Dopo il primo turno delle elezioni comunali in Francia, la sinistra è lacerata tra l'anima massimalista di Lfi e e quella moderata dei socialisti. Trattative locali, alleanze strategiche e candidati solitari preparano il terreno per un secondo turno decisivo contro la destra e l’estrema destra
Dopo il primo turno delle elezioni comunali in Francia, la scena politica è ora dominata da intense trattative in vista del secondo turno del 22 marzo, con al centro la tenuta o la ricomposizione del fronte di sinistra per contrastare avanzate della destra e dell’estrema destra.
I risultati del primo turno hanno confermato una performance migliore del previsto per La France Insoumise (Lfi) in diverse grandi città, soprattutto nel Nord e nel Sud del paese, mentre il Partito Socialista (Ps) e i Verdi stanno cercando di capire se e come formare alleanze, dando nuova vita allo spettro del Nouveau Front Populaire, l’alleanza di sinistra che aveva caratterizzato le elezioni nazionali precedenti.
Tensioni e divisioni nella sinistra
Le tensioni tra Lfi e Ps restano evidenti. Esponenti di spicco dei socialisti, come Olivier Faure, hanno ribadito che “non ci sarà un accordo nazionale” tra i due partiti per il secondo turno, pur lasciando aperta la possibilità di alleanze a livello locale. Questa posizione riflette una diffusa riluttanza dentro il Ps a legarsi formalmente all’estrema sinistra, se non nei casi in cui ciò può concretamente battere la destra o l’estrema destra.
Clémence Guetté, vicepresidente dell’Assemblea nazionale per Lfi, ha risposto invitando la sinistra a presentarsi unita, con l’obiettivo di “sconfiggere l’estrema destra e la destra ovunque sia possibile”.
Critiche forti sono arrivate anche dagli Ecologisti: Marine Tondelier ha criticato il rifiuto di alcune figure della sinistra tradizionale di collaborare con Lfi, accusando i critici di anteporre i propri interessi personali alla sconfitta dell’estrema destra.
Allo stesso tempo, alcuni alleati del Ps, come Raphaël Glucksmann, hanno chiarito che le loro liste non si uniranno con quelle di Lfi dove i socialisti sono in corsa, alimentando ulteriormente la frattura.
Manuel Bompard, coordinatore de La France Insoumise, ha definito “assolutamente irresponsabile” l’invito di François Hollande a non cercare alleanze tra Ps e Lfi: “Ovunque la destra e l’estrema destra minacciano di vincere, noi chiediamo la formazione di un fronte comune”, ha ribadito.
Da parte sua, l’ex presidente socialista ha espresso forti dubbi sulla capacità del partito melenchonista di conquistare città al secondo turno, sottolineando di non volere un’alleanza con i socialisti e precisando che si trattava solo della sua opinione personale, non di istruzioni.
Hollande ha aggiunto che Lfi non sarebbe in grado di vincere in città diverse da Saint-Denis e, forse, Roubaix. “Le sorprese arrivano da Parigi, Lione e Marsiglia, dove non ci si aspettava che la sinistra, esclusa Lfi potesse essere in testa”, ha spiegato il deputato socialista per la Corrèze, ospite di France Inter il giorno dopo il primo turno delle comunali.
Molti osservatori guardano con attenzione alla sorprendente rimonta di Grégory Doucet, il sindaco verde uscente di Lione, dato inizialmente per sconfitto nei sondaggi. Doucet è riuscito a ribaltare le previsioni, superando di poco l’ex presidente dell’Olympique Lyonnais, Jean-Michel Aulas: 37,36 per cento dei voti contro il 36,78 per cento di Aulas, il grande favorito delle rilevazioni pre-voto.
Trattative in corso per il secondo turno e uno sguardo alle presidenziali
Mentre i leader nazionali si confrontano a colpi di tweet, in molte città francesi le trattative sul campo sono già iniziate.
Il giorno dopo il primo turno delle comunali a Tolosa, François Piquemal (Lfi) e François Briançon (Ps-Ecologisti) hanno annunciato una lista comune per il secondo turno, con l’obiettivo di battere il sindaco uscente Jean-Luc Moudenc.
Ad Avignone, la lista de La France Insoumise, guidata da Mathilde Louvain, si unirà a quella del Ps di David Fournier: rispettivamente quarta e terza nella Città dei Papi al primo turno.
