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La Libia crea la sua zona SAR e notifica l'IMO (con il sostegno UE)

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La Libia crea la sua zona SAR e notifica l'IMO (con il sostegno UE)

La Libia crea la sua zona SAR e notifica l'IMO (con il sostegno UE)
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Migranti fanno ritorno in Libia trasportando un cadavere in un sacco. Siamo a Tajoura, a est di Tripoli. 20 giugno 2018. REUTERS/Hani Amara
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La Libia, col supporto dell'Unione Europea, ha ufficialmente preso possesso di una grande area di mare antistante le proprie coste - da dove partono i migranti diretti verso l'Europa - per le operazioni di ricerca e salvataggio (SAR, acronimo inglese “search and rescue”). Una mossa che, secondo i critici, impedirebbe a chi cerca protezione umanitaria e asilo di raggiungere un posto sicuro.

Il governo libico ha nuovamente inviato richiesta di certificazione SAR all'IMO, la authority marittima dell'ONU, dopo il ritiro della pratica avanzata un anno fa.

Tutti gli stati costieri del Mediterraneo sono tenuti, alla luce della Convenzione di Amburgo, a mantenere un servizio di SAR, e le SAR dei vari stati devono coordinarsi tra di loro. Prima di questo passo, la Libia, pur avendo ratificato la convenzione di Amburgo, non aveva dichiarato quale fosse la sua specifica area di responsabilità SAR e la competenza per il salvataggio dei migranti in mare, di fatto, spettava all'Italia.

Da ciò discende che le navi di salvataggio impegnate nelle acque in prossimità della Libia, dove avvengono la maggior parte dei salvataggi, dovranno fare ritorno sulla costa dalla quale sono salpate.

UE sotto pressione

La UE ha affrontato un coro di critiche e pressioni crescenti - specialmente da parte di Italia e Ungheria - per prendere delle misure efficaci per regolamentare il fenomeno migratorio, arginando lo spostamento dei richiedenti asilo da uno stato all'altro.

Settimana scorsa al summit di Bruxelles è stato raggiunto un accordo provvisorio e controverso, e permangono dubbi sulla sua effettiva implementazione. In quei giorni, ma in maniera separata, la Libia ha completato le procedure per l'implementazione della SAR, con tanto di congratulazioni dell'ambasciatore italiano a Tripoli.

Le NGO che lavorano per salvare i migranti hanno dichiarato a euronews che non esiste trasparenza sulla gestione politica libica e che non si può sorvolare sulla tutela dei diritti umani dei migranti.

"Non c'è strada verso la salvezza"

Nel 2016, la Guardia Costiera italiana ha ricevuto richiesta da parte della Commissione Europea di aiutare le autorità libiche a identificare e dichiarare la propria zona SAR.

Nella nuova area, che non ha connessione con i confini marittimi, è la Libia ad essere responsabile per rispondere alle richieste di soccorso e coordinare gli sforzi di salvataggio, oltre a assicurarsi che i migranti possano raggiungere un porto sicuro.

SOS Méditerranée dice di non essere sicura che tutto questo possa essere fatto "in maniera sicura e legale". La loro nave, l'Aquarius, è stato al centro del dibattito europeo dopo aver ricevuto il "NO" da parte dell'Italia e di altri paesi europei al suo attracco in porto. Centinaia di migranti sono sbarcati infine a Valencia.

"In Libia non c'è nessun porto sicuro", ha detto l'addetta stampa della Ong, Laura Garel, aggiungendo che la cosa va contro il diritto internazionale.

"Se le navi di salvataggio ricevono dal Centro Coordinamento Libico l'ordine di tornare indietro in Libia, questo sarebbe contrario alle convenzioni marittime. La legge e le politiche adottate sono in contraddizione", spiega. "Queste persone ritornerebbero ad un luogo di sofferenza e violenza. Una volta identificate, sarebbero detenute".

"Per noi in questo momento la Libia non è un porto sicuro di sbarco", ha affermato in conferenza stampa il rappresentante per il sud Europa dell'agenzia Onu Unhcr, Felipe Camargo.

