Domenica gli armeni decideranno il loro futuro sullo sfondo dello scontro tra Russia e Occidente: UE e USA appoggiano la prudente apertura filo-occidentale del premier Pashinyan, mentre Mosca aumenta le pressioni economiche e politiche su Erevan
Gli armeni si preparano a recarsi alle urne domenica per un voto decisivo che plasmerà il futuro del Paese del Caucaso meridionale e dell'intera regione.
La Russia avverte Erevan del rischio di uno "scenario ucraino" mentre UE e Stati Uniti si schierano a sostegno della cauta svolta filo-occidentale del primo ministro Nikol Pashinyan, dopo lo storico accordo di pace raggiunto con l'Azerbaigian.
Gli elettori devono scegliere tra Pashinyan e il suo partito centrista, Contratto Civile, e una frammentata opposizione filo-russa, apertamente sostenuta dal Cremlino.
L'oligarca russo-armeno Samvel Karapetyan – candidato nonostante sia agli arresti domiciliari – guida come figura di spicco il partito Armenia Forte affiancato dall'ex presidente Robert Kocharyan, che ha condotto a sua volta una campagna apertamente filo-moscovita.
Un sondaggio Breavis, pubblicato a pochi giorni dal voto, prevede che gli armeni assegneranno a Pashinyan un mandato netto, con oltre il 60% degli elettori che hanno già deciso.
Un risultato che consoliderebbe il riallineamento strategico del Paese del Caucaso meridionale su una traiettoria filo-occidentale, mettendolo su una rotta di collisione con il Cremlino e blindando lo storico accordo di pace con l'Azerbaigian sul Karabakh.
Il sondaggio indica che nessun partito di opposizione dovrebbe superare il 12%.
Alla vigilia del voto, sabato, il Comitato investigativo armeno ha arrestato sei candidati del partito di opposizione Armenia Forte, dopo che la Commissione elettorale centrale aveva autorizzato azioni giudiziarie in seguito ad accuse di riciclaggio di denaro e compravendita di voti.
Sempre sabato i media hanno segnalato un forte aumento di cittadini armeni in arrivo a Erevan dalla Russia per votare. Il fenomeno si inserisce sullo sfondo delle accuse, da parte della stampa e della società civile armene, di vaste campagne di disinformazione russe e di azioni per influenzare il voto, accuse respinte da Mosca.
Nelle fasi finali di una campagna elettorale ad alta tensione, sia l'Unione europea sia gli Stati Uniti hanno dato un sostegno esplicito a Pashinyan. Il premier ha avviato con prudenza ma con decisione una direzione filo-occidentale della politica estera armena dopo l'accordo di pace con l'Azerbaigian, mettendo così un Paese di circa 3 milioni di abitanti su una rotta di collisione con la Russia.
La Commissione europea ha dichiarato di essere "fermamente al fianco" di Pashinyan, annunciando un pacchetto di misure di sostegno economico per attenuare le crescenti sanzioni russe contro Erevan legate alla sua svolta filo-occidentale e filo-UE.
In una dichiarazione diffusa giovedì, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accusato Mosca di aver "trasformato le relazioni economiche in un'arma di pressione politica", inasprendo le restrizioni all'export sui prodotti armeni.
"Conosciamo fin troppo bene questo copione. Per questo l'Europa è saldamente al fianco dell'Armenia", ha aggiunto von der Leyen.
Il presidente statunitense Donald Trump ha invitato gli armeni a un "Make Armenia Great Again", annunciando il suo "pieno e totale sostegno" alla rielezione di Pashinyan.
"Nikol (Pashinyan) condivide pienamente la mia visione di pace e prosperità per l'Armenia e per l'intera regione del Caucaso meridionale", ha affermato Trump. È la prima volta che un presidente americano appoggia apertamente un candidato in un Paese considerato nell'orbita regionale della Russia.
Trump ha definito Pashinyan "un grande amico e leader", aggiungendo che sta "rendendo il suo Paese forte, prospero e molto sicuro".
Un riferimento alla firma, lo scorso anno alla Casa Bianca, dello storico accordo di pace tra il premier armeno e il presidente azero Ilham Aliyev, che ha aperto la strada a consistenti investimenti statunitensi nel Paese.
Pashinyan ha condotto una campagna elettorale dai toni accesi, ripetendo agli armeni che è in gioco il loro futuro e affrontando apertamente critici e opposizione. Questi lo accusano di aver abbandonato il Karabakh e quindi di aver tradito il Paese.
Il premier insiste invece sul messaggio chiave di aver chiuso il capitolo con l'Azerbaigian per costruire un futuro pacifico e prospero per l'intera regione del Caucaso meridionale.
Pashinyan ha ribadito che "abbandonare il Karabakh è stato il mio più grande servizio all'Armenia", perché "eravamo finiti in una trappola e, se avessimo continuato su quella strada, avremmo perso l'Armenia e la stessa esistenza dello Stato armeno".
Secondo il premier è arrivato il momento per l'Armenia di guardare al futuro. "Non abbiamo il diritto di trasmettere questa ferita sanguinante di generazione in generazione, dobbiamo consegnare la pace ai nostri figli", ha dichiarato, aggiungendo che "oggi siamo più indipendenti, più prosperi e più Stato che mai".
Ma mentre Mosca imponeva una serie di restrizioni economiche alle principali importazioni armene e minacciava Erevan con tagli alle vitali forniture di petrolio e gas, nell'ultima settimana di campagna Pashinyan ha mosso passi prudenti per stemperare le tensioni con la Russia. Ha ribadito la volontà di una politica estera multipolare, con gli interessi dell'Armenia al centro.
Giovedì il premier ha reso noto di avere concordato con il presidente russo Vladimir Putin una visita a Mosca per "incontrarci e risolvere tutte le questioni aperte", precisando che "non ci lasceremo trascinare in una guerra di parole con la Russia, difenderemo con calma le posizioni dell'Armenia".
"Non agiremo contro gli interessi della Russia, ma non agiremo neppure contro i nostri", ha aggiunto Pashinyan durante un comizio.
Pochi giorni prima aveva però precisato che, al momento, l'ipotesi di una domanda di adesione dell'Armenia all'UE è "teorica". Erevan, ha assicurato, "continuerà a lavorare con calma e costanza, senza polemiche, all'interno dell'Unione economica eurasiatica, e sono convinto che abbiamo ancora margini in questa direzione, che utilizzeremo nel prossimo futuro".
Il premier armeno ha aggiunto che "le relazioni con la Russia sono in una fase di trasformazione", ma ha definito questo processo "positivo" e ha insistito sul fatto che i rapporti con Mosca restano "aperti e sinceri, senza angoli bui".
I seggi si sono aperti alle 8:00 ora locale (le 6:00 CET) per i 2,4 milioni di armeni aventi diritto al voto. I primi risultati sono attesi già tra la sera di domenica e la mattina di lunedì.