Dallo scoppio del conflitto in Iran e negli Stati del Golfo, il prezzo di un litro di benzina ha superato la soglia dei due euro quasi ovunque in Francia
In Francia, tra gli automobilisti sta crescendo la rabbia per l'aumento prezzi del carburante, dovuto alla guerra in Medio Oriente e al conseguente blocco dello Stretto di Hormuz.
In molte stazioni di servizio, il prezzo di un litro di gasolio o di benzina senza piombo si avvicina o supera abbondantemente i due euro, che sta rendendo difficile la vita quotidiana di molte persone, sia dipendenti che imprenditori.
A Marsiglia c'è un diffuso malcontento per l'aumento dei prezzi. "Fa davvero male al mio portafoglio, soprattutto perché con quello che pago percorro a malapena cento chilometri. Quindi sì, è ormai una spesa considerevole. Ma non si ha scelta", spiega un automobilista.
La Francia si impegna a tracciare gli aumenti abusivi dei prezzi del carburante
Di fronte a un aumento medio di15-20 centesimi al litro (a volte di più sulle autostrade) in pochi giorni nelle stazioni di servizio, la Francia ha annunciato un piano d'azione l'8 marzo 2026.
Lunedì sono stati effettuati 500 controlli mirati in tutta la Francia con l'obiettivo dichiarato di rintracciare gli aumenti abusivi dei prezzi e garantire che l'industria petrolifera non approfitti della situazione e dei consumatori per migliorare i propri margini.
A seguito di questi controlli, il ministro del Commercio Serge Papin ha dichiarato martedì che circa il sei per cento delle stazioni di servizio controllate finora nell'ambito del piano del governo sarà sanzionato.
Molti leader politici, attualmente in campagna elettorale per le elezioni comunali, hanno anche chiesto al governo di congelare i prezzi o di ridurre le varie tasse che rappresentano quasi il 55 per cento del prezzo finale del carburante. Ma nonostante queste pressioni, la portavoce del governo e ministra dell'Energia Maud Bregeon ha giudicato queste misure "inconcepibili" per il bilancio dello Stato.
Il prezzo di petrolio si stabilizza martedì
A partire da domenica, i mercati petroliferi sono stati colpiti da un'estrema volatilità che ha portato a un'impennata dei prezzi alla pompa. Lunedì il Brent ha raggiunto improvvisamente i cento dollari al barile.
L'ascesa vertiginosa non si è fermata qui: nel panico alimentato dalle incertezze geopolitiche e dal bombardamento di un'enorme raffineria in Iran, i prezzi hanno brevemente toccato la vetta dei 118 dollari a barile, ai massimi dal giugno2022.
Martedì, all'apertura dei mercati asiatici, i prezzi del petrolio erano in forte ribasso, subito dopo l'annuncio del presidente statunitense Donald Trump che la guerra in Medio Oriente "finirà presto, e se ricomincerà, loro (l'Iran) saranno colpiti ancora più duramente". Questa presa di posizione ha rassicurato poco i mercati, con il prezzo che si è stabilizzato intorno ai 90 dollari al barile martedì.
Data la volatilità della situazione, è improbabile che i prezzi alla pompa scendano presto.