Sea Watch, Ong tedesca, è d'accordo.

"C'è grande preoccupazione per la cosiddetta zona di ricerca e salvataggio libica", ha detto il portavoce Ruben Neugebauer a euronews.

"Se si guardano agli asset che la guardia costiera libica sta utilizzando, è molto chiaro che la priorità non è quella salvare vite umane. Non ho visto un solo giubbotto di salvataggio", ha continuato. "Non si tratta di salvare vite umane. Si tratta solo di riportare la gente in Libia, un paese dilaniato dalla guerra dove i rifugiati subiscono detenzioni illegali, torture e persino la morte".

I tentativi di contattare le autorità libiche per telefono e per posta elettronica questa settimana non hanno avuto esito. "Questi centri non sono hotel di lusso e possono contenere solo un certo numero di migranti", aveva detto il capitano della Guardia Costiera libica Abu Ajila Abdelbari alla nostra emittente.

Guardia Costiera libica a Euronews: "pochi mezzi ma abbiamo fiducia nelle promesse di Salvini"

Migranti intercettati dalla guardia costiera libica. 18 giugno, REUTERS/Ismail Zitouny/File Photo

Segretezza?

Le due principali realtà di soccorso per migranti hanno detto di aver scoperto dei cambiamenti nella zona SAR per caso.

"Non siamo stati informati da nessuno degli attori", ha dichiarato Neugebauer.

Garel riferisce che mentre non c'era nessun obbligo per la Libia di annunciare la cosa pubblicamente, è stato "sorprendente" non averlo fatto.

"Non è una decisione da poco... È importante per chi salva le vite umane in mare".

Le ONG credono che la nuova zona servirà ad impedire ai migranti di raggiungere l'Europa in totale accordo con il crescente dibattito che si sta sviluppando nel continente sulla questione.

"La guardia costiera libica è pagata dall'Unione Europea per fare il lavoro sporco per loro: la UE sa che finirebbe in tribunale se un'autorità europea emettesse tali ordini", ha detto Neugebauer.

Salvare vite umane

Tuttavia, mentre le ONG esprimono preoccupazione, la Commissione europea difende il proprio ruolo nella nuova zona SAR, che, a suo avviso, è stata istituita per aiutare i migranti.

"Salvare vite umane e combattere le reti di trafficanti e criminali sono le principali priorità del nostro lavoro e di quello delle operazioni della UE nel Mediterraneo centrale", ha dichiarato la Commissione a euronews.

"Lo sviluppo della capacità delle autorità libiche di condurre operazioni di ricerca e salvataggio e di gestire la loro zona SAR in modo efficace e in linea con le norme riconosciute a livello internazionale è un elemento fondamentale del sostegno dell'UE alla Libia nel settore della migrazione", ha affermato il commissario.

La Commissione sostiene che, mentre le ONG hanno svolto un ruolo "encomiabile" nel salvataggio dei migranti, "nessun attore nel Mediterraneo dovrebbe cercare di perpetuare un modello commerciale utilizzato da trafficanti e contrabbandieri per sfruttare la miseria umana".

"Non in linea con il diritto internazionale"

SOS Méditerranée e Sea Watch hanno affermato che l'aumento del numero di migranti morti è un indizio di ciò che avverrà nella neonata zona SAR libica

"Da quando questa zona di ricerca e salvataggio è stata notificata, abbiamo avuto un enorme aumento del numero di morti", ha dichiarato Neugebauer. "La guardia costiera libica non sta effettuando operazioni di salvataggio in linea con il diritto internazionale perché sta riportando le persone in Libia".

Le navi Sea Watch sono attualmente bloccate sulla terraferma a Malta, dopo che è stato loro negato il permesso di operare nell'area di ricerca e salvataggio e di lasciare il porto maltese.

Nel frattempo, l'Aquarius è ormeggiato nella città francese di Marsiglia, mentre SOS Méditerranée "riflette" su ciò che sta accadendo con la Libia.

"Vogliamo sicuramente continuare il nostro lavoro per salvare vite umane. Non appena possibile torneremo in mare", conclude Garel.