A Besançon, il sindaco uscente Anne Vignot, sotto pressione, ha annunciato un’alleanza con Séverine Vézies (Lfi) per contrastare la destra rappresentata da Ludovic Fagaut.
Situazione più complessa a Strasburgo, dove l’ex sindaco socialista Catherine Trautmann ha conquistato il primo posto al primo turno con il 25,93 per cento, davanti a Jean-Philippe Vetter (Les Républicains, 24,23 per cento). L’attuale sindaca ecologista Jeanne Barseghian si è piazzata terza con il 19,72 per cento. Trautmann potrebbe comunque restare in gioco se riuscisse a unire la sua lista con quella del candidato “ribelle” Florian Kobryn (12,03 per cento). “La situazione è ancora molto incerta”, ha commentato la stessa Trautmann su ICI Alsazia.
A Lione, Anaïs Belouassa-Cherifi, candidata ribelle con un sorprendente 10,4 per cento, ha aperto alla possibilità di una fusione tecnica con i Verdi guidati da Grégory Doucet. “L’essenza di una fusione tecnica è che ogni partito mantenga i propri valori nel programma. Penso che Doucet sia una persona intelligente e sappia che, se vuole mantenere la città, dovrà lavorare con noi”, ha dichiarato.
Infine, la questione di un’eventuale alleanza con Lfi si rivela cruciale anche per la sindaca uscente di Nantes, Johanna Rolland (Ps), che al primo turno è stata tallonata dal candidato di centro-destra in una delle roccaforti socialiste.
Ci sono però città in cui i candidati hanno deciso di correre da soli. A Lille, dove restano in gioco cinque candidati, il sindaco uscente socialista Arnaud Deslandes, arrivato con un margine ridotto, e la candidata di Lfi Lahouaria Addouche stanno cercando di convincere il terzo classificato al primo turno, l’ecologista Stéphane Baly, a unirsi alla loro coalizione.
A Marsiglia, il sindaco uscente di sinistra Benoît Payan ha scelto di presentarsi da solo al secondo turno, rifiutando ogni tentativo di “pompaggio di voti” e invitando “tutti ad assumersi le proprie responsabilità” di fronte alla minaccia del Rassemblement National, ormai “alle porte” della città. La mossa mette sotto pressione sia Lfi sia la destra.
Anche i candidati di destra si stanno organizzando, in particolare a Parigi, dove la corsa a sindaco resta incerta. Rachida Dati, fino a poco tempo fa ministra della Cultura, punta a strappare il potere alla sinistra e ha dichiarato di aver già ottenuto un sostegno fondamentale per il secondo turno. La sua ambizione è diventare la seconda donna sindaco consecutiva della capitale e portare Parigi a destra per la prima volta in 25 anni.
Il suo principale avversario è l’ex vicesindaco socialista Emmanuel Grégoire, che l’aveva battuta con un ampio margine al primo turno. Una nuova possibile alleanza tra i candidati di destra potrebbe ora metterli faccia a faccia nel secondo turno, rendendo la competizione ancora più serrata.
Emmanuel Grégoire ha ottenuto il 37,98 per cento dei voti, mentre Rachida Dati si è fermata al 25,46 per cento. Al primo turno si sono qualificati anche altri tre candidati, aprendo la strada a un improbabile spareggio a cinque previsto per domenica.
Al terzo posto si è piazzata Sophia Chikirou, candidata dell’estrema sinistra, con l’11,72 per cento, seguita da Pierre-Yves Bournazel (centro-destra) con l’11,34 per cento e da Sarah Knafo (estrema destra) con il 10,40 per cento.
Il campo di Dati ha subito chiarito che, seguendo la linea della campagna di Éric Zemmour, “non ci sarà alcuna alleanza con Sarah Knafo”.
La confusione a sinistra potrebbe però rendere il compito di Dati leggermente più agevole: Grégoire, infatti, ha rifiutato di allearsi con la candidata dell’Insoumise Sophia Chikirou, che resterà quindi in corsa senza fusioni.
Infine, Marine Tondelier, leader degli Ecologisti, ha criticato la strategia dei candidati Lfi, Sophia Chikirou e Sébastien Delogu, accusandoli di aver trasformato in nemici principali i candidati socialisti sostenuti dagli ecologisti durante la campagna.