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Messico: chi ha paura di Amlo?

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Di Alberto De Filippis
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Messico: chi ha paura di Amlo?

La terza volta è stata quella buona. Andrés Manuel López Obrador ha sbaragliato tutti gli avversari nelle ultime elezioni presidenziali in Messico. Dopo due tentativi andati a male, favorito dai fallimentari risultati del suo predecessore, Enrique Peña Nieto, Amlo, questo il suo acronimo, ha vinto con scarti abissali promettendo la fine delle ingiustizie, della violenza e della corruzione. Ma potrà mantenere le promesse di campagna? Lo abbiamo chiesto a Tiziana Bertaccini, professoressa di storia dell'America Latina all'università di Torino.

Secondo me non può realizzare tutto quello che ha promesso. Si tratta ovviamente di promesse elettorali. Lui dice che riuscirà a non alzare le tasse semplicemente eliminando la corruzione. Un'impresa titanica. Non credo che riuscirà ad avere la copertura economica per tener fede alle sue promesse.

**Tiziana Bertaccini è stata anche osservatrice internazionale durante le consultazioni. Sono state elezioni regolari? L'Ine, authority per le elezioni, è una cosa seria in questo paese?
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Credo che il paese sia anche istituzionalmente diverso dal Venezuela. Se pensiamo alle istituzioni elettorali abbiamo visto che l'Ine ha dimostrato la sua indipendenza. Questo è un segno assolutamente positivo, al contrario dei timori che c'erano per i brogli elettorali, della compravendità di voti che probabilmente ci sarà stata come sempre, ma l'Ine si è dimostrata un'istituzione solida.

**Amlo è uomo di sinistra o rappresenta un rischio per il Messico? Era stato perfino accusato di essere vicino al Venezuela di Chavez e Maduro.
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In teoria non so nemmeno se si possa definire di sinistra. Forse lui si definisce di sinistra, ma ricordiamoci che si è comunque alleato con il Pes, che è un partito fondamentalmente conservatore. Anche se linea sembra quelle dai partiti progressisti di America Latina. Anche a livello economico lui torna a guardare diciamo, verso l'interno. I rischi per me sono più contenuti in quanto è cambiato il contesto latinoamericano. L'asse panlatino, che c'era con Chavez fino a qualche anno fa ora non c'è più. Dal 2015 con il cambio di ciclo politico, l'elezione di Macri in Argentina, quello che è successo in Brasile l'America latina sta andando verso il centrodestra. Il Messico in questo caso è in controtendenza.

**Il neopresidente potrà mettere un freno alla guerra dei cartelli del narcotraffico che hanno fatto migliaia di morti nel paese?
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La fine della guerra dei cartelli di Amlo è la sfida di tutti ovviamente. Non è solo la guerra di Amlo, ma la sfida di chiunque fosse arrivato al potere. Non vedo quali strumenti diversi abbia Amlo nelle sue mani di fronte a un problema che orai pervade davvero tutto il paese. Dalle istituzioni, alla polizia. Credo che bisognerà aspettare per vedere quali misure riuscirà a mettere in atto. Credo che anche lui dovrà scendere a patti, come tutti quelli che arrivano al governo. Perché una cosa è la campagna elettorale, un'altra quella di dimostrare di saper fare le mediazioni del caso. Anche con gli Stati Uniti dovrà trovare una forma di convivenza. È sempre stato così e continuerà ad esserlo.