Con gli ultimi sondaggi che lo danno verso un trionfo domenica, il premier Nikol Pashinyan ha detto agli armeni – e alla Russia – di volere una politica estera equilibrata ma sovrana, mentre Mosca aumenta la pressione con nuove sanzioni prima del voto cruciale
A pochi giorni dalle elezioni che potrebbero segnare una svolta storica per l'Armenia, il primo ministro Nikol Pashinyan si trova a gestire un delicato equilibrio tra l'avvicinamento all'Occidente e la necessità di mantenere rapporti stabili con la Russia, tradizionale alleato del Paese nel Caucaso meridionale.
Secondo gli ultimi sondaggi, Pashinyan appare favorito per la vittoria alle urne, ma la campagna elettorale è stata accompagnata da crescenti pressioni politiche ed economiche provenienti da Mosca. Al centro del dibattito vi è il futuro orientamento geopolitico dell'Armenia e la possibilità, sempre più discussa, di un'integrazione più stretta con l'Unione Europea.
Nei giorni scorsi il premier armeno ha risposto alle richieste provenienti dall'Unione economica eurasiatica (EAEU), il blocco economico guidato dalla Russia, che ha sollecitato un referendum per chiarire la posizione del Paese tra Bruxelles e l'organizzazione eurasiatica. Pashinyan ha però escluso che esistano oggi le condizioni per una consultazione popolare di questo tipo.
Secondo il capo del governo, l'adesione all'Unione europea resta per il momento un'ipotesi teorica. Erevan non ha infatti presentato alcuna domanda ufficiale di adesione né si trova vicino all'ottenimento dello status di Paese candidato. Per questo motivo, ha spiegato, sottoporre la questione a referendum sarebbe prematuro e poco giustificabile.
Pur mantenendo aperta la prospettiva europea, il premier ha ribadito che l'Armenia continuerà a collaborare con l'Unione economica eurasiatica fino a quando una scelta definitiva tra i due percorsi non diventerà inevitabile. Quando quel momento arriverà, ha precisato, sarà il popolo armeno a decidere attraverso una consultazione referendaria.
Nel tentativo di ridurre le tensioni con Mosca, Pashinyan ha definito la fase attuale delle relazioni con la Russia come un processo di trasformazione positivo, sottolineando che i rapporti tra i due Paesi rimangono aperti e trasparenti. Tuttavia, il premier non ha nascosto la volontà di proseguire lungo la strada della normalizzazione dei rapporti con la Turchia e con l'Azerbaigian, due dossier particolarmente sensibili per la politica estera armena.
Per Pashinyan, il dialogo con Ankara e Baku rappresenta una necessità strategica più che una scelta politica. Secondo il leader armeno, l'assenza di relazioni con la Turchia genera squilibri che aumentano i rischi di instabilità regionale, rendendo indispensabile il percorso di riavvicinamento.
Le dichiarazioni arrivano mentre l'opposizione filorussa continua a criticare la linea del governo, accusandolo di allontanare l'Armenia dall'orbita storica di Mosca e di mettere a rischio gli interessi strategici del Paese.
Nel frattempo, il Cremlino alterna segnali di apertura e misure di pressione. Domenica il presidente russo Vladimir Putin ha inviato una lettera di auguri a Pashinyan in occasione del suo compleanno, ribadendo l'interesse di Mosca a sviluppare ulteriormente le tradizionali relazioni amichevoli tra i due Paesi.
Parallelamente, però, la Russia ha intensificato la pressione economica sull'Armenia. Da lunedì è entrato in vigore il divieto di importazione di gran parte dei prodotti ittici armeni, che si aggiunge alle precedenti restrizioni su frutta, verdura, vino, brandy e sull'acqua minerale Jermuk. Mosca ha inoltre ventilato la possibilità di limitare le forniture energetiche di petrolio e gas, fondamentali per l'economia armena.
Di fronte a queste misure, il governo di Erevan ha promesso sostegni economici e compensazioni agli agricoltori e ai produttori colpiti dagli embarghi russi, cercando di contenere l'impatto delle restrizioni sul settore agroalimentare nazionale.
Il voto di domenica potrebbe quindi rappresentare molto più di una semplice consultazione elettorale. Dall'esito delle urne dipenderà infatti la capacità dell'Armenia di proseguire il proprio percorso di apertura verso l'Europa senza compromettere i rapporti con la Russia, in un contesto regionale sempre più complesso e segnato da profondi cambiamenti geopolitici.