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L'istruzione nelle zone di conflitto

L'istruzione nelle zone di conflitto
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Nelle zone di conflitto l’istruzione, come in generale la vita quotidiana, è esposta a molti pericoli. Nel mondo decine di milioni di giovani non vanno a scuola o la frequentano poco, a causa della guerra. Ma c‘è chi pur di studiare mette a rischio la propria vita. E’ il tema di questa puntata di Learning World.

Afghanistan: restare neutrali per poter studiare

La provincia di Logar, un’ora di macchina da Kabul, è una zona grigia, non controllata né dalle forze afghane e straniere, né dai taleban.

Il liceo di Pul-e-Alam, il capoluogo della provincia, è frequentato ogni giorno da 2700 studenti, tra cui Jawad. Ha vent’anni e vuole diventare medico o ingegnere. Abdul Hanan, il preside della scuola, insegna da trent’anni. Il suo unico credo è offrire sicurezza e un’istruzione a qeusti ragazzi che vanno a scuola tra mille rischi e raccontano come, per evitare guai, sia meglio non schierarsi.

Lo scorso anno oltre 3 quarti delle scuole del sud dell’Afghanistan sono state chiuse.

“Rewrite the future” di Save the Children

Dal 2005 il progetto “Rewrite the Future” di Save the Children si è occupato dell’istruzione di 10,6 milioni di bambini coinvolti nei conflitti e nelle situazioni di emergenza. Ce ne parla la direttrice della campagna, Tove Wang.

“Oggi 28 milioni di bambini nelle zone di conflitto non vanno a scuola”, dice Wang. “Credo sia un’ingiustizia sotto vari aspetti: innanzitutto sperimentano la violenza e sono esposti a traumi, poi non hanno accesso alle cure sanitarie e non possono andare a scuola”.

“Quindi è importante garantire un’istruzione anche durante i conflitti. E se si riesce a garantirla si proteggono i bambini dalla violenza e dagli abusi sessuali. Save the children negli ultimi cinque anni ha operato in venti Paesi in conflitto”.

Promuovere il diritto allo studio a Medellin

Un conflitto armato, spostamenti forzati, povertà e scontri tra bande rivali di narcotrafficanti: tutto questo rende arduo andare a scuola in alcuni quartieri di Medellin, in Colombia.

Dal 2008 il progetto “Crezcamos con derechos”, cresciamo con i diritti, sostenuto tra gli altri dall’Unione Europea e da Save the children, punta a ridurre i rischi a cui sono esposti i ragazzi tra i 7 e i 18 anni. Possono frequentare atelier di fotografia e di arte, danza, il teatro e espressione del corpo. Dall’avvio del programma nel 2008 su 750 studenti il 70 per cento continua a frequentare la scuola o ha preso il diploma.