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Le verità di Cesare

Le verità di Cesare
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“Non stavo fuggendo”, difende il suo alibi Cesare Battisti, il terrorista italiano condannato in contumacia e da anni inseguito da una condanna a quattro ergastoli per altrettanti omicidi compiuti in Italia. Arrestato nella città di Corumba mentre stava cercando di raggiungere la Bolivia. Sprezzante come sempre l’ex leader dei Pac, i proletari armati per il comunismo, cambia le carte in tavola e racconta la sua verità: “Non volevo fuggire, potevo lasciare il paese perché io non ho un asilo politico ma un visto permanente di residenza. Sono un immigrante e ho il diritto di restare in Brasile senza restrizioni”.

Affermazioni non vere a riesaminare il suo caso. Battisti era fuggito in Brasile dallla Francia e l’ex presidente Lula gli aveva accordato asilo, rifiutando le richieste di estradizione italiane. L’opinione pubblica brasiliana però non è d’accordo e anche il vento politico in Brasile è cambiato, con il presidente Temer sembra, ormmai favorevole all’estradizione.

Continua Battisti “Perché avrei dovuto fuggire se questo è un paese che mi protegge? Non conosco il presidente boliviano Evo Morales, non conosco nessuno laggiù. Qui sono protetto da un decreto del presidente Lula e dopo 5 anni questo non può essere revocato. I miei reati sono prescritti”.

Peccato per Battisti che per l’omicidio non ci sia prescrizione e che anche i decreti presidenziali possano essere revocati. Per ora lui si fa ancora beffa della legge italiana protetto da un paese, il Brasile, che comincia però a interrogarsi.

Nota: l’omicidio non cade in prescrizione se la pena prevista è l’ergastolo