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Putin avverte l’Armenia: “Con l’UE rischiate di perdere tutto”

Il presidente russo Vladimir Putin parla con il vicepremier russo Alexei Overchuk durante il vertice dell’Unione economica eurasiatica ad Astana, 29 maggio 2026
Il presidente russo Vladimir Putin parla con il vice primo ministro Alexei Overchuk durante il vertice dell'Unione economica eurasiatica ad Astana, il 29 maggio 2026 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Peter Barabas & Aleksandar Brezar
Pubblicato il
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I leader dell’Unione economica eurasiatica (UEE) si sono riuniti ad Astana e hanno sollecitato Erevan a scegliere tra il blocco guidato dalla Russia e l’UE, mentre il voto armeno del 7 giugno appare decisivo per gli equilibri geopolitici nel Caucaso meridionale

L’Armenia si trova al centro di una crescente tensione geopolitica tra Russia e Occidente a pochi giorni dalle decisive elezioni del 7 giugno. Durante il vertice dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) tenutosi ad Astana, i leader di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan hanno lanciato un duro avvertimento a Yerevan, sostenendo che un eventuale percorso di adesione all’Unione europea rappresenterebbe un serio rischio per la sicurezza economica dell’intero blocco eurasiatico.

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La dichiarazione congiunta diffusa al termine dell’incontro segna un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra Mosca e il governo del primo ministro Nikol Pashinyan, che negli ultimi anni ha progressivamente rafforzato i legami con l’Occidente senza però formalizzare l’uscita dell’Armenia dall’UEE.

L’ultimatum dell’Unione Eurasiatica

I leader del blocco guidato dalla Russia hanno invitato l’Armenia a organizzare al più presto un referendum nazionale che consenta ai cittadini di scegliere chiaramente tra il mantenimento dell’integrazione eurasiatica e il percorso verso l’adesione all’Unione europea. Contestualmente, l’UEE ha annunciato l’avvio di una revisione formale della partecipazione armena all’organizzazione, un processo che potrebbe portare alla sospensione del Paese entro la fine dell’anno.

Secondo i rappresentanti dell’alleanza, la coesistenza tra gli standard normativi e commerciali dell’UE e quelli dell’UEE sarebbe incompatibile. Una posizione che il presidente russo Vladimir Putin sostiene da tempo e che è stata ribadita con forza durante il vertice di Astana.

Putin: “Impossibile appartenere a entrambi i blocchi”

Nel corso degli ultimi mesi Putin ha più volte affermato che l’Armenia dovrà inevitabilmente scegliere tra Bruxelles e Mosca. Anche venerdì il presidente russo ha rilanciato l’idea di un referendum, sostenendo che sarebbe logico chiedere direttamente ai cittadini armeni quale direzione intendano intraprendere.

Il leader del Cremlino ha inoltre richiamato il precedente dell’Ucraina, affermando che la crisi che ha coinvolto Kiev sarebbe iniziata proprio con il tentativo di avvicinarsi all’Unione Europea. Un paragone destinato ad alimentare ulteriori polemiche, soprattutto alla luce delle accuse rivolte a Mosca di voler influenzare il dibattito politico armeno in vista del voto.

Putin ha inoltre avvertito che, in caso di ulteriore avvicinamento all’UE, la Russia potrebbe ritirare le proprie attività economiche dal Paese. Un messaggio che sottolinea il peso della dipendenza armena dalle relazioni commerciali ed energetiche con Mosca.

Yerevan difende la doppia strategia

Al vertice dell’UEE l’Armenia era rappresentata dal vice primo ministro Mher Grigoryan, mentre Pashinyan era impegnato nella campagna elettorale. Nel suo intervento, Grigoryan ha ribadito che Yerevan continua a considerare importante la partecipazione all’Unione Economica Eurasiatica e che intende proseguire una cooperazione basata sul rispetto reciproco e sugli interessi nazionali di tutti i membri.

La posizione ufficiale del governo armeno resta quella di mantenere relazioni costruttive con il blocco guidato da Mosca senza rinunciare al percorso di avvicinamento all’Europa. Una strategia di equilibrio che tuttavia incontra crescenti resistenze sia a Mosca sia tra gli stessi partner dell’UEE.

Pressioni economiche e restrizioni commerciali

Mentre la campagna elettorale entra nella fase decisiva, la Russia ha aumentato la pressione economica su Yerevan. Le autorità russe hanno annunciato nuove restrizioni temporanee alle importazioni di alcuni prodotti agricoli armeni, tra cui diverse varietà di frutta e verdura.

La misura si aggiunge ai recenti limiti imposti all’esportazione di acqua minerale, vino e brandy armeni verso il mercato russo. Secondo molti osservatori, queste decisioni rappresentano un chiaro segnale politico indirizzato al governo di Pashinyan, che negli ultimi anni ha rafforzato la cooperazione con Stati Uniti e Unione Europea.

Parallelamente, Mosca continua a evocare la possibilità di rivedere le forniture agevolate di gas e petrolio, considerate fondamentali per l’economia armena e per la stabilità dei prezzi energetici nel Paese.

Il sostegno degli Stati Uniti a Pashinyan

Le tensioni con la Russia si sono intensificate ulteriormente dopo il sostegno pubblico espresso dal presidente statunitense Donald Trump alla rielezione di Nikol Pashinyan. Trump ha definito il premier armeno un “grande amico e leader”, lodandone il ruolo nel rafforzamento della sicurezza e della prosperità del Paese.

L’endorsement è arrivato pochi giorni dopo la visita a Yerevan del segretario di Stato Marco Rubio, che ha firmato con il governo armeno una serie di accordi strategici riguardanti cooperazione economica, minerali critici e infrastrutture di trasporto.

Particolare attenzione è stata dedicata al progetto TRIPP, il corridoio internazionale che dovrebbe collegare l’Azerbaigian con l’exclave di Nakhchivan attraverso il territorio armeno. Secondo Washington, l’iniziativa potrebbe trasformare il Caucaso meridionale e favorire nuove rotte energetiche tra Asia centrale e mercati occidentali.

Un voto che può ridefinire gli equilibri del Caucaso

Le elezioni del 7 giugno assumono così una valenza che va ben oltre i confini nazionali. Da una parte vi è la prospettiva di una maggiore integrazione con Europa e Stati Uniti, sostenuta dal governo di Pashinyan; dall’altra permane il forte legame economico, energetico e storico con la Russia, che considera l’Armenia un alleato strategico nella regione.

Il risultato delle urne potrebbe influenzare non solo il futuro politico del Paese, ma anche gli equilibri geopolitici dell’intero Caucaso meridionale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se Yerevan riuscirà a mantenere il delicato equilibrio tra Est e Ovest o se sarà costretta a compiere una scelta destinata a ridefinire il suo ruolo internazionale.

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