Il Consiglio dei ministri si è espresso a favore del nuove decreto lavoro, pensato in vista del 1° maggio. Tra le misure più importanti gli incentivi per facilitare i contratti a tempo indeterminato, il bonus giovani e quello per le donne
Via libera del Consiglio dei ministri martedì al nuovo decreto lavoro, varato in vista del 1° maggio, che include una serie di misure tra cui il "salario giusto", incentivi all'occupazione e il contrasto al caporalato digitale.
Il pacchetto, che vale quasi 1 miliardo di euro, è stato salutato dalla premier italiana come "un tassello di una strategia più ampia per sostenere la creazione di occupazione stabile e di qualità. Oggi più di ieri l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro".
Giorgia Meloni, parlando in conferenza stampa dopo la riunione dell'esecutivo, ha promesso il decreto sul lavoro il dl lavoro è "un punto di partenza" di una sfida che si vince "solo ed esclusivamente se facciamo squadra, se lavoriamo tutti nella stessa direzione e se cerchiamo di dimostrare questa volontà con i fatti".
Calderone: incentivi per favorire assunzioni a tempo indeterminato
"Introduciamo un intervento e un incentivo per la stabilizzazione in chiave di trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. La misura riguarda i giovani che hanno meno di 35 anni e prevede esoneri contributivi per le aziende che assumono garantendo quello che il governo definisce salario giusto. Vogliamo dare stabilità e investire ancora una volta a sostegno invece del lavoro stabile", ha detto la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, nella conferenza a Palazzo Chigi.
Con “salario giusto” non si intende una paga minima fissata per legge, vale a dire il salario minimo che ha occupato per mesi il confronto con le opposizioni in passato, ma un trattamento economico complessivo adeguato secondo i contratti collettivi nazionali, firmati dalle organizzazioni più rappresentative, computando la copertura di ferie, malattia, permessi e altri diritti dei lavoratori.
Un’impresa può quindi accedere agli incentivi solo se paga i lavoratori almeno quanto previsto da questi contratti. Nei settori privi di contrattazione si prende come riferimento il contratto più vicino all’attività svolta. Il meccanismo è stato pensato per evitare che si utilizzino contratti con salari più bassi per ottenere vantaggi competitivi.
Cosa prevede il decreto lavoro, dal bonus donne al bonus giovani
Uno degli strumenti previsti dal decreto lavoro è il bonus donne 2.0, che prevede un’esenzione totale dai contributi previdenziali per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato donne senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno dodici mesi se rientrano in specifiche condizioni di svantaggio.
Lo sgravio dura fino a 24 mesi e arriva a un massimo di 650 euro al mese, ma sale a 800 euro se la lavoratrice risiede nelle regioni della Zes unica del Mezzogiorno, cioè aree che possono accedere ai fondi strutturali europei.
Un'altra misura riguarda il bonus giovani 2.0, che estende fino al 31 dicembre 2026 l’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato di under 35. Il datore di lavoro non paga i contributi per due anni, entro massimo 500 euro mensili. L’agevolazione è destinata a giovani disoccupati da almeno 24 mesi, oppure da dodici mesi se appartenenti a categorie svantaggiate, ma non si applica al lavoro domestico e all’apprendistato.
Tra le misure figura poi il bonus Zes 2.0, pensato per sostenere l’occupazione al Sud. In questo caso lo sgravio contributivo arriva fino a 650 euro al mese, per un massimo di 24 mesi, ma è riservato alle imprese con massimo dieci dipendenti che assumono a tempo indeterminato lavoratori con almeno 35 anni e disoccupati da almeno due anni.
Per ottenere gli incentivi l’assunzione deve contribuire a un aumento reale del numero di occupati in azienda e il datore di lavoro non deve aver effettuato licenziamenti nei mesi precedenti, pena la revoca del beneficio.
Un'importante novità del decreto è che introduce una riduzione dei contributi a carico delle imprese che adottano politiche certificate per le iniziative legate a maternità e paternità. L’esonero può arrivare fino all’un per cento dei contributi, con un limite massimo di 50 mila euro all’anno.
Adeguare i contratti collettivi all'inflazione, contratti per i rider
Dal punto di vista dei contratti collettivi, se un contratto scade e non viene rinnovato entro dodici mesi, le retribuzioni vengono adeguate in parte all’inflazione programmata, entro un tetto massimo stabilito.
Riguardo al lavoro tramite piattaforme digitali, in particolare ai rider, viene stabilito che l’accesso alle piattaforme debba avvenire tramite strumenti di identificazione sicuri, come Spid, carta d’identità elettronica o sistemi equivalenti. Ogni lavoratore può avere un solo profilo e non può cederlo ad altri e la violazione di questa regola comporta una sanzione amministrativa compresa tra 600 e 1.200 euro.
Le piattaforme non possono assegnare allo stesso lavoratore incarichi incompatibili dal punto di vista temporale e devono fornire informazioni chiare sul funzionamento degli algoritmi che determinano assegnazione delle attività, compensi e valutazioni. Il lavoratore ha diritto a comprendere queste decisioni e a chiedere un intervento umano per riesaminarle.
Un ulteriore elemento è l’estensione della copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro ai caregiver familiari. Il decreto riconosce una tutela finora assente per chi svolge attività di cura non retribuita.
Il decreto introduce anche misure contro il cosiddetto caporalato digitale, quelle forme di sfruttamento legate all’uso improprio degli account o all’intermediazione illecita della manodopera. Vengono individuati comportamenti specifici, come l’utilizzo sistematico di account intestati a terzi o trattenute abusive sui compensi, che possono essere sanzionati secondo le norme già previste per lo sfruttamento del lavoro.