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L'Italia è pronta a "riprendere la produzione nucleare", dice Meloni in Senato

Giorgia Meloni in aula in Senato durante il Premier time
Giorgia Meloni in aula in Senato durante il Premier time Diritti d'autore  Screenshot diretta video di Governo.it
Diritti d'autore Screenshot diretta video di Governo.it
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La premier italiana ha annunciato il possibile ritorno del nucleare nel nostro Paese come una delle risposte alla crisi energetica in corso. Gli italiani hanno però respinto l'energia nucleare in due referendum, nel 1987 e nel 2011

C'è un "quadro internazionale particolarmente complesso in cui le tensioni geopolitiche incideranno, come già stanno facendo sulla crescita economica, e sul potere di acquisto della famiglie" in Italia, ha detto Giorgia Meloni mercoledì durante il Premier time al Senato.

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Tra le questioni aperte "c'è quella energetica su cui il governo ha lavorato sin dall'inizio", ha detto la premier italiana, che ha fatto subito un annuncio importante.

"Approfitto per dire che entro l'estate sarà approvata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia".

Le centrale nucleari italiane furono bloccate dopo la bocciatura al referendum del 1987, indetto dopo il disastro di Chernobyl, e la produzione di energia cessò pochi anni dopo. Gli italiani hanno ribadito il rifiuto del nucleare e delle norme che ne avrebbero permesso il ritorno, in una nuova consultazione nel 2011, seguito al nuovo incidente atomico nella centrale giapponese di Fukushima.

Meloni rivendica l'azione di governo per crescita economica e salari

In risposta prima all'interrogazione di Carlo Calenda (Azione) e poi a quella di Matteo Renzi (Italia Viva), Meloni ha rivendicato il lavoro dell'esecutivo "in questi tre anni e mezzo in cui abbiamo seguito tre priorità: rafforzare i salari, sostenere le imprese che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità" e la "visione economica" alla base dell'azione di governo.

La premier ha dunque richiamato, tra le principali misure economiche adottate, "riforma fiscale, riduzione delle aliquote Irpef, taglio del cuneo fiscale, tassazione degli aumenti contrattuali", oltre agli interventi su imprese e lavoro come "superammortamento e incentivi per il Mezzogiorno".

Sui salari "vanno aumentati rafforzando la contrattazione", ha proseguito Meloni, che aveva già parlato di salario "giusto", mettendo da parte il concetto di salario "minimo" portato avanti dalle opposizioni.

"Il tema dei salari è molto serio, raccontato con molti slogan e fake news: 'I salari hanno perso sette punti dal 2021': chi lo sostiene è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022 quando i salari hanno perso 8 punti e mezzo", ha risposto la premier.

I salari "hanno ripreso a crescere più dell'inflazione", ha dichiarato Meloni, ricordando gli "oltre 20 miliardi stanziati per il settore pubblico" e il rinnovo di diversi contratti di categoria, come quella degli insegnanti.

Questo consentirà di "disincentivare la precarietà" rispondendo alla critica sulla fuga dei giovani all'estero mossa da Giuseppe De Cristofaro (Sinistra Italiana). "Restare in Italia non deve essere atto di coraggio", ha detto Meloni ricordando "al 31 marzo 2026 la spesa certificata" del Pnrr "ammonta a 117 miliardi, pari al 76% del totale, cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari".

In particolare, la premier ha parlato di 55 miliardi di euro investiti nel Mezzogiorno, "che è un'opportunità, non un problema" e di "1,2 milioni di occupati stabili" registrati dall'inizio del suo mandato.

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