contenere le frange più violente. Nel mezzo c’è il caos ... un manifestante viene colpito da un proiettile di gomma ...Non è grave, ma sotto shock. Quello che la polizia ha usato contro di loro è un specie di arma francese, sviluppata qui nel Paese. Si chiama flashball. Un mix di gas lacrimogeni, ed è la ragione per cui si è creata questa situazione di caos sugli Champs Elysees.

In piazza tra volgia di giustizia sociale e atti di vandalismo

Mentre alcuni chiedono giustizia sociale, altri saccheggiano e distruggono decine di negozi a Parigi. Una macchia che ha in qualche modo screditato il movimento tra i francesi. Per i Gilet gialli queste frange violente non fanno parte del movimento, Secondo altri invece, solo infrangendo le regole si può davvero mostrare tutta la rabbia. Secondo un manifestante la tensione aumenta. E aumenterà fino a quando Macron e il suo governo non ascolteranno le voci dei gilet gialli.

Per evitare una rivoluzione, dopo quasi un mese di crisi, il leader dell’Eliseo è costretto a rompere il suo silenzio e a fare delle concessioni. "Vogliamo una Francia in cui si possa vivere dignitosamente attraverso il proprio lavoro e su questo punto siamo andati troppo lentamente - dichiara Macron. "Voglio intervenire rapidamente e concretamente su questo problema, chiedo al governo e al parlamento di fare ciò che è necessario, in modo che chiunque possa vivere meglio con il proprio stipendio. Già dal 2019 gli stipendi minimi aumenteranno di 100 euro al mese senza costi aggiuntivi per i datori di lavoro."

Per i francesi, incollati alla tv, Macron non ha fatto un grande passo in avanti... ma potrebbe essere l'inizio della fine per i Gilet gialli? "Ciò che mi preoccupa è che certi Gilet gialli possano dire che ora che siamo riusciti a ottenere 100 euro per il salario minimo, è tempo di fermarsi. Ho paura che alcuni Gilet gialli si sentiranno soddisfatti per questa piccola concessione che è una briciola. Per quello che mi riguarda, io domani sarò ancora a fare il picchetto alla rotonda", dice un altro gilet giallo che abbiamo incontrato. Per alcuni manifestanti invece la battaglia termina qui. Dopo il discorso in diretta nazionale del Presidente francese.

Dopo un mese nelle strade, i Gilet gialli proseguiranno la loro battaglia? E come cambierà la Francia se otterranno tutto ciò che chiedono? Al momento non è chiaro quale sia la prossima mossa del movimento. Quello che è certo è coloro che, finora, sono stati ignorati dal potere, sono riusciti a farsi sentire e a rendersi visibili. Mentre il Paese vive uno dei suoi momenti più difficili.