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Esclusiva: intesa sulle clausole chiave dell'accordo UE-USA

L'UE e gli Stati Uniti hanno concluso un accordo commerciale nel luglio 2025.
L'UE e gli Stati Uniti hanno concluso un accordo commerciale nel luglio 2025. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Peggy Corlin
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UE e Parlamento europeo trovano un accordo provvisorio sulle clausole di salvaguardia del patto commerciale con gli Stati Uniti, mentre restano tensioni su tariffe, coercizione economica e minacce di Trump

L’Unione europea prova a blindare il futuro accordo commerciale con gli Stati Uniti introducendo meccanismi che consentano di sospenderlo in caso di squilibri di mercato o pressioni politiche da parte di Washington.

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Secondo quanto riferito da fonti vicine ai negoziati, i legislatori europei hanno raggiunto un accordo provvisorio per permettere all’UE di reintrodurre dazi sui beni industriali statunitensi qualora un’impennata delle importazioni americane dovesse destabilizzare il mercato europeo.

Il compromesso arriva nel pieno di negoziati ad alta tensione tra Commissione europea, governi nazionali e Parlamento europeo sull’attuazione dell’intesa commerciale siglata la scorsa estate tra Donald Trump e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

L’accordo prevede l’azzeramento delle tariffe europee sui prodotti industriali statunitensi, mentre gli Stati Uniti manterrebbero dazi più elevati sui beni europei. Una condizione che molti eurodeputati considerano sbilanciata e potenzialmente dannosa per l’economia del blocco.

A rendere ancora più delicata la trattativa sono state le pressioni provenienti da Washington. L’amministrazione Trump avrebbe infatti minacciato di raddoppiare le tariffe sulle automobili europee se il Parlamento europeo non approverà rapidamente l’intesa entro il 4 luglio.

Per questo motivo, gli eurodeputati hanno chiesto garanzie più stringenti prima di dare il via libera definitivo. Tra queste figura una clausola di salvaguardia che consentirebbe all’UE di sospendere o limitare l’accordo nel caso in cui l’afflusso di merci statunitensi provochi gravi perturbazioni al mercato interno europeo.

Parallelamente, i negoziatori avrebbero trovato un’intesa di principio anche su una cosiddetta “clausola di decadenza”, che farebbe terminare automaticamente l’accordo se non venisse rinnovato entro una determinata data. Il Parlamento europeo aveva inizialmente proposto una scadenza fissata a marzo 2028, ma il termine definitivo è ancora oggetto di confronto.

Restano invece forti divergenze sulla cosiddetta “clausola sunrise”, destinata a stabilire quando l’accordo entrerà effettivamente in vigore. Il Parlamento europeo vorrebbe subordinare l’avvio dell’intesa al rispetto da parte degli Stati Uniti del tetto tariffario del 15% concordato nei mesi scorsi. La Commissione europea, al contrario, punta a un’applicazione immediata dell’accordo.

La richiesta degli eurodeputati nasce dopo la sentenza con cui la Corte Suprema americana, a febbraio, ha giudicato illegittimi alcuni dazi introdotti dagli Stati Uniti nel 2025. In seguito alla decisione, Washington avrebbe imposto nuove tariffe sui prodotti europei che, secondo Bruxelles, superano ora il limite concordato e violano i termini dell’intesa.

Un altro nodo riguarda lo Strumento anti coercizione dell’UE, considerato uno degli strumenti più aggressivi a disposizione di Bruxelles per rispondere a pressioni economiche da parte di Paesi terzi. Il meccanismo potrebbe limitare l’accesso delle aziende statunitensi al mercato unico europeo attraverso restrizioni su licenze, investimenti e diritti di proprietà intellettuale.

La Commissione europea starebbe cercando di eliminare dal testo finale ogni riferimento a questo strumento, temendo un’ulteriore escalation nelle relazioni transatlantiche. Anche le disposizioni che permetterebbero di sospendere l’accordo in caso di minacce all’integrità territoriale dell’UE restano oggetto di scontro.

Queste clausole sono state inserite dagli eurodeputati dopo le dichiarazioni di Donald Trump sull’ipotesi di acquisizione statunitense della Groenlandia e le minacce rivolte ai Paesi europei contrari all’iniziativa.

L’obiettivo dei negoziatori europei è chiudere il testo entro giugno, così da consentire il voto finale del Parlamento europeo prima della scadenza del 4 luglio indicata dagli Stati Uniti.

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