Crisi migratoria: stabilizzare politicamente la Libia. Passo in avanti che manca

 Crisi migratoria: stabilizzare politicamente la Libia. Passo in avanti che manca
Di Cecilia Cacciotto
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L'instabilità politica resta un nodo fondamentale da sciogliere anche per la crisi migratoria, l'aiuto umanitario può poco di fronte a un quadro politico e istituzionale incerto e frammentato

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I centri di detenzione libici un nervo scoperto della crisi migratoria.

Ventinove quelli ufficiali, sconosciuto il numero degli altri, quelli illegali, l'inferno secondo chi li ha potuti visitare.

Dal 2009, il Cir, il Consiglio italiano rifugiati, un'ala del Unhcr, è presente in Libia e lavora alla protezione e al miglioramento delle condizioni di vita dei richiedenti asilo.

Al telefono con noi, il direttore Mario Morcone, che ci spiega come Cir fornisce assistenza e protezione ai richiedenti asilo e rifugiati sia nel territorio che all’interno dei centri di detenzione; il Cir aiuta l'Unhcr a identificare i soggetti più vulnerabili per l’inserimento nel programma dei corridoi umanitari; e fornisce beni di prima necessità per i centri di detenzione.

Il problema in Libia è anche l'impossibilità di avere un interlocutore politico pienamente legittimato nel ruolo in loco, cosa che rende le missioni umanitarie e politiche più difficili.

Viceministro degli Esteri, nel governo Gentiloni, Mario Giro si è occupato di profughi, stanziando 6 milioni di euro per le Ong italiane che lavorano in Libia. L'instabilità politica resta per lui il principale ostacolo da superare.

L'Italia, visti anche i suoi trascorsi con la Libia, dovrebbe preoccuparsi del problema politico libico, convocando quanto prima una conferenza con gli attori principali a Roma.

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